Lavoro e vaccini: due antidoti contro la pandemia

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Lavoro e vaccini, seppur in maniera differente, rimangono i più efficaci antidoti alla pandemia e a tutte le difficoltà davanti alle quali ci sta mettendo il Covid. È su questi due assunti che la Cisl Puglia si augura come si svolgerà il 2022, e per farlo bisogna affidarsi ai dati e alla scienza. È anche vero che i numeri, talvolta, possono apparire freddi e poco comprensibili ma quasi sempre fotografano la realtà che ci circonda.

L’anno scorso sono aumentati alcuni indici relativi a crescita, Prodotto interno lordo della Puglia e nuove assunzioni. Non dobbiamo fermarci, anzi dobbiamo insistere, sul confronto in atto con i vari livelli istituzionali e della politica, e sulla governance, con una cabina di regia partecipata regionale e territoriale, per monitorare le ricadute economiche e sociali che avranno le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. La partecipazione e la condivisione con le parti sociali devono essere alla base dei centri di decisione che essi siano locali o nazionali perché è sempre più difficile fare previsioni a lungo termine e assumere le giuste decisioni, in termini di ricaduta verso i nostri cittadini, dato che la pandemia ha accresciuto una incertezza generale aggravando processi di trasformazione che forse si erano già avviati, come quell’inverno demografico denunciato più volte da Papa Francesco.

Altrettanto vale per le migrazioni che non riguardano solo il nostro Sud verso aree più industrializzate ma anche giovani laureate e laureati, o comunque qualificati, dal Sud dell’Europa verso zone più ricche, per cercare non un lavoro qualsiasi ma oltre la valorizzazione delle proprie competenze, livelli di salari e di realizzazione professionale. La campagna di vaccinazioni, l’avvio del Pnrr, il rilancio economico degli ultimi mesi hanno indotto tutti, nel Paese come in Puglia, a sperare a un non lontano ritorno alla normalità se solo le risorse a disposizione verranno spese e spese tutte bene. In questi ultimi periodi, molto si è fatto ma tanto c’è ancora da fare per superare problemi strutturali, le diseguaglianze sociali e territoriali, il divario tra Nord e Mezzogiorno del Paese, un’industria che ha eccellenze ma anche fragilità, un sistema della formazione e della ricerca ancora debole e su cui si investe non sufficientemente, e così via. Tutti problemi che, nonostante la buona volontà di molti, il Piano Nazionale non potrà risolvere specie se non saremo capaci di fare squadra, se non saremo capaci di coesione sociale.

Bisogna contenere l’inflazione pericolosamente al 4%, e per fare questo c’è bisogno di una grande e concreta capacità di programmazione e visione di un Paese “per tutti”, senza dualismi tra sviluppo e equità sociale, tra interessi produttivi e tutela delle fragilità individuali, specie delle fasce più deboli, ponendo al centro non solo i numeri della crescita ma l’etica di una società migliore che sa farsi carico di tutti. Da uno studio, per esempio, è emerso che nel 2021 i depositi in banca sono aumentati di circa 110 miliardi di euro ma che la percentuale di risparmiatori è passata dal 55,1% al 48,6%, in altre parole, nell’anno della ripresa è aumentato il risparmio degli italiani ma nello stesso tempo è diminuito il numero dei risparmiatori.

In poche parole l’economia si sta riprendendo, ma è cresciuta anche in maniera preoccupante la forbice delle diseguaglianze. Dall’indagine si rileva che chi in questi mesi, seppur difficili, ha incrementato il proprio reddito per maggiori entrate economiche nello stesso tempo ha aumentato i risparmi. Dall’altra parte c’è chi fa sempre più fatica ad arrivare alla fine del mese, causa le minori entrate, e non riesce più ad accantonare alcunché di risparmi. Anche i dati sull’occupazione non ci lasciano tranquilli: nella sola Puglia il 2022 si è aperto con tutte le crisi aziendali del 2021. La Cisl da tempo sostiene in modo convinto che la soluzione passa esclusivamente dall’impegno di tutti per lavorare insieme guardando a un futuro migliore e di speranza.

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