I 12 covi a Milano della “setta del sesso”. Case in centro e uffici di notai

La setta opera dal 1990 e, secondo gli inquirenti, avrebbe sfruttato decine di bambine, ragazze e donne per motivi sessuali ed economici

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:05

L’impianto accusatorio è stato definito dalla Dda che ha coordinato le indagini della squadra mobile. A Milano un uomo di 76 anni sarebbe stato il capo di una setta. L’attività investigativa ha portato ad indagare 26 persone. Sarebbe emerso, riferisce il Corriere, che dal 1990 la setta occulta avrebbe circuito a Milano decine di bambine, ragazze e donne. Provocando nelle vittime gravi problemi psichici. Oltre alla privazione delle loro libertà individuali. Delle vere e proprie schiave costrette a subire atti sessuali e non solo. Le donne, infatti, dovevano versare denaro all’organizzazione. E cedere immobili alla setta.

Setta occulta

Gli adepti, secondo l’accusa, agivano in 12 covi, appartamenti o attività commerciali, sparsi per la città di Milano. Qui individuavano le vittime, per lo più persone fragili e con problemi, e le spingevano ad entrare nel gruppo. L’organizzazione poteva contare su una ben strutturata rete di complici impegnati nella ricerca e nell’”arruolamento” di schiave. Tra i luoghi usati dalla setta ci sono uffici di professionisti tra cui notai e commercialisti, una bottega di artigianato, erboristerie e una scuola di danza.

Rete diabolica

Il reclutamento sarebbe avvenuto in luoghi di aggregazione. Gli aderenti alla setta individuavano le personalità più fragili. Poco alla volta conquistavano la loro fiducia. E le intrappolavano in quella rete diabolica fatta di depravazione e sfruttamento economico. Le vittime subivano rituali che prevedevano svestizioni e violenze sessuali.

 

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: [email protected]
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.