La strage silenziosa nelle Rsa. L’appello di don Buonaiuto al Governo e alle Regioni

13 decessi in pochi giorni nella casa di riposo "Vittorio Emanuele II" di Fabriano. Il boom nazionale di casi e l'appello al governo di don Aldo Buonaiuto: "Gli ospiti positivi al Covid vanno subito trasferiti in ospedale"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:05
Nonostante l’encomiabile impegno dei tanti operatori impegnati all’interno delle RSA c’è un grido di aiuto che sembra non trovare ascolto. E’ quello di queste strutture nelle quali divampano focolai di Covid che provocano strazianti picchi di letalità.  E’ in costante e inesorabile aumento il numero dei nuovi positivi e dei decessi (riportati quotidianamente dai bollettini delle Regioni) nelle Residenze sanitarie assistenziali. Don Aldo Buonaiuto, sacerdote di frontiera dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, lancia un accorato appello al governo e alle Regioni.
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Un’anziana in una Rsa (immagine di repertorio)

L’appello di don Buonaiuto per le Rsa

Occorre intervenire subito per trasferire negli ospedali gli ospiti delle Rsa positivi al Covid. Le Rsa non sono strutture mediche, bensì case sociali nelle quali trascorrono la terza età migliaia di italiani. E dove è impossibile fornire quell’assistenza continuativa e specialistica che invece è indispensabile in una condizione grave come la positività al Covid- afferma a Interris.it don Buonaiuto-. Si tratta di soggetti fragili e quasi sempre affetti da altre patologie croniche, perciò hanno bisogno immediatamente di cure in strutture sanitarie specializzate. Lasciare nelle Rsa gli ammalati di Covid significa condannarli a morte. Sono i soggetti più vulnerabili e perciò vanno subito ricoverati in ospedale appena emerge la loro positività. Le istituzioni, ai vari livelli, devono farsi carico di una decisione tempestiva che non può che essere un ordine di trasferimento in ospedale”. Puntualizza don Buonaiuto: “La strage silenziosa nelle Rsa è una terrificante condizione diffusa in tutta Italia e chiama in causa fondamentali ragioni umanitarie e di salute pubblica. Nonostante le cure e le attenzioni degli operatori delle Rsa, la situazione è inaccettabile. E in condizioni di emergenza bisogna dare risposte appropriate. Attorno alla tragedia individuale e collettiva che si consuma nelle Rsa si è determinato un angoscioso vuoto, alimentato anche dalla necessaria chiusura delle residenze alle visite dei familiari. Nelle Rsa gli anziani positivi al Covid non possono essere curati come è dovere civico fare. E’ un diritto per chi tanto ha contribuito al benessere generale non essere abbandonato nell’indifferenza e nella mancata presa in carico da parte delle autorità sanitarie territoriali e nazionali”.

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Il caso Fabriano

E’ la tragedia in corso alla casa di riposo “Vittorio Emanuele II” di Fabriano, in provincia di Ancona, dove in due giorni sono morti sette anziani (tredici in totale di due settimane). Qui sta colpendo in modo estremamente violento l’onda di decessi che sconvolge le residenze sanitarie assistenziali in tutta Italia. Invoca don Buonaiuto che è parroco proprio nel comune marchigiano: “Per la Rsa di Fabriano nello specifico il governo e la Regione Marche intervengano immediatamente perché non prosegua questa strage silenziosa degli innocenti. Mi appello al ministro della Salute, Roberto Speranza e al presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli affinché non scenda un silenzio di morte sui più fragili dei nostri fratelli. Ognuno di loro è nostro genitore ed evangelicamente ha diritto di ricevere la nostra attenzione e le più sollecite e qualificate cure. Non si chiede per carità ciò va fatto per giustizia. La dignità della persona non consente ritardi,. contrattazioni e rimpalli di responsabilità. La gente non dimenticherà ciò che non viene fatto a questi piccoli. Gli anziani ammalati di Covid nelle Rsa non possono più aspettare“.

Intervenire subito

A far proprio e a rilanciare l’appello al governo di don Aldo Buonaiuto è anche il professor Girolamo Sirchia, scienziato di fama internazionale. L’ex ministro delle Salute, intervistato da Interris.it, invoca un “cordone sanitario” che spezzi la catena delle infezioni e ponga fine al “silenzio tombale che avvolge le Rsa. “C’è un’inaccettabile coltre di silenzio e indifferenza che avvolge il dramma collettivo che si sta consumando in ogni regione- sostiene il professor Sirchia-. La sconcertante situazione della casa di riposo di Fabriano dimostra l’assoluta urgenza che le residenze sanitarie assistenziali (Rsa) entrino a far parte del Servizio sanitario nazionale (Ssn)”.  Lombardia, Marche, Puglia, Trentino, Abruzzo: sono decine i cluster scoppiati nelle Rsa. Anziani e operatori sanitari colpiti nel vuoto di adeguate risposte istituzionali. Intanto paesi come il Giappone e la Germania attuano piani straordinari per la protezione degli anziani in pandemia.

 

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© MICHELE RICCI LAPRESSE

Terra di nessuno

“In Italia stiamo pagando il prezzo altissimo della mancata messa in sicurezza delle residenze sanitarie assistenziali che nella prima ondata sono stati i luoghi più duramente colpiti dall’emergenza sanitaria”, sottolinea a Interris.it l’ex ministro della Salute. Perciò “le Residenze sanitarie assistenziali devono entrare a far parte del Servizio sanitario nazionale (Ssn). Ora di fatto le Rsa non sono di nessuno e sono affidate in gran parte ai privati. A parte il nome, non c’è nulla di sanitario in queste strutture per anziani e disabili”. Dunque, avverte Sirchia, “le Rsa vanno inserite in una rete territoriale. Qui vivono soggetti particolarmente fragili. Uomini e donne vulnerabili che hanno costante bisogno di essere monitorati da personale medico e paramedico”. Oggi, precisa, “purtroppo non è così”.
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Rsa ai margini

Precisa Sirchia: “Nelle residenze sanitarie assistenziali i medici non visitano frequentemente gli ospiti e il personale infermieristico è presente a rotazione. Si tratta spesso di cooperative di paramedici. Ciò non garantisce un livello di assistenza e di cura adeguato a persone in condizioni di conclamata necessità. In sostanza le Rsa sono luoghi delicatissimi, eppure, inspiegabilmente, sono lasciati ai margini del Servizio sanitario nazionale”. Colpa di “ritardi e lacune”. Quindi “per garantire la necessaria assistenza ai loro ospiti, le Rsa dovrebbero essere subito collegate sul territorio alle case della salute. Il Paese deve prendersi cura dei più deboli”. E in invece “le Rsa sono una via di mezzo tra un albergo e un ospizio. C’è una grave carenza al loro interno di assistenza sanitaria. Ciò è inaccettabile perché, in piena crisi Covid, sono in pericolo persone che spesso hanno malattie croniche. Stanno insieme nelle residenze e così si contagiano anche per effetto delle loro difficoltà cognitive. Servirebbero un medico fisso in ciascuna Rsa”, ribadisce Sirchia.

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