Non c’è missione senza compassione

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:02

I dodici apostoli sono appena tornati dal maestro, dopo essere stati inviati a predicare la conversione, a scacciare i demoni e a guarire i malati (Mc 6,12-13). L’insegnamento (o la predicazione), insieme ad alcuni eventi prodigiosi quali esorcismi e guarigioni, costituiscono il contenuto fondamentale del ministero di Gesù: Egli dunque, istituendo i dodici e dando loro “potere sugli spiriti impuri” (Mc 6,7), li associa alla sua missione. La missionarietà è una caratteristica fondamentale della Chiesa, ed ogni cristiano è chiamato ad essere annunciatore di Cristo nei contesti della propria quotidianità. Di ritorno dunque da questa missione, gli apostoli si radunano attorno a Gesù per fargli un resoconto di tutte le opere da loro compiute (appunto esorcismi e guarigioni) e delle cose da loro insegnate, e il maestro suggerisce loro di ritirarsi in disparte, da soli, per riposarsi: l’apostolato comporta un dispendio di energie, indipendentemente da quale sia la nostra vocazione nella Chiesa. Per questo è bene prendersi dei momenti di pausa, ritirarsi in disparte, in solitudine, alla presenza di Gesù solo, al quale raccontare le gioie e le fatiche della vita cristiana in un clima di “deserto”, per trovare veramente riposo per le nostre anime (cfr. Mt 11, 28-30).

Il Vangelo poi continua descrivendo come da varie città le folle inseguono Gesù e gli apostoli, evidentemente per poter essere sanati nel corpo, liberati da qualche demone oppure confortati da parole cariche di speranza. Gesù vede le folle e ne prova compassione, partecipa delle loro sofferenze e in particolare sente il loro smarrimento, il loro bisogno di essere guidati e si mette ad insegnar loro molte cose. Questo atteggiamento di Gesù ci ricorda che la missione evangelizzatrice della Chiesa deve essere accompagnata dalla compassione, non certamente nel senso di commiserazione delle sciagure altrui, ma nel senso più letterale di com-patire, ovvero sentire ciò che sente l’altro, diventare empatici, cercando di stabilire relazioni concrete (richiamiamo alla mente uno dei primi discorsi di Papa Francesco in cui esortava i Presbiteri ad essere “pastori con l’odore delle pecore addosso”: è possibile estendere questa immagine anche alla componente laica della Chiesa, poiché anch’essa è chiamata al servizio dell’annuncio del Vangelo). Inoltre non dobbiamo mai dimenticare che il Pastore del gregge di Dio è il Signore Gesù Cristo, Colui dal Quale la nostra opera missionaria trae la sua sorgente. Questa consapevolezza ci dona grande libertà, consolazione e coraggio di proseguire nell’annuncio del Vangelo anche nei momenti di maggiore difficoltà e incomprensione.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.