Accusati di usura e truffa, assolti 5 ex dirigenti di American Express

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:26

Il fatto non sussiste. Per questo il Tribunale di Trani ha assolto cinque ex dirigenti di American Express dalle accuse di truffa ed usura ai danni di alcuni cittadini della provincia di Barletta Andria Trani, in relazione all'elargizione di prestiti attraverso il rilascio di carte di credito del tipo revolving. Secondo l'accusa, sui prestiti realizzati attraveerso la Gold Credit Card American Express, venivano applicati tassi di mora usurari. La notizia è stata diffusa dall'ufficio stampa dell'American Express. 

L'avvocato Bruno Assumma: “Una vittoria sotto tutti i punti di vista”

“Il risultato ottenuto oggi è di grande soddisfazione – ha afferamto l'avvocato Bruno Assumma che ha assistito, insieme ad altri penalisti, i cinque manager assolti – E' stata una vittoria sotto tutti i punti di vista. Si è trattato di un processo molto tecnico che ha visto impegnata la Procura della Repubblica di Trani nella persona del Sostituto Procuratore, il dott. Ruggiero, particolarmente preparato in questo tipo di reati”. 

Gli assolti

Dopo aver accertato che il fatto non sussiste, il Tribunale di Trani ha disposto l'assoluzione di Daniele Di Febo e Melissa Peretti, in qualità di dirgenti – all'epoca dei fatti – dell'area prodotti carte e area compliance di American Express, e gli allora manager della società Giglio Del Borgo, Massimo Quarra e Francesco Fontana. 

Il caso

L'inchiesta era stata avviata nel 2008 in seguito alla denuncia di un cittadino di Molfetta che, a fronte di un prestito di 2.600 euro, non avendo pagato una rata di 129,43 euro, si era visto recapitare una richiesta di 686,54 euro. Una richiesta di pagamento superiore di cinque volte rispetto alla rata non pagata e calcolata ad un tasso di interesse di mora ritenuto dal pm inquirente Michele Ruggiero superiore alla soglia fissata dalla legge antiusura. I cinque imputati, ora scagionati, secondo l'accusa avevano piazzato sul mercato le carte revolving facendo sottoscrivere ai clienti contratti con clausole poco chiare sugli interessi di mora. 

 

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