Le ultime scoperte sulle complicanze da coronavirus nei bambini

Il commento del dott. Paolo Palma, responsabile dell’unità di ricerca in infezioni congenite e perinatali dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:08
covid-19

L’infezione da SARS-CoV2 è tipicamente molto lieve e spesso asintomatica nei bambini. Una complicazione è la rara sindrome infiammatoria multisistemica nei bambini (MIS-C) associata a COVID-19, che si presenta 4-6 settimane dopo l’infezione con febbre alta, diarrea persistente e marcatori di infiammazione fortemente elevati. La patogenesi non è chiara ma ha caratteristiche sovrapposte con la malattia di Kawasaki. Questo suggerisce una probabile eziologia autoimmune.

La MIS-C è rara ma di una certa gravità e a volte ha avuto esito fatale. Comprensibile dunque la preoccupazione di alcuni genitori che si chiedono come riconoscerla.

“Abbiamo riscontrato la MIS-C in una bassissima percentuale di bambini positivi al SARS-Cov2”. E’ quanto spiega a In Terris il dott. Paolo Palma, responsabile dell’unità di ricerca in infezioni congenite e perinatali dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma (Opbg) e di un importante studio appena pubblicato.

Lo studio

Lo studio “Cactus – Immunological studies in children affected by COVID and acute diseases” è stato messo a punto da medici e ricercatori del Bambino Gesù nel corso dell’emergenza sanitaria per cercare di capire la malattia da SARS-CoV-2 nel bambino. Alla ricerca hanno collaborato il Centro Covid di Palidoro, il gruppo di Pediatria Generale che negli ultimi anni si è dedicato allo studio della malattia di Kawasaki e quello di Immunologia clinica e Vaccinologia del Dipartimento Pediatrico Universitario Ospedaliero.

Sono stati coinvolti 101 bambini, di cui 13 con Covid che hanno sviluppato la forma multisistemica infiammatoria, 41 con Covid, 28 con patologia di Kawasaki insorta in epoca pre Covid e 19 sani.

“In genere, i bambini sono asintomatici o hanno sintomi molto blandi. Però nei soggetti presi in esame, la situazione si è complicata, tanto da portare in alcuni casi al decesso del piccolo paziente. E’ successo anche in Italia, ma soprattutto negli Stati Uniti, dove i decessi dovuti alla sindrome infiammatoria multisistemica sono stati un centinaio. E’ dunque comprensibile la preoccupazione dei genitori, ma non giustificata, perché la casistica dell’esito infausto è davvero minima. Ricordo che negli Usa, ad oggi, i contagi totali accertati (adulti e bambini) hanno superato i 6 milioni di casi…”

Questa patologia è grave e complessa perché provoca vasculite (infiammazione dei vasi sanguigni) problemi cardiaci, intestinali e un aumento sistemico dello stato infiammatorio. Per questo motivo, il decesso può arrivare in pochi minuti, se il bambino non viene rianimato da dei medici specializzati in pronto intervento o in un reparto di rianimazione ospedaliero.

“E’ però impossibile che i genitori non si accorgano che il figlio sta male. Infatti, è una patologia che si associa a diversi segnali. Innanzitutto, il bimbo nei casi presi in esame è positivo al Covd-19. E non è asintomatico: ha difficoltà respiratorie, febbre alta, diarrea diffusa che non tende a passare. Quando i bambini presentano questi sintomi, è bene avvertire il pediatra che valuterà il da farsi, eventualmente anche.

Lo studio del Bambino Gesù ha evidenziato una cosa molto importante: che le infiammazioni nei bambini positivi non erano date dalla sindrome di Kawasaki – come inizialmente ipotizzato – ma appunto dalla MIS-C.

Nello specifico, rispetto ai bambini con Kawasaki, nei pazienti affetti da COVID che sviluppano MIS-C è stata individuata un’elevata presenza di auto-anticorpi, cioè di anticorpi diretti contro particolari porzioni di tessuto cardiaco o sostanze propri dell’organismo stesso, che agiscono contro due specifiche proteine (endoglina e RPBJ). Questi auto-anticorpi possono determinare il danno vascolare e cardiaco tipico della MIS-C.

Le prospettive

I differenti indicatori individuati tra le due patologie hanno permesso di chiarire i meccanismi immunologici responsabili del loro sviluppo e consentiranno in un futuro prossimo di mettere a punto specifici test di laboratorio per arrivare a una diagnosi certa e precoce.

Monitorare i linfociti T e lo spettro degli anticorpi nei bambini affetti da COVID-19 permetterà di diagnosticare precocemente quei pazienti che sono a rischio di sviluppare una forma di MIS-C.

“Questi risultati rappresentano un’importante scoperta anche per scegliere in maniera più accurata e basata su evidenze scientifiche i protocolli per la cura dell’infiammazione sistemica correlata all’infezione da SARS-CoV2 e malattia di Kawasaki” spiega il dottor Palma.

Il gruppo di lavoro del Bambino Gesù

“Abbiamo scoperto – dice il dottor Palma a In Terris – che il Covid-19 porta sempre una infiammazione, diversa da bambini e adulti; la differenza è che il sistema immunitario della grande maggioranza dei bambini riesce a contenere l’infiammazione. In rari casi purtroppo porta a una sintomatologia più grave e complessa”.

“In conclusione, vorrei rassicurare i genitori. La sindrome colpisce meno del 2% dei bambini positivi al Covid che presentano dei sintomi. Se dovessimo conteggiare anche tutti quelli asintomatici, che sono la maggioranza (ma non sappiamo con certezza quanti siano perché non hanno effettuato il tampone) la percentuale sarebbe addirittura inferiore. Questo significa che è bene stare attenti ai sintomi ma senza inutili e dannosi allarmismi”.

“In autunno, sottolinea il dottor Palma, ci sarà un aumento delle malattie stagionali: influenza, raffreddore, tosse etc. Oltre al Covid-19 che – ricordo – non è scomparso. E’ quindi buona norma seguire le solite indicazioni: mascherina e lavaggio frequente della mani“.

“Ma è importante anche non farsi prendere dal panico per un caso isolato di diarrea o per un po’ di tosse. Questo, per evitare di intasare il pronto soccorso lasciando così spazio ai casi che ne hanno davvero bisogno”.

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