Difendere il creato per salvare le creature. La funzione sociale delle aree protette

Ecco come un parco può diventare una vera e propria agenzia di sviluppo territoriale e un catalizzatore di processi di sviluppo sostenibile

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Pic-nic in un parco romano (immagine di repertorio)
La funzione sociale delle aree protette è anche quella di tutelare il creato per promuovere sviluppo sostenibile. E’ il messaggio dell’enciclica “Laudato si’“. Difendere il creato è l’unico modo per salvare le creature. Il legame tra umanità e ambiente è emerso tragicamente nella pandemia. E alla salvaguardia dei parchi e delle aree protette è dedicato il “dialogo strutturato” del Cinsedo. L’ iniziativa del “Centro interregionale studi e documentazione” rientra nel progetto #madebycitizen4cohesion. Il piano è cofinanziato dalla Commissione Europea per la politica regionale e urbana. Parchi ed aree protette sono, infatti, un’opportunità. E lo stesso vincolo naturale va percepito come un’occasione di sviluppo sostenibile per tutti i soggetti coinvolti.

Aree protette

In Italia le aree naturali protette sono classificate in base alla legge 394 del 1991. Ed è stato istituito un elenco. Nel quale vengono iscritte tutte le aree che rispondono a ad alcuni criteri. Quelli stabiliti, a suo tempo, dal Comitato nazionale per le aree protette. Ne fanno parte i parchi nazionali. Costituiti da aree terrestri. Fluviali. Lacuali o marine. Che contengono uno o più ecosistemi intatti. O anche parzialmente alterati da interventi antropici. Le riserve naturali possono essere statali o regionali. In base alla rilevanza degli elementi naturalistici in esse rappresentati. Ci sono, poi, le oasi delle associazioni ambientaliste. I parchi suburbani. E le aree di reperimento terrestri e marine.

Agenzia di sviluppo

Giovanni Cannata presiede il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Delinea il quadro normativo di riferimento. E le tipologie di territorio interessate. Analizzando i nuovi fabbisogni. E le risposte che la gestione di un parco e di un’area protetta deve dare al proprio territorio. Il parco può cioè diventare una vera e propria agenzia di sviluppo territoriale. Come catalizzatore di un processo endogeno di sviluppo sostenibile. Claudio Tiriduzzi dirige il Servizio “Programmazione indirizzo, controllo e monitoraggio” della Regione Umbria. E illustra le iniziative messe in campo. Il 15% delle risorse va ad interventi di valorizzazione di beni ambientali e culturali. 16 milioni per le aree protette. Tutti gli interventi sono andati verso tre dimensioni.  Ambiente e cultura. Sviluppo urbano. Ripresa post sisma. Con un impiego efficiente dei fondi Ue.

Trend favorevoli

Le attività implementate hanno favorito uno sviluppo sociale del territorio. Inoltre hanno riscontrato trend favorevoli. Anche dal punto di vista turistico ed economico. Facendo registrare un aumento della presenza turistica nelle aree protette di oltre il 20%. Massimo Pillarella è il direttore del secondo dipartimento della Regione Molise. E spiega le sfide e opportunità della programmazione 2021-27. E cioè maggiore cooperazione tra agricoltori e operatori locali. Contributo concreto verso i cambiamenti climatici. Supporto alla competitività delle imprese locali. Sostegno nazionale per le start-up. Obiettivi perseguibili solo se le politiche di gestione dei parchi saranno sostenibili. E coerenti con elementi imprescindibili. Ossia conoscenze diffuse, innovazione coerente. Raccordo con la “smart specialization strategy“. E con la digitalizzazione.
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Società civile

Fondamentale è il ruolo delle associazioni. E delle organizzazioni della società civile. Attraverso un dialogo continuo. Tra istruzioni, enti gestori di parchi e aree protette con la popolazione locale. Per prevenire qualsiasi tipo di criticità. Nella convivenza tra uomo e biodiversità. E per raggiungere appieno gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Laura Cucchia è la responsabile Fai Bosco di San Francesco di Assisi. E documenta un intervento ben rispondente ai fabbisogni del territorio. Esponendo i risultati efficaci e coerenti. Ottenuti grazie a una rete tra istituzioni e cittadini. E alla collaborazione tra associazioni del territorio. L’ Associazione italiana guide ambientali escursionistiche evidenzia l’importanza di fare squadra. E di andare nella stessa direzione. Verso un turismo lento ed ambientale. Valorizzando e promuovendo i servizi ecosistemici. Per prendersi cura del suolo. Senza tralasciare l’uomo. Nelle aree protette c’è bisogno del coinvolgimento di risorse umane.

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