“Educare è molto più che istruire”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:22

Tre giornate sul ruolo dell'educazione per prevenire i fenomeni di radicalizzazione religiosa, politica e sociale nelle società multiculturali e per promuovere l'integrazione. Si è aperto ad Arezzo, nel campus universitario del Pionta, il “Festival dell'educazione“, organizzato dal Dipartimento di Scienze della formazione, scienze umane e della comunicazione interculturale dell'Università di Siena. Educare e istruire sono due concetti non sovrapponibili. Secondo la definizione dell’Enciclopedia italiana, in generale, educare equivale a promuovere con l’insegnamento e con l’esempio lo sviluppo delle facoltà intellettuali e delle qualità morali di una persona, specialmente di giovane età, con precetti e con l’esempio. Educare, inoltre, significa sviluppare e affinare le attitudini e la sensibilità. Istruire, invece, equivale a far apprendere, con un insegnamento teorico o pratico, nozioni di una materia, un’arte o particolare attività.

Emergenza educativa

Educare è molto più che istruire. “Aprire la mente e il cuore alla realtà”, raccomanda papa Francesco. I giovani si trovano spesso davanti a figure adulte demotivate e poco autorevoli con la conseguenza che la famiglia, primo luogo dell’educazione, è lasciata sola a fronteggiare compiti enormi nella formazione della persona, senza il contesto favorevole e adeguati sostegni culturali, sociali ed economici. Per questo la Chiesa cerca, il rilancio di una comunità educante in una sfida che sembra pressoché impossibile. Con gli orientamenti pastorali 2010-2020, pubblicati in “Educare alla vita buona del Vangelo”, i vescovi italiani pongono l’emergenza educativa al centro della propria missione, per rispondere anche al “degrado” e alla “situazione disperata” delle istituzioni civili preposte all’istruzione. I vescovi, per contrastare la perdita di valori della società secolarizzata, chiamano all’appello genitori e insegnanti, politici, imprenditori.

La lezione di Lampedusa

Il primo appuntamento, alle ore 11,30 in aula magna, è stato con Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa che negli ultimi anni 30 ha soccorso migliaia di migranti sbarcati sull'isola, neoeletto al Parlamento europeo.  Pietro Bartolo, prendendo spunto dal suo ultimo libro “Le stelle di Lampedusa”, dedicato alle storie di bambini migranti che ha incontrato occupandosi del poliambulatorio dell'isola, ha raccontato  storie drammatiche che hanno commosso chi le ha ascoltate. Pietro Bartolo è conosciuto al grande pubblico anche per essere stato tra i protagonisti del pluripremiato documentario “Fuocoammare” di Gianfranco Rosi, riferisce l’AdnKronos. Alle ore 17,30 l'intervento dell'imprenditore Brunello Cucinelli sul suo capitalismo neo-umanistico, descritto nel volume “Il sogno di Solomeo”, e alle ore 19 quello con Ernesto Galli della Loggia sulla storia dell'istruzione italiana e su come la scuola può contribuire alla costruzione di una società multiculturale, partendo dal suo ultimo libro “L'aula vuota”.

Contro i pregiudizi

La seconda giornata del Festival, martedì 4 giugno, si aprirà con la prima performance ad Arezzo di “Human Library“, progetto internazionale creato in Danimarca nel 2000 dalla ong “Stop the violence”. Nella Human Library si possono prendere in prestito persone in carne e ossa che raccontano la parte della loro storia che più spesso suscita diffidenza e pregiudizio per aiutare il “lettore” a superare i propri pregiudizi verso diversità di origine etnica, di genere, di fede, di stili di vita.  I “bibliotecari” della Human Library offriranno ai lettori che vorranno partecipare a questa esperienza alcuni titoli, corrispondenti ciascuno a un “libro vivente”. Seguirà l'incontro con Ivano Dionigi (ore 17,30), presidente di Almalaurea e della Pontificia Accademia di Latinità e autore del libro “Osa sapere. Contro la paura e l'ignoranza”, nel quale ricorda anche la lezione di Roma, che divenne grande aprendosi ai nuovi popoli e riconoscendo cittadini (cives) gli stranieri, i “nemici” (hostes). Il professor Dionigi invoca l'urgenza del “pensiero lungo” e del dialogo tra i saperi: un nuovo umanesimo da affidare anzitutto alle università e a coloro che intendono professare la conoscenza, la verità, la pietà. La serata si concluderà alle 19 con la giornalista e regista Francesca Mannocchi, autrice di reportage da Iraq, Libia, Libano, Siria, Tunisia, Egitto, Afghanistan e vincitrice del premio Giustolisi con un'inchiesta sul traffico di migranti e sulle carceri libiche oltre che del Premiolino. Per Einaudi ha pubblicato “Io Kahled vendo uomini e sono innocente”, storia di un trafficante di esseri umani che racconta la tragedia dei migranti, carnefice e vittima anche lui del ricatto del suo Paese.

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