Il dovere della sorveglianza: la pandemia continua

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E’ allarmante il dato che in Italia 4,8 milioni di italiani non hanno ricevuto neppure una dose di vaccino. L’evoluzione pandemia globale deve indurci alla massima sorveglianza. Per il massiccio effetto della variante Omicron arrivata con ritardo ad Hong Kong e delle lacune nella campagna vaccinale, in un solo giorno si è registrato un numero di contagi pari alla metà di tutti quelli contabilizzati da inizio pandemia. Così da mandare in tilt l’intero sistema sanitario e a rendere indispensabile un’assistenza d’emergenza nei parcheggi degli ospedali. Siamo tenuti, quindi, a monitorare costantemente anche noi l’evoluzione della situazione.

La variante Omicron è penetrata più tardi nel mondo asiatico rispetto a quanto avvenuto in Europa. Dal punto di vista epidemiologico il globo è diviso in due parti. Da una parte ci sono Europa e Nord America, che, prendendo atto che dovremo ancora fare i conti col virus, puntando sui vaccini hanno deciso di accontentarsi del passaggio da un’epidemia-pandemia all’endemia. L’altra strada è quella “zero contagi” perseguita dalla Cina con misure rigide e un gran numero di tamponi effettuati per contenere la diffusione del virus. Nell’ambito delle ricerche di virologia e diagnostica, si segnala il commento apparso su una prestigiosa rivista internazionale (Simone-Loriere E e altri) che valuta la possibilità di considerare la variante Omicron un possibile sierotipo alternativo di virus SARS-CoV-2.

Infatti, l’elevato numero di mutazioni della proteina spike della variante Omicron, contribuisce alle differenze strutturali e funzionali in termini di replicazione e tropismo che sono in parte responsabili della riduzione del 50-90% del rischio dell’ ospedalizzazione e della mortalità rispetto alla variante Delta. Inoltre, per quanto riguarda la variante Omicron ci sono poi tre sottovarianti: BA1, BA2, BA3, che ulteriormente fanno ritenere che Omicron possa essere considerato un sierotipo distinto di SARS-CoV-2. A tutto questo si aggiunge anche la capacità di Omicron e delle sue sottovarianti di eludere la risposta anticorpale derivante da una precedente infezione e dalla vaccinazione. Nel commento si suggerisce inoltre di identificare nella variante Omicron un diverso sierotipo, il che permetterebbe diagnosi, terapie e prevenzioni più rapide.

Sullo stesso argomento, un ulteriore commento effettuato in altra rivista egualmente prestigiosa (Madhi SA e altri), sottolinea la differenza che sussiste fra il tasso di infezione e la percentuale di forme gravi causate da variante Omicron. Si fa notare che, nonostante le multiple mutazioni a carico della proteina spike riscontrate in Omicron responsabili dell’evasione della risposta umorale neutralizzante, le precedenti infezioni da SARS-CoV-2 e la vaccinazione con doppia dose e/o con dose di richiamo, possono conferire un’efficace protezione nei confronti delle forme gravi di malattia causate da questa variante. Si sviluppa infatti un’efficace risposta cellulare T-mediata ed anticorpale non neutralizzante che poco risentirebbero delle multiple mutazioni della proteina spike. Insomma le variazioni del virus non ci permettono di abbassare la guardia.

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