Paola, la mamma che ha commosso il mondo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 1:26

Mirko Vicini era un giovane di 30 anni, originario con la sua famiglia di Trefiumi, una frazione del comune di Monchio delle Corti dove si era diplomato frequentando l'Istituto Calvino. E, insieme alla sorella e ai suoi genitori, in quel paesino tornava spesso. Solo poco tempo fa, Mirko era stato assunto per pochi mesi in servizio presso l'isola ecologica della sede distaccata di Amiu, situata sulle sponde del torrente Polcevera e schiacciata dal Ponte Morandi, crollato in parte proprio su quei capannoni: lì, fra quelle macerie, il giovane è stato ritrovato privo di vita, l’ultimo disperso della catastrofe; insieme a Mirko c'era un suo collega, Bruno Casagrande, anche lui sepolto dalle macerie del Morandi.

Mirko era un giovane “molto intraprendente e determinato che aveva trovato – come si apprende dall’Ansa -per la seconda volta un lavoro stagionale all'Amiu. Segno che era piaciuto all'azienda. Alla vigilia di Ferragosto era di nuovo lì, in azienda, e con il collega stava muovendo i furgoni e l'autospurgo sotto il diluvio che martedì, dopo tanto sole, aveva deciso di squarciare la caldissima estate genovese. La pioggia rendeva tutto più difficile, toglieva visibilità, inzuppava in un istante. Batteva forte sulla tettoia di ferro sistemata a protezione dai detriti del ponte e il rumore copriva quasi le parole”. Dopo il crollo del viadotto, sono state tante le speranze e le attese, a partire da quelle della mamma di Mirko, Paola che, subito dopo aver appreso la notizia del disastro, si era precipitata accanto a quelle macerie, osservando il lavoro dei vigili con il cuore gonfio di dolore e di preghiera. E' stata l’attesa più lunga e commossa anche per i soccorritori che si sono presi cura di mamma Paola, la quale non si è mai voluta mai distaccare neanche per un attimo dalle rovine del ponte: sempre lì, giorno e notte in un angolo a fissare quel cumulo di pietre.

I Vigili del fuoco sono stati dei veri angeli custodi per mamma Paola, a cui hanno rivolto le più grandi attenzioni per sostenerla in questa grande disperazione cercando, finché possibile, di offrirle conforto e consolazione. Fino al momento più straziante, quando le hanno dovuto comunicare la tragica notizia della morte di suo figlio. Lei è scoppiata a piangere e si è alzata. Per tutti questi giorni – come riportato dall’agenzia Ansa – era rimasta seduta in un angolo a piangere e a guardare le squadre dei Vigili del fuoco che con i cani si spostavano sui cumuli di macerie. Ogni tanto li fermava per chiedere se avevano sentito qualcosa. La sua casa è vicino al viadotto crollato ma è rimasta lì. Le hanno dato una coperta e una branda e lei non si è più mossa. Con il compagno Luciano erano stati fra i primi ad arrivare davanti ai pezzi del ponte collassato. 

Anche il Corriere della Sera ha raccontato questa storia così commovente, per la forza di questa mamma che non si è mai arresa fino all’ultimo momento. “La disperazione di Paola è la stessa di Graziano, suo ex marito e padre di Mirko – racconta il quotidiano -. L’altro giorno è venuto ai piedi del Morandi a parlare con i Vigili del fuoco. Pochi minuti per capire che non sarebbe stato né facile né veloce raggiungere il corpo di suo figlio. 'Grazie per il lavoro che fate', li ha salutati mentre se ne andava abbracciato alla sua attuale compagna. Aveva gli occhi lucidi e la testa bassa. 'C’è mio figlio là sotto', ha detto con un filo di voce ai giornalisti che lo hanno avvicinato. 'C’è un pilastro grosso ed è lì, sotto le macerie. L’hanno individuato ma adesso devono studiare come spostare tutto… Era un ragazzo giovane'”. 

Purtroppo non c’è stato nulla da fare, nonostante la straordinaria professionalità dei Vigili del Fuoco che hanno potuto restituire anche a questi genitori il loro giovane figlio ormai privo di vita, l’ultimo disperso. Quello spazio coperto di macerie, in questi lunghi giorni e notti, era diventato anche il luogo di una famiglia allargata, con mamma Paola, donna esemplare che ha allargato il cuore di tutti i vari soccorritori uniti in quell’unica esile speranza. Le cure e le premure, le attenzioni sincere hanno dato un po’ di calore e di umanità dinanzi a un dramma che, tuttora, ci lascia increduli, sconvolti. Ora mamma Paola, e tutti gli altri parenti di Mirko e delle altre 42 vittime possono solo ricordare i proprio cari e cercare di ricominciare per rialzarsi con forza. E devono farlo anche per questi figli che gridano chiedendo giustizia e verità.

 

                           

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