Minori non accompagnati in Italia: attenzione a non creare disparità ingiustificate

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Ormai non si parla d’altro che di Ucraina (e Russia). E degli aspetti, soprattutto economici e sociali, di questa guerra (iniziata tanti anni fa). Diverse le misure per l’emergenza adottate dai vari paesi. In Italia ad occuparsi dell’“emergenza” è stata la Protezione Civile. Dal 2 marzo ad oggi sono state ben otto le ordinanze della Protezione Civile dedicate agli arrivi dall’Ucraina.

Immediatamente sono stati creati dei canali umanitari. Sono stati predisposti sistemi di informazione riguardanti non solo gli obblighi sanitari da rispettare per far fronte alla pandemia, ma anche a chi rivolgersi per usufruire di un alloggio, come regolarizzare la propria posizione in Italia e altro. Per farlo è stata diffusa anche una scheda (disponibile in ucraino, russo, italiano e inglese e scaricabile addirittura con un QRcode!) realizzata dal Dipartimento della Protezione Civile con il Ministero dell’Interno e il Ministro della Salute per i cittadini ucraini che in arrivo in Italia.

Per i minori ucraini è stata prevista l’accoglienza nelle scuole e tutti i servizi necessari (molti dei quali, in realtà, già previsti dalle leggi vigenti). In una di queste ordinanze (Ordinanza Protezione Civile n. 876 del 13 marzo 2022) è stata addirittura introdotta la figura del “Commissario delegato per il coordinamento delle misure e delle procedure finalizzate alle attività di assistenza nei confronti dei minori non accompagnati provenienti dall’Ucraina a seguito del conflitto in atto”.

Una decisione che ha lasciato basite molte associazioni che da decenni operano nel settore e che non hanno mai sentito parlare di una tale figura. Eppure di minori stranieri non accompagnati, in Italia, ce ne sono tanti: oltre 11mila (11.542 secondo l’ultimo rapporto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali aggiornato al 31 gennaio 2022). Per loro, nessun governo ha mai pensato di istituire una figura simile. Ora, per 277 bambini ucraini, come ha dichiarato due giorni fa la ministra Lamorgese, ci si è premurati di inserirli tempestivamente “nel nostro sistema di accoglienza”. Giustissimo fornire loro tutta l’accoglienza possibile. A patto però, di non creare disparità ingiustificate.

Dal canto loro, anche Unicef e Unhcr hanno esortato “tutti i paesi vicini e coinvolti a garantire l’immediata identificazione e registrazione dei bambini non accompagnati e separati che fuggono dall’Ucraina, dopo avergli permesso di accedere al loro territorio. Gli Stati dovrebbero offrire spazi sicuri per i bambini e le famiglie subito dopo l’attraversamento delle frontiere, e connetterli ai sistemi nazionali di protezione dell’infanzia. Con l’emergenza attuale, è necessario poter espandere rapidamente la capacità di accordi di assistenza di emergenza con assistenti selezionati, così come altri servizi critici per la protezione dei bambini, anche contro la violenza di genere, ed i meccanismi di rintraccio e riunificazione delle famiglie”.

Secondo i due organi delle NU ci sarebbe anche un altro problema: “quasi 100.000 bambini, la metà dei quali con disabilità, vivono in istituti e collegi in Ucraina. Molti di questi bambini hanno parenti in vita o tutori legali”. Per questo sarebbe “fondamentale che venissero prese misure speciali nel superiore interesse del minore, e che sia garantito il consenso dei loro genitori o delle persone responsabili della loro cura. In nessun caso le famiglie dovrebbero essere separate a causa di trasferimenti o evacuazioni”. E i minori presenti nei centri di accoglienza italiani? Secondo l’ultimo dato ufficiale, solo in Italia, sono almeno 27.900 i minori in affido o nei centri si accoglienza o presso case famiglia. Eppure di loro pare non importare molto. Basti pensare che l’ultimo dato ufficiale presentato dal Ministero risale addirittura al 2019. Per loro, nessuno ha lanciato accorati appelli. Per loro, nessuno ha pensato di istituire figure “straordinarie”.

Per i minori dei centri ucraini, invece, le organizzazioni delle Nazioni Unite si sono precipitate a invocare che “trasferimenti devono essere segnalati alle autorità competenti in Ucraina e nei paesi vicini immediatamente dopo aver attraversato il confine, e per quanto possibile, i bambini devono essere evacuati con i loro documenti di identificazione e i fascicoli che li riguardano”. Del fatto che di molti minori, sia italiani che stranieri, presenti nei centri di accoglienza o nelle case famiglie mancano alcuni dati, invece, non sembra importare nulla.

Non è un caso se, in un incontro svoltosi nei giorni scorsi, le associazioni presenti hanno chiesto al ministro di restare saldamente ancorati agli strumenti di protezione dei minori esistenti, quelli che prevedono, ai sensi dell’articolo 403 del Codice Civile, di collocare in luogo sicuro un minore non accompagnato (a cominciare dalla legge 47/2017). Da anni, l’Italia è tra i paesi più sviluppati nell’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati (con le misure di affido, accoglienza nel SAI minori, e tutela grazie ai tutori volontari che i paesi più “sviluppati” ci invidiano). Decidere di inventare strumenti inutili (anche in considerazione dei numeri dei MNA ucraini) potrebbe avere effetti collaterali gravi come ha segnalato l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza. Ma anche, come emerge da una nota diffusa dall’Ambasciata ucraina, il rischio che molte famiglie possano vedere gli affidamenti di questi bambini provenienti dall’Ucraina come una sorta di pre-adozione.

Molte le famiglie italiane (e le associazioni) che si sono precipitate a comunicare la propria disponibilità ad accogliere i minori provenienti dall’Ucraina. Molte di loro rimarranno deluse. Ma la delusione più grande, forse, è un’altra: vedere che, in un paese come l’Italia, che da sempre si professa multirazziale, aperto all’accoglienza e multi etnico (come la storia dovrebbe insegnare), si stiano utilizzando due pesi e due misure a seconda del colore della pelle e degli occhi dei minori stranieri che arrivano senza i genitori. Un MSNA proveniente dall’Africa o dalle guerre in atto in Medio Oriente può marcire in un SAI fino a quando non diventa maggiorenne e viene sbattuto fuori (con il rischio di diventare apolide, di perdere la propria identità, di diventare vittima di sfruttamento). Pochi di loro vengono riconosciuti rifugiati o profughi. Diversa la situazione per i minori ucraini non accompagnati. Per loro tutte le porte sono aperte, anche istituzionalmente. Per loro e per i loro accompagnatori. Basti pensare che persino l’Unione europea pare essersi accorta che, tra i regolamenti  approvati dal Parlamento europeo, ci sono le “Norme minime per la concessione della protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati e sulla promozione dell’equilibrio degli sforzi tra gli Stati membri che ricevono gli sfollati e subiscono le conseguenze dell’accoglienza degli stessi” . Ma questa direttiva non è nuova: esiste da oltre un ventennio. Finora, però, nessuno dei paesi europei aveva pensato di adottarla per i migranti che arrivavano da paesi extraeuropei. Fino a quando non sono arrivati i profughi dall’Ucraina.

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