Perché Dio ci parla senza imporci di ascoltarlo

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Nella Sacra Scrittura si afferma che il lavoro più vicino a Dio è quello del contadino, perché legato alla precarietà del tempo e delle stagioni; non a caso Gesù nel Vangelo di questa domenica, per descrivere quello che avviene in noi all’annuncio della Parola di Dio, prende ad esempio un uomo che semina il suo campo.

Ascoltare è la condizione per ricevere la fede. Ma ascoltare non è per niente facile perché tutti abbiamo l’attitudine di “vagliare” e di “scegliere”, secondo il nostro filtro, accettando quello che noi pensiamo giusto o che riteniamo ci possa servire, rifiutando troppo spesso ciò che non corrisponde ai nostri schemi…

Ascoltare è accogliere, molto diverso da udire o sentire: è richiesta l’umiltà di riconoscere che abbiamo da imparare, saper accettare che possiamo aver sbagliato ed essere disposti a cambiare, essere capaci di mettere al primo posto il Signore, dicendo come Pietro Signore da chi andremo? Solo tu hai Parole di vita eterna (Gv. 6,68). Accogliere la Parola significa metterla in pratica, nei fatti: non a caso in greco il verbo ascoltare è molto simile al verbo ubbidire.

Ieri, 11 luglio, abbiamo celebrato San Benedetto da Norcia, patriarca del monachesimo occidentale. I monaci seguono ancora oggi la sua Regola che, fondata sulla ricerca della volontà di Dio, realizzata con l’ascolto e l’ubbidienza, inizia proprio con queste parole: “Ascolta, figlio, le parole del maestro; inclina le orecchie del cuore”.

Tante volte noi poniamo come una barriera all’ascolto; diciamo “il Signore non mi parla”, oppure “non lo capisco”! C’è un motivo dietro questo apparente silenzio: Dio si fa sentire quando il nostro cuore è disposto davvero ad ascoltarlo, perché il Signore rispetta fino in fondo la nostra libertà. Non ci tratta da burattini, come qualche volta a noi piacerebbe tanto, per non avere la responsabilità di poter sbagliare.

Il Signore ci segue come un padre fa con suo figlio: indica la strada, ma lasciandoci liberi, anche di sbagliare e di allontanarci dalla Verità. Ma sono spesso proprio i nostri sbagli, se illuminati dalla Misericordia di Dio, che ci rendono un po’ umili, disposti ad ascoltare e ubbidire, tanto che possiamo finalmente dire al Signore che “Per me un giorno nei tuoi atri è più che mille altrove, stare sulla soglia della casa del mio Dio è meglio che abitare nelle tende degli empi” (Salmo 83,11).

Maria, la madre di Gesù, è la donna dell’ascolto, perché è l’umile per eccellenza: per questo alcuni eremiti nel secolo XII salgono sul monte Carmelo, fondando un Ordine sotto la guida della Vergine. Nasce la devozione alla Madonna del Carmelo, con lo Scapolare che riveste il cuore del cristiano che ricorre a Lei: la festeggeremo questa settimana. Anche noi chiediamo a Lei la Grazia di essere capaci di accogliere la Parola di Gesù come un dono, un ancora di Salvezza nel mare agitato della vita.

La Santa Vergine ci doni un po’ della Sua piccolezza, per accogliere anche noi il Signore nel nostro cuore, perché la Sua Parola porti quei frutti di vita e di amore di cui abbiamo tanto bisogno.

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