Manuale d’uso per abbracci virtuali

Il distanziamento sociale ci ha imposto una revisione dei nostri gesti affettivi. Ed ecco che interviene il 2.0...

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:06

Si stava meglio quando si stava peggio! Forse. A volte. Chissà. L’innovazione, la tecnologia, il progresso hanno sempre suscitato nell’essere umano reazioni divergenti: dalla speranza alla sfiducia, dall’esaltazione alla paura, c’è chi pensa che lo sviluppo sia il male del mondo, chi invece lo vede come la soluzione a tutti i mali. Di sicuro tutti oggi possiamo dire che la tecnologia, in questo momento in cui c’è stato privato il contatto fisico, ci sta salvando da un distanziamento “imposto e forzato” ed in molti casi si è rilevata l’unica soluzione per poter essere vicini ai nostri amori e ai nostri cari che abbiamo dovuto e, in alcuni casi, dobbiamo necessariamente tenere distanti per proteggerli e proteggerci.

Raccontiamo qualche storia. Le foto diventate virali di Giorgio e Rosa che si accarezzano reciprocamente il viso, ci fanno riflettere su quello che è diventato il concetto di amore ai tempi del COVID-19! Giorgio è stato ricoverato a Cremona per una polmonite da coronavirus e Rosa viene ricoverata qualche giorno dopo per lo stesso motivo. Il personale sanitario ha deciso di fare incontrare i due ottantenni, sposati da più di cinquant’anni, quando la loro situazione clinica è migliorata e i 2 si sono negativizzati. Dall’incontro è nata una sequenza di foto che ha fatto il giro del Web. Ma è nata anche una forte diatriba su cosa fare quando si conosce una persona e le si vuole esternare il nostro affetto per lei! C’è chi dice che la vita è una e che bisogni coglierne l’attimo, anche a qualsiasi costo. Chi dice, invece, che tanti affetti si rafforzeranno dopo questo periodo, “caricandosi” adesso con le parole, gli sguardi e con i gesti da lontano.

Il premier Giuseppe Conte, già dall’inizio dell’epidemia ha detto più volte: “Evitate baci e abbracci“. Il distanziamento sociale di almeno un metro e la mascherina in ambienti chiusi sono diventati obbligatori, tanto da multare chi si abbraccia in strada e coloro che si incontrano e manifestano affetto dopo settimane di lockdown. Questo è visto come un problema, ma il problema vero è che la raccomandazione è stata fatta soprattutto per i familiari con particolari fragilità, per anziani o per chi ha patologie particolari. Il murales, che si trova allo Spallanzani di Roma, dell’artista Harry Greb è diventato virale: dopo il tributo ad Anna Magnani nella celebre scena del film Frankenstein Jr, diretto da Mel Brooks, l’artista ha scelto un fermo immagine del film “Qualcuno volò sul nido del cuculo“, di Milos Forman e interpretato da Jack Nicholson e Will Sampson, in cui i 2 attori si stanno abbracciando, ma con mascherina e guanti. Nella pellicola di Miloš Forman del 1975 è una delle scene più intense e commoventi: “Grande Capo” abbraccia McMurphy prima di soffocarlo con un cuscino dopo che l’altro ormai è stato lobotomizzato. L’opera, dal titolo “L’abbraccio” è stata realizzata sul muro esterno dell’Istituto Nazionale di malattie infettive di Roma ed è un tributo a chi è guarito, a chi non c’è più e non è stato abbracciato ed a tutti coloro che non hanno potuto abbracciare i propri cari che stavano male.

Pedro Oliveira, fotografo di origine brasiliana che vive negli Stati Uniti, ha realizzato il progetto “9 under the 19”: una raccolta fotografica che rappresenta 9 coppie di età superiore ai 60 anni, completamente protetti in istituto da ogni forma di contatto con l’esterno. “Mia nonna è stata la mia prima migliore amica. Forse è questo il motivo per cui la maggior parte delle persone a cui sono più legato sono anziane”, racconta il fotografo.
“Un lavoro che ho realizzato in 72 ore e a cui hanno partecipato 9 coppie di età superiore ai 60 anni ad alto rischio. Ho voluto raccontare, attraverso immagini e racconti, in che modo il Covid-19 abbia influenzato la loro vita quotidiana e come si siano adattati alla pandemia. Susan e Jim (due anziani) si sentono come birilli tutti uguali che camminano per quei corridoi. Una sensazione straniante che abbiamo provato tutti almeno una volta, uscendo di casa con guanti e mascherina. A loro manca abbracciare i propri cari. Manca stringere la mano a qualcuno. Penso che ci vorrà ancora molto tempo prima di poter tornare a questi gesti quotidiani. Quelli che più spesso nutrono le nostre emozioni”.

L’esperienza COVID-19 ha imposto a tutti noi di tenere alta la guardia, di essere timorosi del prossimo, di osservare sguardi che sembrano dire: “stai lì, ho paura di te”, mentre magari non sono altro che sguardi di uomini e donne soli colpiti da una paura mai vista prima! Questa brutta esperienza durata già tanto e, probabilmente (chissà), sicuramente non conclusa ci ha tolto il contatto ravvicinato con gli altri, con gli amici, con coloro che non conosciamo e, magari, vorremmo amare. Quel contatto umano pelle a pelle, olfattivo, visivo, che anche solo grazie ad un timido abbraccio, ad una pacca sulla spalla, ad un bacio sulla guancia, ci faceva sentire vivi! Abbracciare e/o baciare qualcuno significa unirsi a quella persona e condividere il diritto alla vita di due persone diverse ma unite; il diritto di essere tutti uguali ma diversi. I social, queste arcane innovazioni, ci hanno consentito di vederci senza toccarci, di sorriderci, di supportarci, di aiutarci a provare emozioni anche “a distanza” e di sentirci meno soli. La tecnologia, che fino a poco tempo fa sembrava essere causa di abbandono delle relazioni tradizionali e di distanza fisica, oggi, in un momento di grave emergenza, è stata la prima fonte di contatto tra le persone! Come cambia il mondo in un attimo, vero? D’altronde, è vero anche che per noi italiani, popolo così caloroso, sarà difficile tenere a bada l’istinto fisico del bacio o dell’abbraccio, rispettando quel famoso metro di distanza e l’obbligo di tenere la mascherina! La storia è piena di racconti di amori contro tutto e tutti, anche se poi con conclusioni diverse! Ci mancano gli abbracci e ci mancano i baci e, comunque, per essi ora alcuni di noi sono disposti a rinunciare alla propria salute! Siamo fatti così. Però abbiamo un’occasione importante nel prossimo futuro, non solo quando il virus non ci sarà più: possiamo scrivere una pagina nuova! Possiamo usare la nostra intelligenza, il nostro amore, la nostra sensibilità per “contagiarci” con parole che non sentivamo da tanto, con gesti che abbiano un vero senso, con azioni di conforto verso coloro che vivono in solitudine, verso chi sta male o, semplicemente, verso chi (forse) ha bisogno di noi. Non è, perciò, la tecnologia il bene o il male del mondo! Dietro a tutto ci siamo sempre noi. Comunque. Dipende sempre tutto da noi. Anche in questo strano periodo in cui navighiamo a vista ci siamo accorti che le persone contano! Forse sono diventate ancora più importanti! Non dimentichiamolo mai!

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