Le Rsa dopo l’esperienza del Coronavirus

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Quello che è successo all’interno di alcune strutture RSA a causa del covid-19 ha accelerato i processi decisionali che mirano alla deospedalizzazione e dei pazienti che per vari motivi sono a carico del sistema sanitario nazionale e alla promozione di processi di continuità ospedale territorio. Molti dei pazienti, ad esempio una buona parte di persone anziane, presenti nelle RSA di oggi, 20 anni fa non erano inseriti nelle strutture in quanto ricevevano un’assistenza diversa da parte dei care-giver nella propria abitazione.

Oggi diversi fattori che insistono nella realtà come: l’aspettativa di vita sempre più alta, una società più veloce, il fenomeno dell’emigrazione e i progressi in ambito sanitario; ci restituiscono una fotografia molto distante dalla logica secondo cui l’attuale sistema sanitario è stato pensato ed organizzato.

Occorre rivedere drasticamente un sistema sanitario calibrato per trovare “soluzioni definitive” in quanto la crisi sanitaria e sociale causata dal Covid-19 ci ha mostrato come sarà sempre più difficile trovare soluzione definitive specialmente in ambito sanitario.
Il cardine di questo approccio è la centralità della persona ed un sistema di welfare che si forma sui suoi bisogni ed aspettative, sull’idea di consentire ad ogni persona di vivere fra i propri affetti e nella propria comunità.

Ecco quindi che torna in auge il modello del budget di salute. Il recente piano Colao per la ripresa cita espressamente l’adozione dei budget di salute come azione di sistema necessaria per il rilancio del sistema sanitario. I budget di salute fin ora per la maggior parte utilizzati per l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità psichica, vedono un grande campo d’azione e di replicabilità in diversi settori: dal pubblico, tramite la co-gestione in collaborazione con il terzo settore, al privato che può applicare la logica e il metodo dei budget di salute per erogare prestazione sociosanitarie.

Il Budget di salute così inteso è all’apice del Welfare di Prossimità che lo stesso piano Colao propone e che il nostro sistema sperimenta ormai da diversi anni. Il BDS è un modello di «welfare» che mira a sconvolgere il paradigma dell’offerta pubblica attuale, potenziandola nell’ottica del benessere della persona. Un sistema di azioni che prende in carico la persona in quanto tale, tenendo conto del proprio contesto di vita in relazione alla comunità in cui vive. Raccoglie e implementa tutte le possibili azioni che si possono attuare per raggiungere l’obiettivo del benessere psico-fisico a 360°.

È importante la Definizione di salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia”.
Il Budget di salute è una delle più avanzate elaborazioni e applicazioni in tema di integrazione sociosanitaria in Italia è la testimonianza diretta delle straordinarie possibilità che una “comunità competente” è in grado di esprimere quando le istituzioni svolgono il ruolo di promuovere, rafforzare, accompagnare attivamente i processi di recupero e affermazione del protagonismo e della libertà di scelta delle persone e delle famiglie.

I budget di salute e altre forme di “personalizzazione” dei servizi sociosanitari si basano sulla visione innovativa di uno Stato che dà ai cittadini la possibilità di disegnare la propria vita e i servizi che ricevono, con una maggiore flessibilità dei servizi stessi, a vantaggio della libertà di scelta degli utenti, della riduzione dei costi e dello stimolo del mercato dei servizi socio-sanitari. Il fine ultimo di tali approcci individualizzati è il miglioramento della qualità della vita degli utenti, anche attraverso la scelta del supporto di cui necessitano, nella direzione di una maggiore autodeterminazione.

L’esatto contrario di un Sistema socio-sanitario che oggi è fortemente condizionato dalla necessità di garantire l’offerta di strutture e servizi, offrendo a tutti lo stesso tipo, qualità e quantità di prestazioni, spesso con sprechi e inefficienze. Un sistema a cui è stata delegata totalmente la vita delle persone fragili e che è imploso per “eccesso di offerta”. Davvero, quindi, è indispensabile pensare ad un modello costruito sulla persona, un modello di attivazione di Comunità solidali, in cui i Servizi Pubblici non devono delegare la gestione di una parte delle proprie competenze al privato, piuttosto ricercare partner per la costruzione/rimodulazione dei contesti ove intervenire sui determinanti sociali (“prodotti flessibili”) predittivi delle prognosi positive, che diventano parte integrante del trattamento medico.

In questo “modello di welfare di comunità” si agisce con metodologie integrate, multidimensionali; è basato sulla persona e sui contesti ambientali, sociali e relazionali utili a migliorarne funzionamenti e capacità della Persona; adotta sistemi di co-gestione e forme gestionali miste (Welfare mix) superando la delega e in grado di riconvertire la spesa sanitaria e sociosanitaria per realizzare investimenti per la salute. La centralità della persona deve orientare il progetto individuale e le risorse verso alcuni obiettivi di carattere generale, esplicitati ex ante, valutabili come aree di carenza su cui investire (casa – habitat, formazione – lavoro. socialità – apprendimento – espressività).

Ci sono in Italia percorsi già evoluti, come quello del Community building network a tutela della salute, un progetto promosso dal Cergas dell’SDA Bocconi scholl of management e dalla scuola superiore Sant’Anna di Pisa. Oppure il modello di welfare di prossimità che in Sicilia stanno promuovendo la Fondazione Ebbene e la rete di cooperative sociali Sol.co., tutto centrato sulla persona e sul coinvolgimento delle comunità. O, ancora, la rete Prima la Comunità, promossa dalla Casa della Carità di Milano e che ha dato vita ad un network nazionale sul budget di salute.

Per realizzare l’empowerment della persona e della comunità secondo l’approccio dei Budget di salute è necessario che il soggetto pubblico preveda delle politiche per destinare fattivamente degli strumenti alle aziende sanitarie locali e ai soggetti accreditati per la co-gestione dei budget di salute. Occorre dotarsi di normative in grado di veicolare strumenti e fondi verso la logica dello sviluppo della persona.

Occorre rivedere la procedura di accreditamento dei soggetti erogatori secondo un sistema di requisiti di carattere funzionale che tenga conto dei principi ispiratori degli enti co-gestori. Il fine ultimo è la determinazione del cittadino, che deve poter scegliere in autonomia l’ente erogatore. La possibilità che nascano sul territorio le “case della salute” (hub di prossimità), come modello di sanità territoriale, in cui il cittadino fragile trova le risposte ai suoi bisogni e che diventano luoghi di prossimità, contrastando il ricorso alla istituzionalizzazione ed all’ospedalizzazione. È un percorso complesso, soprattutto per la necessità di destrutturare un modello che si è formato in decenni, ma che ormai appare inattuale e inefficace per una risposta ai bisogni delle persone e delle comunità locali.

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