La sfida della bioetica

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Il nuovo Direttorio per la catechesi, presentato ieri in Sala Stampa Vaticana, affronta un amplissimo ventaglio di temi e principi che toccano tutti gli ambiti della vita “perché nessuno sia lasciato solo nel suo cammino di fede”. Il documento redatto dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, con l’approvazione di Papa Francesco, affronta la questione delle sfide del linguaggio e del “modello comunicativo profondo ed efficace”; della famiglia come soggetto attivo di evangelizzazione e luogo naturale per vivere la fede; della “cultura digitale” che “ha una valenza che risente della globalizzazione in atto e ne determina lo sviluppo”; della “Cultura dell’inclusione” e dell’accoglienza per i soggetti più deboli e del contrasto alla “cultura dell’istantaneo”.

Con questa ricchezza di spunti e approfondimenti si vuole dunque parlare agli uomini e alle donne del nostro tempo. Con la stessa chiarezza il Direttorio raccomanda una catechesi ben preparata e approfondita sulle questioni della bioetica e dell’antropologia umana. Carità e verità continuano quindi a sostenersi a vicenda. Il testo valorizza il sapere scientifico che si coniuga con la fede ma parte dal presupposto che “non tutto ciò che è tecnicamente possibile è moralmente ammissibile”. “Serve considerare la dimensione etica della ricerca e delle sue applicazioni – si legge sul documento -. Infatti, un’azione tecnicamente efficace potrebbe essere in contraddizione con la dignità della persona”.

Il pensiero va inevitabilmente alle tante tecniche di eugenetica, selezione degli embrioni, commercio dei gameti e alla surrogazione della maternità, che riducono l’essere umano e la vita nascente a mero oggetto di mercimonio. Insomma l’uomo non può giocare a fare il creatore pur dovendo riconoscere che la ricerca scientifica è una risorsa per tutta la comunità umana: “È importante distinguere con attenzione la differenza tra intervento terapeutico e manipolazione. La terapia per correggere le anomalie genetiche sarà lecita purché promuova il bene della persona senza intaccare la sua identità e integrità; in questo caso non si altera la natura umana. L’intervento terapeutico sulle linee somatiche è conforme alla dignità della persona, mentre quello sulle linee germinali, alterando l’identità della specie umana, è incompatibile con il rispetto della persona”.

Nella cornice dell’attualità che siamo vivendo, non meno importante è il paragrafo dedicato all’ideologia gender. Il Direttorio lancia un monito circa la cultura gender che intende cancellare il dato dell’identità sessuata maschile e femminile, per sostituirlo con quella che, lo stesso documento pontificio, definisce “una costruzione sociale che si decide autonomamente, svincolata totalmente dal sesso biologico”. “L’identità di genere – si legge ancora nel testo-, secondo tale posizione, non è più un dato originario che l’uomo deve accogliere e riempire di senso […]. Invece, secondo il racconto biblico della creazione, l’uomo è stato creato da Dio come maschio e come femmina”.

I chiarimenti del Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione non hanno ovviamente alcun intento discriminatorio: “La Chiesa è ben consapevole della complessità delle situazioni personali vissute, a volte, in modo conflittuale. Essa non giudica le persone, ma invita ad accompagnarle sempre e in qualsiasi situazione”. L’integrità della persona resta dunque al centro di tutta la catechesi rilanciata dal Direttorio. Da qui discende anche il dovere di formare i catechisti sulle questioni relative alla vita, “richiamando la necessità di prestare attenzione alle sfide poste dagli sviluppi della scienza e della tecnologia e facendo emergere gli elementi fondamentali per l’annuncio della fede: Dio è il riferimento iniziale e ultimo della vita, dal suo concepimento alla morte naturale; la vita va accolta in qualsiasi condizione, perché redenta dal mistero pasquale di Gesù Cristo”.

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