LUNEDÌ 07 GENNAIO 2019, 16:59, IN TERRIS


DECRETO SICUREZZA

Le Regioni "rosse" ricorrono alla Consulta

Umbria, Piemonte, Toscana e forse anche Lazio e Basilicata: i governatori di sinistra si muovono contro il Decreto

REDAZIONE
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Il Palazzo della Consulta a Roma
Il Palazzo della Consulta a Roma
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mbria, Piemonte, Toscana e, forse, anche la Basilicata: le Regioni italiane a guida dem e di altri schieramenti di sinistra avanzano non solo i loro dubbi ma, in alcuni casi, anche i loro ricorsi alla Corte costituzionale contro il decreto Sicurezza voluto dal ministro dell'Interno Matteo Salvini e diventato legge dopo la firma del Capo dello Stato Mattarella. Per quanto riguarda il Piemonte, a dare notizia del ricorso è stato lo stesso governatore Sergio Chiamparino: "Ho avuto conferma dalla nostra avvocatura - dice - che su questo si sta anche confrontando con i colleghi della Regione Toscana, che esistono le condizioni giuridiche per il ricorso alla Consulta perché il decreto impedendo il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari, avrà ripercussioni sulla gestione dei servizi sanitari e assistenziali di nostra competenza".


Toscana e Umbria

Il primo passo era stato compiuto dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, con il deposito del ricorso presso la Corte paventando la tesi che il ddl ostacola il funzionamento dei servizi e della sanità di competenza regionale. Un concetto ribadito dallo stesso Rossi, il quale ha precisato che la visione della Toscana "dice che questo decreto porterà più insicurezza. Lascerà persone senza diritti, accrescerà il numero di irregolari e ostacola anche funzioni di controllo". Il governatore, a ogni modo, ha sottolineato che la Regione non sposerà la linea dei sindaci dissidenti, non avendo intenzione di compiere "atti di disobbedienza civile". Discorso simile per la Regione Umbria, che ricorre alla Corte costituzionale dopo aver evidenziato nel decreto "palese incostituzionalità che vanno ad impattare su tutte le più importanti materie di legislazione regionale quali salute, assistenza sociale, diritto allo studio, formazione professionale e politiche attive del lavoro e l'edilizia residenziale pubblica".


La posizione del Lazio

Nel frattempo si muove anche il Lazio, con il presidente Nicola Zingaretti ad affermare che la Regione sta "valutando il ricorso alla Consulta sul decreto sicurezza, che deve però essere solido e motivato. Intanto ho dato direttiva alle Asl del Lazio di non interrompere l'assistenza sanitaria a nessuno indipendentemente dalle sue condizioni socio-economiche. Nella legge regionale di bilancio abbiamo stanziato 1,2 milioni di euro per non far chiudere gli Sprar". 

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