Coppola riscrive il Padrino Parte Terza

La trilogia più famosa al mondo rivive una nuova fine sospesa tra morte e redenzione, come il suo protagonista

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:24

Francis Ford Coppola: tanto acclamato per il suo Padrino, tanto discusso per la sua “Parte Terza”. Il finale della trilogia sulla mafia italiana realizzata dal regista di origini lucane non è mai stato apprezzato dalla critica e forse anche per questo che trent’anni dopo Coppola ci riprova e si prepara a distribuire in un numero limitato di sale e in home video il “director’s cut” del terzo e ultimo episodio del Padrino.

Una nuova fine

Anche il titolo è stato modificato: “Mario Puzo’s The Godfather Coda: The Death of Michael Corleone” rende omaggio allo scrittore e co-sceneggiatore ripristinando quello scelto da entrambi e che fu invece cambiato dalla Paramount per richiamare il successo delle prime due pellicole. 

La trama imperniata sui temi della mortalità e della redenzione. “Coda” comincia adesso andando “in medias res” con la scena in cui Michael Corleone (Al Pacino) negozia un prestito multimilionario con la Banca Vaticana, mentre alla fine, anziché far morire l’anziano Padrino, il nuovo montaggio lo mostra vecchio ma vivo: “Quando i siciliani ti augurano ‘Cent’anni’… significa ‘lunga vita’… E un siciliano non dimentica mai”, si legge sullo schermo prima dei titoli di coda.   

Il nuovo finale lascia Michael Corleone in un ‘purgatorio’ di sua totale creazione: “Lasciare Michael in vita è la vera tragedia“, ha commentato Al Pacino dando, assieme a Diane Keaton (la moglie di Michael, Kay Adams), il suo imprimatur al “director’s cut”.   

La storia della trilogia campione di record

I primi due “Padrini”, usciti nel 1972 e 1974, hanno collezionato nove Oscar e quasi un miliardo di dollari di incassi. “Parte Terza, con sette nomination ma nessuna statuetta e un box office di 136 milioni, è sempre stato considerato la cenerentola della trilogia. 

Coppola era stato tirato per i capelli nell’impresa dopo i flop di “Cotton Club” e il musical “Un Sogno Lungo Un Giorno”. “Avevo bisogno di soldi per uscire da una crisi in cui avevo perso quasi tutto”, ha spiegato il regista al New York Times. La Paramount premeva per uscire nelle sale per Natale 1990. Coppola rispettò gli impegni, ma al debutto del film la critica fu spietata: “Non solo una delusione, ma un fallimento di proporzioni tali che spezza il cuore”, scrisse il Washington Post.

A trent’anni da questi commenti, il regista di uno dei film più famosi al mondo, cerca il riscatto e, perchè no, un nuovo successo.

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