Prosperità e civiltà dipenderanno dalla nostra fede e responsabilità

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Ci sono situazioni che non si comprendono quando accadono nella generale indifferenza, mentre dovrebbero preoccuparci per quello che procurano. Prendiamo ad esempio l’esperienza fisco, guardandola dall’angolazione del cittadino e dei rappresentanti delle istituzioni.

Il cittadino contribuente assiste concretamente alla delusione ed evasione dei suoi concittadini e si comporta spesso come chi non stesse subendo alcun danno da questa illegalità, al pari di quando Comuni, Regioni, Stato,  sperperano i loro denari aumentando il debito pubblico. In questi frangenti sembrano disattenti, come se sperpero e maggiore debito dovessero essere accollati a persone di altre comunità di altre nazioni. Quando taluni chiedono attenzioni, le parole pronunciate, scivolano di dosso come se non fossero pronunciate.

In eguale modo succede sui temi complessi della Sanità, della scuola, delle amministrazioni in genere, della custodia dei fattori dello sviluppo, come per il funzionamento delle infrastrutture, l’efficienza dell’energia e dei servizi in generale. Il buon andamento di questi fattori, che insieme al fisco determinano la competitività delle nostre aziende dell’industria e dei servizi, il benessere economico del paese e la stabilità della occupazione dei lavoratore e la crescita di posti di lavoro, non viene valutato come fondamentale, tant’è che molte persone si fanno ancora prendere in giro da politici ciarlatani che i posti di lavoro possono crescere con leggi che ne stabiliscano l’esistenza.

È davvero da indagare perché ottengono successo, seppur momentaneo, quei politici che si distinguono per essere come trottole, ed in ogni giorno dell’anno, impegnati a raccogliere selfie, a girare le città con treni speciali, camper, pullman, per salutare e raccogliere consensi. Invece, quei pochi che svolgono il loro compito con diligenza non assentandosi mai nelle assemblee elettive, dedicando molto tempo a leggersi i dossier dei problemi, a studiare le soluzioni, ad intensificare i contatti con altri rappresentanti istituzionali per convincerli della bontà delle soluzioni trovate; per costoro non si mostra interesse.

Dunque c’è più di una cosa che non va, e la responsabilità non può che essere generalmente addebitata alla classe dirigente del paese che ha smarrito il senso della sua funzione. Basti assistere alla stucchevole situazione che vede Mario Draghi impegnato costantemente a provvedere ad ogni nostra urgenza in un quadro di compatibilità, mentre chi dovrebbe con lui condividere i pesi, si occupa di altro e non vede l’ora che sloggi da Palazzo Chigi, incuranti delle gravissime ripercussioni che si avrebbero.

Per una buona parte di questi attuali protagonisti della vita politica, l’Italia potrà andare avanti senza cambiamenti, come se debito pubblico, arretramento economico-produttivo, condizioni occupazionali, fossero slogan e non motivi per impegnarsi di più ed essere conseguenti con comportamenti radicalmente nuovi.

Anche i media e le agenzie culturali del Paese dovrebbero essere all’altezza della situazione e cambiare completamente verso riguardo alla loro funzione nella società complessa italiana. Noi invece che non perdiamo fede e speranza, non possiamo che augurare agli italiani un buon anno nuovo, raccomandando che questa esigenza dipenderà anche da ognuno di noi per far sì che la nostra comunità nazionale diventi più civile, prospera e responsabile.

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