Non possiamo non dirci fratelli. Proposta per un santo patrono dell’ecumenismo

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Ad immergerci nelle relazioni ecumeniche è una delle più antiche preghiere liturgiche dell’Ortodossia che invoca San Nicola come “Regola di fede e immagine di mitezza”. Se mai un santo dovesse essere dichiarato patrono del movimento ecumenico, nessuno sarà più accetto di San Nicola. L’auspicio che si proclami Nicola santo dell’Ecumenismo, oltre che sul carattere ecumenico della personalità storica di Nicola, poggia su un dato di fatto: nessun Santo è così universalmente noto e amato come San Nicola. Altri santi godono di un culto superiore al suo in determinati luoghi. Nicola attraversa invece, come nessun’altro, il mondo cattolico, ortodosso e protestante.

Nel mondo ortodosso Nicola non teme confronti, neppure con santi come Giorgio, Teodoro, Demetrio o Sergio. A Mosca, secondo il più recente prontuario del Patriarcato, a lui sono dedicate più del doppio di chiese di qualsiasi altro Santo (inclusi Giorgio e Sergio). La Russia ha addirittura inserito nel suo calendario liturgico la festa, prettamente cattolica, della Traslazione (1087) da Mira a Bari. La fonte russa (anno 1093) narra la traslazione come evento provvidenziale e in piena armonia fra clero latino e orientale, omettendo sia le tensioni coi monaci di Mira sia lo scontro armato dei marinai contro l’arcivescovo di Bari. Gli ortodossi in più vedono in lui il maestro della fede. La preghiera più comune infatti è quella che comincia con le parole “Kanona pisteos” (in greco) e “Pravilo very” (in russo).

La collocazione di San Nicola nelle chiese bizantine (e poi slave) è assolutamente rilevante in tal senso. E ciò non soltanto perché la sua immagine si trova praticamente in tutte le chiese, ma anche per il posizionamento all’interno della chiesa. Qualche volta addirittura sostituisce San Giovanni Battista nelle Deesis, anche se quest’ultimo tipo iconografico e liturgico è piuttosto recente (XIII-XIV secolo). Iconograficamente Nicola è raffigurato in compagnia dei grandi Padri della Chiesa e soprattutto di San Basilio Magno, S. Gregorio Nazianzeno (il Teologo) e San Giovanni Crisostomo. Tale solenne sacralità non impedisce però al popolo ortodosso di sentirlo particolarmente vicino ai suoi bisogni. E’ difficile dire se questa particolarità ortodossa di Nicola maestro della fede derivi da qualche fonte perduta del VI-VIII secolo, oppure semplicemente dalla sua partecipazione al concilio di Nicea.

La Grecia inoltre, con le sue migliaia di isole, non poteva trascurare il Santo che in tutto il mondo è il patrono della gente di mare. Sulle coste illuminate dal sole si vedono tante chiesette bianche che si affacciano sul mare. E i naviganti in difficoltà invocano San Nicola, Aghios Nikolaos sto timoni ( San Nicola mettiti tu al timone). L’Ortodossia slava, che conobbe San Nicola sin dal primo momento, si appropriò della sua figura e della sua protezione con maggiore intensità. Mantenne sì la figura ieratica ma nell’animo del popolo San Nicola era un santo profondamente terreno e vicino ai miseri, ai diseredati, ai contadini e ai viandanti. Scende nel fango per tirare fuori il carretto di un povero contadino, disobbedisce e fa uno scherzo a Gesù pur di aiutare una povera vedova, lascia addirittura tutti i santi del paradiso che banchettano e fanno festa per accorrere sul mare a placare Nettuno e salvare delle navi in pericolo. In altri termini, pur di aiutare diseredati e povera gente viola tutte le regole della società, della chiesa e persino di Dio. Onde il proverbio popolare russo: Quando Dio morrà, ci sarà sempre San Nicola.

Tra Grecia e Russia c’è comunque una differenza. La Grecia ha guardato alla traslazione a Bari con ostilità e scetticismo. Ha la festa della traslazione ma non menziona la destinazione, anche se in recenti pubblicazioni si comincia a fare il nome di Bari. Il mondo slavo invece, esalta Bari e i Baresi che hanno salvato le reliquie dall’invasione dell’Asia Minore da parte dei turchi.

Nel mondo cattolico, pur non essendo vivace come nel medioevo, il culto di S. Nicola ha una grande diffusione, almeno a giudicare dal grande numero di chiese a lui dedicate. In gran parte tale diffusione è dovuta al fatto che il suo patronato si estende ad alcune categorie che hanno l’impronta dell’universalità, dalle fanciulle da marito ai marinai (chiese a lui dedicate si trovano in tutte le città portuali) ai bambini. Molto probabilmente, più che quella letteraria, fu la rappresentazione iconografica della traslazione a infondere nel comune fedele ortodosso il senso ecumenico della festa. Come è noto, infatti, con grande frequenza le icone di San Nicola con scene della vita hanno nel finale la raffigurazione della traslazione a Bari. In essa gli iconografi hanno trasmesso fedelmente il messaggio ecumenico. Benché restio al culto dei Santi, il mondo protestante conserva una notevole simpatia verso San Nicola. Il momento storico in cui nacque la Riforma protestante era anche l’epoca in cui si era ben consolidata l’immagine di San Nicola come patrono dei bambini. Persino Lutero fino al 1536 era solito definire i doni ai bambini come doni di S. Nicolas.

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