Come cambiano tratta e sfruttamento: l’e-trafficking e il re-trafficking

L’intervista di Interris.it a Viviana Coppola, responsabile Area lotta alla tratta e allo sfruttamento di Save the Children

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© Gianfranco Ferraro per Save the Children

In Europa la drammatica piaga della tratta e dello sfruttamento di persone, ancora oggi uno dei mercati illeciti più diffusi e proficui dopo quelli delle armi e delle sostanze stupefacenti, colpisce un minore su quattro e genera profitti per 29,4 miliardi di euro, mentre si adatta alle limitazioni di mobilità e alle restrizioni decise dai governi nelle fasi più dure della pandemia, spostando i luoghi di sfruttamento dove è più difficilmente raggiungibile, indoor e online.

Alcuni dati

Nella dodicesima edizione del rapporto “Piccoli schiavi invisibili”, pubblicata alcuni giorni prima della Giornata internazionale contro la tratta,  l’organizzazione umanitaria non governativa Save the Children ha diffuso i dati che riguardano il fenomeno a livello globale, nazionale e per quanto concerne i minori vittime di tratta. Nel complesso, i casi accertati che hanno dato luogo a percorsi giudiziari riguardano 109.216 vittime in tutto il mondo. In Europa, su 14mila casi identificati, un quarto di questa riguarda minorenni, nel 64% dei casi costrette alla prostituzione. In Italia, i casi emersi e assisiti nel 2021 dal sistema anti-tratta erano 1.911 (con 706 nuove prese in carico nel corso dell’anno), in gran parte di sesso femminile (75,6%), mentre i minori rappresentavano il 3,3% del totale (61). Tra le vittime assistite, la forma di sfruttamento prevalentemente per sfruttamento sessuale (48,9%) e lavorativo (18,8%). Per quanto riguarda i Paesi di provenienza delle vittime, i principali restano la Nigeria (65,6%), il Pakistan (4,5%), il Marocco (2,6%), e, tra gli altri, la Costa d’Avorio (2,3%), che da alcuni anni registra un trend in crescita. Sono infatti di origine ivoriana il 4,6% delle 130 donne e ragazze con figli minori (161) che risultano assistite dal sistema anti-tratta italiano all’8 giugno 2022, riporta Save the Children. Lo sfruttamento ha, purtroppo, cercato e trovato altre strade mentre il mondo era bloccato dalla pandemia, tramite il sistema della cosiddetta “tratta digitale”. Le attività illecite delle organizzazioni criminali hanno trovato spazio in Rete, nelle chat e nei forum che popolano il dark web, tanto che la Polizia postale italiana ha registrato un incremento del 47% dei casi di pedopornografia trattati nel 2021 sul 2020, passati da 3.243 a 5.316, e 531 minori vittime di adescamento online.

L’intervista

Per comprendere meglio i cambiamenti dei fenomeni della tratta e dello sfruttamento che coinvolgono anche i minori, Interris ha intervistato Viviana Coppola, responsabile Area lotta alla tratta e allo sfruttamento di Save the Children Italia.

Qual è il trend del fenomeno della tratta, si mantiene stabile, cresce o diminuisce?

“La tratta e lo sfruttamento sono fenomeni sommersi di cui vediamo solo la punta dell’iceberg e oggi in enorme espansione perché sono stati capaci di adattarsi ai cambiamenti innescati dalla pandemia, con lo spostamento dei luoghi di sfruttamento dall’aperto all’indoor, come nello sfruttamento sessuale, sull’online e in quei lavori al confine tra i ‘grigio’ e il ‘nero’. A livello europeo, una vittima su quattro è minorenne e si stima che il profitto per le organizzazioni criminali che gestiscono queste reti sia superiore ai 29 miliardi di euro. Queste realtà si son adattate alle limitazione di mobilità nazionale e internazionale in tempo alla pandemia, operando dove è semplice per Save the Children o altri enti raggiungere i minori. Si sono spostate infatti nelle case, nelle fabbriche dismesse, nei quartieri-ghetto, nelle chat online o ancora nei forum nel web, dove il pagamento avviene tramite criptovalute”.

Dal vostro punto di osservazione, quali sono i profili dei minori vittima di tratta e da dove provengono?

