La Caritas Armenia al fianco dei poveri: un ponte di pace nel Caucaso

L'Armenia sta vivendo una pericolosa escalation di violenze che pesano sulla parte più fragile della popolazione: bambini, anziani, disabili

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:09

L’Armenia sta vivendo una pericolosa escalation di violenze che pesano sulla parte più fragile della popolazione: bambini, anziani, disabili. Dopo anni di relativa quiete, sono infatti riprese le tensioni tra Armenia e il confinante Azerbaigian, storicamente divisi sulla regione contesa del Nagorno-Karabach, una regione autonoma (oblast) assegnata all’Azerbaigian ma tradizionalmente abitata da armeni. Una zona di confine altamente strategica perché comprende infrastrutture preziose, tra cui strade e oleodotti, fondamentali per entrambi i Paesi caucasici.

Le violenze

Lo scorso 12 luglio nella regione di Tovuz/Tovush il cessate il fuoco tra Armenia e Azerbaigian è stato violato dagli scontri più gravi negli ultimi anni. Diversi membri delle forze armate dell’Azerbaijan hanno tentato di violare i confini statali della Repubblica di Armenia con un veicolo militare. Ne è scaturito un conflitto a fuoco con morti e feriti da entrambe le parti. Nello specifico, almeno tre soldati dell’Azerbaijan – scrive L’osservatorio dei Balcani e del Caucaso – sarebbero stati uccisi e altri cinque feriti. Mentre il ministero dell’interno dell’Armenia ha riportato il ferimento di due agenti di polizia e di tre soldati armeni, senza parlare di vittime.

Ilham Aliyev

L’escalation di violenze è iniziata dopo che il presidente dell’Azerbaijan Ilham Aliyev aveva espresso il suo malcontento per i negoziati di pace con l’Armenia. In un’intervista a canali televisivi azerbaijani il 6 luglio scorso Aliyev aveva affermato che “i negoziati in video tra i ministri degli Affari esteri dell’Armenia e dell’Azerbaijan non hanno alcun senso”. Aliyev aveva poi minacciato l’uscita dell’Azerbaijan dai negoziati. “Se i negoziati non affrontano questioni sostanziali – aveva detto – non vi prenderemo parte”.

I trattati di pace

Da anni nella regione viene portato avanti un faticoso processo di pace da parte del cosiddetto Gruppo di Minsk, creato nel 1992 dalla Conferenza sulla Sicurezza e Cooperazione in Europa (CSCE) e guidato da Stati Uniti, Francia e Russia. Il gruppo, con la pandemia, ha subito un forte indebolimento. “Soprattutto Usa e Ue al momento appaiono indeboliti e hanno altro a cui pensare, così come l’Iran – spiega a Il Bo Live Antonio Varsori, storico delle relazioni internazionali dell’università di Padova –. Il Covid-19 sta incidendo sugli equilibri internazionali e più ancora lo farà la crisi economica”.

Covid in Armenia

Il coronavirus ha per ora colpito solo marginalmente l’Armenia. Quasi 40 mila casi positivi e 768 morti accertati da inizio pandemia su una popolazione di quasi 3 milioni di abitanti. Un decesso ogni 4mila abitanti. Non moltissimo confrontato all’Italia (uno ogni 1.700 abitanti) o il Belgio (uno ogni 1.160 abitanti circa). Ma a preoccupare non è solo l’emergenza sanitaria, ma anche la crisi economica che la pandemia si trascina dietro. Si temono gli effetti devastanti della chiusura dei confini e delle attività economiche. Con un aumento della povertà diffusa, specie in quelle fasce già deboli prima dell’avvento del lockdown.

Caritas Armenia

A denunciare il tracollo economico delle face deboli è la Caritas Armenia, da 25 anni al fianco dei poveri grazie all’assistenza diretta di migliaia di persone in 125 comunità del Paese caucasico.

Non appena è stato dichiarato lo stato di emergenza, la Caritas Armenia ha iniziato il suo lavoro di assistenza alle varie comunità in tutti i settori, compreso quello sanitario. La prima azione è stata infatti quella di donare 200 mascherine e 200 attrezzature mediche di protezione al personale sanitario dell’ospedale per le infezioni di Gyumri, in collaborazione con l’amministrazione regionale di Shirak.

Disabili, anziani, bambini soli

Sono numerose le iniziative a favore delle fasce deboli che Caritas Armenia porta avanti nelle varie fasi dell’anno. Qui sotto, a titolo di esempio, il video del programma di Caritas Armenia dedicato alla protezione degli anziani durante l’inverno, il “Warm Winter Poject”:

Coronavirus

Programmi specifici sono stati creati ad hoc per contrastare i danni – sanitari ed economici – causati dalla pandemia. Durante l’isolamento sociale, infatti, molte famiglie si sono trovate in difficoltà economica. Il Pil pro capite pone il Paese al 118esimo posto nel mondo. Ma una difficoltà in più l’hanno vissuta i disabili, molti dei quali impossibilitati a uscire di casa anche solo per fare la spesa per problemi motori e rimasti senza assistenza sanitaria. Anche molti anziani soli e alcune madri con figli piccoli hanno rischiato di morire di fame.

Assistenza domiciliare e da remoto

Proprio per loro la Caritas Armenia ha avviato un progetto di sostentamento e assistenza da remoto o domiciliare. Tra le altre iniziative, ha consegnato oltre 1200 pacchi alimenti e articoli per l’igiene a persone con disabilità, ad anziani in condizioni critiche e ai bambini vulnerabili e alle loro famiglie in 4 regioni del Paese.

Inoltre, le persone con disabilità e le famiglie di bambini in condizioni critiche sono state assistite con assistenza estesa e monitoraggio e consulenza remoti costanti, così come le persone anziane sole, che sono anche state visitate a domicilio per casi urgenti.

Senso di comunità

Rimanendo fedele alla sua missione, Caritas Armenia si dice “orgogliosa del lavoro svolto in collaborazione con lo Stato, le associazioni e i volontari” e in una nota sollecita “una crescita del senso di comunità e di carità da parte di tutti i cittadini al fine di aiutare i più vulnerabili in un periodo così delicato”.

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