Terrorismo, quando la risposta è il bene

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Proprio come un’ombra che oscura la luce, il terrorismo islamico riporta la morte violenta in prima pagina in un periodo dove di morte si parla già abbastanza. I problemi di oggi si sommano a quelli di ieri ed emergono tutte le contraddizioni, tutti i nodi non risolti di una società che fatica a guardarsi allo specchio.

Nel giro di poche ore c’è stato l’attentato a Nizza dove sono morte tre persone, un attacco sventato ad Avignone e un assalto al consolato francese a Gedda. Poco prima l’incontro Erdogan-Macron, il professore ucciso per aver mostrato le vignette di Charlie Hebdo in classe e, sullo sfondo, il processo in corso per l’attentato del 2015 proprio alla rivista satirica. 

Agli esperti, agli analisti e alla politica lasciamo la ricerca delle cause e soprattutto delle soluzioni difronte agli attentati organizzati da cellule estremiste o quelli realizzati dai cosiddetti “lupi solitari” come sembrerebbe essere avvenuto alla Cattedrale di Nizza: persone spesso auto-radicalizzate sul web o in prigione che fanno al massimo riferimento a reti locali, senza avere necessariamente collegamenti diretti ad al-Qaeda e Daesh. Almeno sarebbe questo l’identikit dei terroristi jihadisti disegnato da Europol nel suo ultimo rapporto annuale. Un profilo che sembrerebbe non allontanarsi molto da quello di Brahim Aoussaoui, il tunisino responsabile dell’attentato di Notre-Dame.

Noi cerchiamo di riflettere sulla stagione di odio e di sangue che non sembra voler finire. Papa Francesco ha scritto su Twitter: “Sono vicino alla comunità cattolica di Nizza, in lutto per l’attacco che ha seminato morte in un luogo di preghiera e di consolazione. Prego per le vittime, per le loro famiglie e per l’amato popolo francese, perché possa reagire al male con il bene”; ed ancora i vescovi francesi: “I cattolici rifiutano di cedere alla paura e, con tutta la nazione, vogliono fronteggiare questa minaccia infida e cieca”.

In queste parole ci sono due ingredienti preziosissimi da utilizzare in momenti così difficili validi per i credenti ed anche per i non credenti: rispondere al male con il bene e non cedere alla paura. Non è facile e forse neanche istintivo, ma è quello che si deve provare a fare se si crede in un futuro migliore, se si vuole onorare la memoria delle vittime del terrorismo islamico.

Vincent, così si chiama l’uomo che è stato ucciso per primo, era il guardiano della Cattedrale Notre Dame da una decina di anni. E’ morto in Chiesa, a 54 anni, aveva due figli. C’è poi una donna di 60 anni che è stata uccisa vicina all’acquasantiera, l’attentatore l’ha pugnalata e poi ha cercato di decapitarla. Infine Simone Barreto Silva, mamma di tre bambini. Lei faceva la badante, ma aveva preso anche un diploma in pasticceria. E’ stata colpita più volte alla gola, ma è riuscita a scappare e a rifugiarsi in una pizzeria difronte alla Cattedrale. E’ morta lì, mentre chiedeva di dire ai suoi figli che li amava.

Ecco se non riusciamo a rispondere con l’amore per noi stessi, facciamolo per le loro storie, per i figli che cresceranno senza un papà o una mamma uccisi a causa della loro fede, nel 2020, nella laica Francia. Non priviamoli di altro amore. I loro genitori erano persone di fede, non comunichiamogli paura nel futuro, ma speranza nel cambiamento. 

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