“Il 65% delle minori e delle giovani donne sono di origine nigeriana, vittime dello sfruttamento sessuale in strada o indoor. Questo passaggio è dovuto sia ai controlli per le strade delle forze dell’ordine  sia alle restrizioni per il Covid, con i clienti si recano nelle connection house, delle abitazioni con diversi appartamenti dove si sfruttano queste persone. Rileviamo una crescita tra le minori provenienti dalla Costa d’Avorio e soprattutto sta aumentando le percezione che siano potenziali vittime, perché dopo qualche settimana lasciano le strutture di accoglienza e spariscono. Per quanto riguarda invece lo sfruttamento lavorativo, vi è un’importante quota di minori egiziani. Questi ultimi arrivano in Italia con l’aspettativa di migliorare le proprie condizioni di vita, ma si trovano poi imbrigliati in una rete di parenti o conoscenti che li fanno lavorare moltissime ore senza tutele, spesso facendoli poi abitare negli stessi luoghi di lavoro. Questo ‘sfruttamento di prossimità’ li taglia fuori dai meccanismi d’inclusione di protezione dei minori, ma se ne rendono conto magari solo una volta che sono diventati adulti, quando ormai non possono più farvi ricorso. Un altro profilo a rischio individuato è quello di soggetti che rischiano di ricadere nelle mani degli sfruttatori. Si tratta soprattutto di quelle che oggi sono giovani donne adulte di 22-23 anni, arrivate in Italia minorenni tra il 2016 e il 2017 da minorenni, che hanno figli, avuti in seguito a una violenza o anche voluti, e in caso di perdita del lavoro, senza una rete di riferimento intorno, potrebbero ricadere nella rete dello sfruttamento”.

© Gianfranco Ferraro per Save the Children

In questo caso si parla di re-trafficking?

“Sì, è la ricaduta nella rete di trafficanti e sfruttatori, che comporta anche in riacuire i precedenti traumi. Riguarda sia donne e uomini, già sfruttati da minori, che dopo l’emersione, il percorso di protezione e la ricerca di una stabilità economica, si sono trovati senza più lavoro. La rete criminale è una rete solida, che li avvinghia, e se costoro non hanno intorno figure di riferimento, una rete sociale, diventano vulnerabili e rischiano di ricevere nuove proposte di prostituzione forzata o di sfruttamento lavorativo”.

Cos’è, invece, la “tratta digitale”?

“L’e-trafficking è lo sfruttamento che si è spostato online. Quando le vittime minori non potevano più essere in strada, per esempio in seguito alle restrizioni in tempo di pandemia, gli sono stati fatti fare dei video per raggiungere la clientela sulle chat o con inserzioni in diversi siti, con il pagamento che avviene tramite criptovalute o carte prepagate. In Italia nel 2021 è stato registrato dalla polizia postale un aumento del 47% dei casi di pedopornografia rispetto all’anno precedente, che coinvolge anche preadolescenti”.

Dallo scoppio della guerra in Ucraina, si teme che i minori ucraini non accompagnati in fuga possano finire nelle reti della tratta. Cosa sappiamo a riguardo?

“In Italia non ci sono casi evidenti di emersione, abbiamo comunque ragione credere che ci saranno dei rischi sia i per minori non accompagnati che per le mamme con bambini. A un certo punto, alcuni di loro vorranno lavorare e ci sono molte reti criminali intenzionate a sfruttare questa volontà per trarne profitto. Attualmente stiamo facendo osservazione sul campo, per individuare i fattori di rischio e quali rischi ci possano essere, penso alla schiavitù domestica”.

Ci può illustrare quali sono i progetti di supporto alle vittime di tratta che Save the Children mette in campo, insieme anche ad altre realtà?

“Dieci anni fa è stato lanciato in diverse regioni d’Italia  ‘Vie d’uscita’, rivolto a minori e giovani adulti, maschi femmine e persone trans gender, vittime di tratta e di sfruttamento. Nel Lazio, in Veneto, in Piemonte, nelle Marche e in Abruzzo lavoriamo a interventi di emersione, con le unità di strada o indoor, al primo contatto fino alla protezione delle vittime. Solo dopo che hanno riconosciuto e ammesso di essere vittime, forniamo supporto aggiuntivo,  case di fuga per minori e empowerment individuale. Un altro progetto, in cooperazione con il Numero verde anti-tratta, è ‘Nuovi percorsi’ e copre tutto il territorio nazionale. Questo prevede la presa in carico individualizzata di mamme con figli vittime di tratta o a rischio re-trafficking, il supporto legale, il supporto alla genitorialità e ai minori per iscriversi al nido o a scuola. In alcuni casi, seguiamo ricongiungimento all’estero tra una donna vittima di tratta in Italia e il figlio o la figlia minore magari a loro volta vittima tratta al di fuori dei confini nazionali”.

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