LUNEDÌ 30 LUGLIO 2018, 00:02, IN TERRIS

I complici della tratta

DON ALDO BUONAIUTO
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Fari delle auto puntati su alcune delle schiave del racket
Fari delle auto puntati su alcune delle schiave del racket
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l dramma della Tratta di giovanissime donne, di cui il 37% minorenni, arrivate in Italia con la promessa di un lavoro normale, sembra non interessare più di tanto. Le vediamo lungo i marciapiedi d’Italia e in alcune zone sono presenze radicate da molti decenni nell’apparente impossibilità di affrontare il fenomeno, proprio a partire da queste zone a luci rosse. Purtroppo, le uniche luci che le illuminano sono i fari delle macchine, puntati addosso per scrutarle prima di essere reclutate e pagate dal cosiddetto “cliente”, primo responsabile di questa ignobile schiavitù. Questi uomini, di ogni età, si muovono imperterriti beffandosi dello Stato, senza temere i controlli delle Forze di polizia, e sapendo che le autorità non possono fare niente per bloccarli.

In Italia non è proibita la prostituzione bensì il favoreggiamento e lo sfruttamento. I clienti, di fatto, favoriscono questo mercato: solo colpendo la domanda, come avviene nei Paesi nordici, è possibile iniziare a smantellare i tanti giri di affari delle organizzazioni criminali. I politici, però, non sono consapevoli di quale sciagura si consumi sulle strade così come nei tanti bordelli al chiuso, dagli appartamenti a certi privé, dagli alberghi a certi scantinati etc... Addirittura, c’è chi pensa alla legalizzazione del meretricio come la via per risolvere questo strazio! Eppure, basterebbe ascoltare le polizie della Germania e dell’Olanda per capire come quelle donne in vetrina o nei luoghi regolamentati hanno il racket alle spalle; il “protettore” è costantemente presente nei giri della prostituzione e difficilmente una donna riesce ad autogestirsi senza avere qualcuno che la “protegga” e quindi che la utilizzi distruggendole l’esistenza.

Andando sulle strade italiane da oltre vent’anni per tentare di recuperare queste ragazze, non ne ho mai sentita una dire di essere felice e contenta a vendersi come un oggetto sul marciapiede. E' arrivato il momento di effettuare un grande pressing contro i trafficanti e gli sfruttatori di donne; è ora di fare un salto di qualità: bisogna fermare la domanda! Ciò, gradualmente, porterà anche a un cambiamento culturale e di mentalità a favore delle nuove generazioni che avranno la possibilità di comprendere che le relazioni più intime non si acquistano ma casomai si conquistano. L’urgenza oggi è data da oltre centomila donne sulle strade, di cui circa il 40% nigeriane e le altre proveniente dai Paesi dell’Est. Persone che devono essere liberate, non spostate; esseri umani che vanno aiutati, non consolati o beffeggiati! Prima bisogna impegnarsi a liberare le donne schiavizzate ma si deve anche da subito trattare il complesso tema di chi pensa sia naturale farsi usare per dieci o venti volte al giorno in cambio di denaro o altro ai fini di prestazioni sessuali. Ebbene, noi della Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi - quell’infaticabile sacerdote che ho avuto il privilegio di seguire per tanti anni e per tante notti - chiediamo ai governanti di non essere tolleranti con gli schiavisti e coloro che permettono questo ignobile mercato.

Mi appello a questo nuovo Governo perché si possa intensificare il contrasto agli sfruttatori delle donne rese schiave adottando ogni misura per fermare "i clienti" e la domanda fonte e causa di ogni sfruttamento a scopo sessuale. Venite a conoscerle e ascoltarle, così come ha fatto Papa Francesco commuovendosi profondamente e come fece ancor prima il Papa San Giovanni Paolo II che, nell’anno giubilare del 2000, accolse il nostro don Oreste con Anna. Lei, una ragazza che ora non c’è più, raccontò a Wojtyla la sua sventura… e piansero insieme in quella piazza! E' stato così triste e vergognoso sentire, da un altro personaggio della scorsa legislatura, che i proventi della prostituzione farebbero crescere il Pil nazionale. Non auguro a nessun genitore di avere una figlia italiana che un giorno gli dirà di aver trovato un lavoro in regola, magari in un centro commerciale, come prostituta. Per favore, siamo seri e mai disumani! Si è complici della tratta quando non si lavora per informare le popolazioni delle terribili conseguenze di lasciar partire le proprie figlie. E, ancora, si diventa complici delle mafie quando le istituzioni fanno finta di non capire ciò che accadrà alle proprie giovanissime connazionali lasciandole andare. La tratta delle donne costrette a prostituirsi è sotto gli occhi di tutti e chiunque possa cooperare per spezzare le loro catene si faccia avanti. 

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