Le imperfezioni del Cura Italia

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Il decreto Cura-Italia contiene alcune imperfezioni e ci auspichiamo che nel momento in cui verrà trasformato in legge saranno corrette, ma riconosciamo che lo spirito con cui è stato fatto è quello di affrontare in modo straordinario quello che stanno vivendo i lavoratori e le lavoratrici in questo periodo così difficile. Noi abbiamo già una difficoltà operativa per la fruibilità di questi strumenti, siamo in attese delle indicazioni operative dell’Inps. Nessuno oggi può circoscrivere il bisogno degli interventi straordinari da oggi fino al tre aprile, che è una data indicativa, ballerina, perché da quel che si ipotizza la fase di quarantena potrebbe essere estesa ulteriormente. Dato da tenere in considerazione, in quanto questo decreto ha dei fondi di spesa e finanziamenti che hanno una loro sostenibilità fino al tre aprile. Se questa situazione si protrae serviranno ulteriori fondi.

D’altro canto, penso che il problema sia per le lavoratrici colf-badanti, l’anello più debole, che non potranno rientrare nella cassa integrazione straordinaria. Si tratta di un comparto particolarmente fragile, costituito soprattutto da donne, la maggior parte straniere. Poi ci sono tantissime misure che noi stiamo valutando e vagliando. Non saranno completamente esaustive, perché quello che stiamo affrontando come Paese è una situazione molto straordinaria e fare un calcolo preciso, oggi, è prematuro: un conto è la crisi sanitaria in cui ci troviamo, un altro è la ricostruzione dei settori produttivi. Rimetterci in moto come Paese sarà un lavoro molto lungo, complicato e bisognoso di risorse, per questo ci auspichiamo delle risposte forti da parte del Governo.

Pensiamo ai rider o coloro che fanno consegne a domicilio: sono molto esposti per la loro condizione di lavoro. Da questo punto di vista non credo ci siano state risposte sufficienti. Per quel che riguarda il settore sanitario, le forze dell’ordine, hanno avuto attraverso il Cura-Italia un attenzione particolare, anche se non è quantificabile, per quanto riguarda l’impegno e la dedizione che stanno dimostrando, il rischio a cui sono esposti. Per i giovani che sono in fase di formazione, sia nella scuola superiore o nell’università, credo che si possa fare di più. Sicuramente anche loro avranno delle ripercussioni a causa dell’epidemia di coronavirus.

Non bisogna vedere però tutto completamente buio. Abbiamo anche una grande opportunità per mettere in atto un sistema di lezioni in videoconferenza e tutto ciò che è legato all’innovazione e noi pensavamo legato al futuro. Oggi potrebbe essere una risposta concreta che potenziata può rappresentare un’occasione per il futuro. Io vedo i miei figli che sono molto impegnati con le lezioni a distanza, con grande sforzo dal corpo docenti. Con alcuni limiti: non siamo tutti in grado di dire che, in termini didattici, gli studenti possano recuperare tutto quello stanno perdendo.

Sono molto preoccupata, per le segnalazioni che arrivano, per le vittime della violenza domestica. Oggi con la chiusura e l’obbligo di rimanere a casa, chi subisce maltrattamenti può vedere acutizzata la situazione. C’è bisogno di uno strumento che aiuti e sostenga il lavoro che già viene fatto. Questo appello non è stato ascoltato, ovviamente rimangono le singole iniziative degli enti, dei comuni o delle regioni, ma anche case famiglia che stanno cercando di mantenere un servizio anche in questo momento così particolare. Credo che questo problema debba essere tenuto in maggiore considerazione, pensando anche ai bambini, vittime passive delle violenze che si consumano tra le mura domestiche.

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