L’amore divino che si avvicina alla follia

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Contemplando Dio, avvicinandoci al suo mistero insondabile non possiamo non meravigliarci. Ma più avanziamo, sentiamo molto più che uno stupore. Dio non solo ci sorprende, ma ci lascia addirittura senza parole, sovrasta tutte le nostre modalità di comprensione. E meno male – altrimenti non sarebbe il Dio infinito! In alcune parabole Gesù, quasi inconsapevolmente, mostra questo affascinante e sempre più sfidante volto di suo Padre. Ci sono alcuni personaggi nelle sue parabole che lo ritraggono in modo
molto forte– ad esempio l’uomo “che possedeva un terreno e vi piantò una vigna”.

Che coinvolgimento, che cura, che slancio! Sicuramente sapeva bene cosa voleva, e come raggiungerlo: circondò questa vigna “con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre”. Tutto ben pensato. Ma subito dopo “la diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano”. Che distacco, che libertà e che fiducia! Non diciamo oggi che si deve sempre sorvegliare e controllare anche coloro a cui abbiamo affidato le nostre cose? E che cosa dire della vigna costruita con tanto impegno!? Ma qui non finisce lo strano comportamento del nostro protagonista: “Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto”. Un’altra delegazione. Un altro affidamento! Non era più interessato alla sua vigna? Forse aveva altri impegni – ma lasciare così un progetto tanto importante e curato sembra una cosa poco seria, inspiegabile, per non dire irrazionale!

E queste nostre intuizioni purtroppo si confermano: “i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono”. Il nostro proprietario della vigna era così ingenuo? Non conosceva i suoi servi? Non sapeva che cosa si doveva aspettare da coloro a cui aveva affidato la sua vigna? Ma in seguito il suo comportamento diventa ancora meno comprensibile: “Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi…”. Non ha imparato niente dalla prima reazione dei contadini? Rischia di nuovo, non smette di credere in loro e avere fiducia. Poco prudente! E l’effetto è simile. E
anche in questo caso, invece di intervenire, lui decide di fare un passo ancora più strano, manda il suo figlio.

Dopo tutto ciò che è successo con i suoi servi ha ancora qualche fiducia in loro. Su che cosa conta? Mancano le parole: “Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: ‘Avranno rispetto per mio figlio!’. Come mai non è riuscito a prevedere la reazione!? Sembrava poco responsabile, poco docile – o semplicemente…pazzo. Arriva quindi inevitabilmente ad una situazione senza uscita: “i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: ‘Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!’. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero”.

Con premeditazione, come spesso accade in questi casi, i contadini approfittano della bontà e dell’ingenuità del padrone. E si preparano ad andare ancora più oltre. E qui Gesù termina la storia con la domanda rivolta agli ascoltatori, con la quale cerca di salvare la reputazione del proprietario della vigna. La risposta, inoltre data dai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo è forse l’unica frase in questo racconto con cui possiamo concordare. Ma Gesù non loda né conferma questa risposta! Come suo Padre, simboleggiato dal proprietario della vigna, va oltre la logica e le aspettative umane: cita il salmo 117:

“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?

Così viene risolto, ma in modo molto drammatico, il segreto del comportamento folle del
proprietario: non potrà mai essere pienamente compreso, come l’amore infinito, divino, che di molto si avvicina alla follia…! E rimane ancora l’ultima frase di questo discorso – in pratica un altro salto, oltre le aspettative degli ascoltatori: una battuta forte ma forse non compresa. È una osservazione molto netta e dura sugli ascoltatori di questa parabola: “Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti”. La giustizia verrà. Ma sarà diversa dalle nostre aspettative. Per capirla si deve solo contemplare la Pasqua di Cristo, la vigna più fruttuosa che esista al mondo – e la
più stupenda: più che ben pensata e costruita dal Proprietario – cosubstanziale con lui, generata da lui, dalla stessa sostanza della misericordia talmente impossibile da immaginare da portare fino alla pazzia…. Qui il punto di riferimento non sono le norme umane ma proprio l’incomprensibilità del proprietario che nel contesto della storia risulta l’unica possibilità di affrontare la miseria umana.

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