“Serve il Grest”. Corsa contro il tempo per salvare l’estate dei bambini

A Interris.it il grido d'allarme delle operatori che assicurano all'infanzia il "contatto educativo" in vista della ripresa dell'anno scolastico a settembre

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La parola Grest significa, letteralmente, “GRuppo ESTivo” ed è la “versione” dell’oratorio (da giugno a settembre) dedicata ai più piccoli. “Salvare l’Estate: ci ritroviamo ad interfacciarci con uno slogan che potrebbe suonare come un’invocazione per riscattare l’estate dal coronavirus che sta riscrivendo la nostra storia”, afferma a Interris.it suor Maria Trigila, religiosa salesiana in prima linea nella formazione dell’infanzia e nelle emergenze sociali dei quartieri poveri di Catania.

Cosa significa in concreto “salvare l’estate” dei bambini?

“Significa innanzi tutto salvare il grest, una delle ancore di salvezza per i giovani e per le famiglie al termine del periodo scolastico. Il punto è di non perdere il contatto educativo con i ragazzi. Come salvare i ragazzi dalla noia, dalla depressione, dall’appiattimento dell’estro, ossia dall’azzeramento delle capacità intellettive, sociali, umane e, in modo particolare, da una espressione libera nel manifestare le proprie capacità? Ed anche, diciamolo pure, dal non voler trascorrere il tempo libero in famiglia”.

Quali sono i contraccolpi dell’emergenza sanitaria sulle iniziative estive per l’infanzia?

“Il covid-19 non ha messo i paletti solo al Grest ma alla stessa villeggiatura delle famiglie in cui ha subito una stasi l’epoca dei week-end mordi e fuggi e i tour a tappe.  Quest’anno, e non solo, “salvare l’estate”, secondo me, significa trovare puntuali idee creative d’ambiente per guardare alle restrizioni come “risorsa” proprio per salvaguardare il benessere socio-psicologico dei ragazzi”.

Come si stanno organizzando le strutture?

“Alcuni istituti religiosi, nel discernimento: se aprire il Grest o meno, si sono lasciati interrogare dall’emergenza educativa., che in questo periodo era passata in secondo piano rispetto a quella economica e sanitaria. Le case religiose come alcune associazioni ricreative, non tutte ma le più adeguate nella struttura, si sono già adoperati per riorganizzare gli spazi e progettare delle soluzioni secondo le modalità indicate. Il Grest, ossia le attività estive, in alcune agenzie educative sono già iniziate. E, a mio avviso, l’ambiente del Grest quest’anno si è trasformato in una sorta di arcipelago”.

Con quali regole?

“Le equipe di coordinamento hanno concordando con le famiglie un “vademecum” composto da regole semplici e chiare. Un animatore coordina cinque o sette ragazzi. Ogni gruppo ha una propria “isola” o spazio riservato ed utile per il distanziamento sociale senza penalizzare le attività culturali e sportive. Certo si tratta di una scelta che ha lasciato tanti ragazzi fuori dall’appello e dal calendario delle attività estive. In alcuni Grest, ad esempio, per non penalizzare la partecipazione dei ragazzi si sono organizzati dei turnover degli animatori che incontrano i ragazzi secondo una timeline precisa”.

Può farci un esempio?

“Questo piano estate vede in prima linea gli animatori-volontari che già nelle prime ore del mattino sono presenti all’accoglienza per misurare la temperatura corporea. Così anche al Grest ritorna la parola chiave della situazione pandemica: distanziamento sociale. A cui aggiungerei: “E-state in allegria”, come diceva don Bosco. Gli organizzatori e gli animatori, infatti, hanno reagito con ottimismo ed entusiasmo, non solo, la riorganizzazione degli spazi ha trasformato il luogo “grigio” del cortile in variopinte isole sparse in tutta l’aria a disposizione della casa, compreso il prato adiacente ai cortili o alle tensostrutture. In tal modo si è apprezzato ogni angolo dell’aria aperta o delle aule, dei saloni che compongono l’arcipelago”.

Cosa la preoccupa maggiormente della situazione attuale?

“Abbiamo un patrimonio umano ed educativo che non va disperso. Nel riattivare la vita dopo questo shock quello che incombe nei cortili degli istituti è il silenzio. Un silenzio dovuto, è ovvio, alla ristretta presenza dei ragazzi, anche se scorazzano ed hanno voglia di incontrarsi. Alcuni istituti religiosi sia maschili che femminili hanno trasformato l’ampio spazio del cortile in una sorta di camping. In uno spazio reale hanno sviluppato due tipologie, entrambe per vivere delle giornate dinamiche tra caccia al tesoro e giochi organizzati”.

Una necessaria metamorfosi anche logistica, quindi

“La prima tipologia è la più semplice perché una rete divide le isole ed in essa si svolgono le attività ricreative. Nella seconda tipologia in cui sono inseriti banchetti e diversi elementi di supporto si svolgono le attività di tempo libero. In tal senso, il Grest non è una stagione cancellata perché si è guardati al coronavirus come “risorsa” e con precauzione. Direbbe don Bosco: abbiamo messo in atto il sistema preventivo nel preparare gli ambienti. Quindi nessun divieto ma solo precauzione perché questa estate 2020 non la si possa raccontare dicendo: c’era una volta il Grest”.

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