Giovani da imitare

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In una delle città più ricche del mondo migliaia di giovani occupano le strade del centro chiedendo l’autonomia da Pechino. Questi ragazzi sorprendono il pianeta: pur sapendo i gravi rischi che corrono e le conseguenze di una tale sommossa scelgono di non lasciarsi intimidire. Le loro manifestazioni sono pacifiche, senza violenza alcuna, eppure stanno avendo un impatto e una forza senza precedenti. Hong Kong diventa un esempio per i tantissimi altri giovani che in diverse parti del globo spesso tacciono o appaiono del tutto assenti dinanzi ai problemi sociali del proprio Paese.

Lì dove la democrazia è viva e vivace gli studenti sembrano anestetizzati o assopiti dalle molteplici distrazioni e dai tanti palliativi regalati a buon mercato dal business imperante. Lì dove la comunicazione sembra essere così presente e senza censure scopriamo il sovraffollamento di messaggi e notizie inutili e distorte. Il sistema occidentale promuove l’ignoranza nelle scuole e la più totale apatia. La psicosi collettiva consiste nel terrorizzare – in modo subdolo – le nuove generazioni sulle conseguenze di qualunque azione di contrasto rispetto all’omologazione imposta dall’apparato. Molte delle forme di contestazione che a volte emergono anche in Italia si rivelano in realtà all’interno di un disegno preordinato dagli adulti.

Intanto il governo cinese continua a dare ultimatum e manganellate chiedendo al resto del mondo di non intromettersi: una scena già vista, e che potrebbe provocare realmente incidenti tragici e disumani. Sulla rete, nonostante il boicottaggio, circolano foto di attivisti cinesi con la maglietta nera e i nastri gialli che sono diventati il simbolo dei manifestanti; quella stessa maglia indossata ogni anno come segno di lutto nell’ex colonia britannica per ricordare il massacro degli studenti di piazza Tienanmen.

La rivoluzione pacifica di Hong Kong dovrebbe diffondersi nelle tante strade di un’Europa addormentata, tesa a proteggere i poteri forti più che a costruire un futuro per i propri figli dando loro gli strumenti per autodeterminarsi. Esattamente ciò che chiedono in Asia.

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