Giusy Versace: “La disabilità non è una disgrazia. Ecco come la fede mi ha salvata”

A pochi giorni dall'inizio delle paralimpiadi di Tokyo, l'intervista all'atleta paralimpica di Rio 2016 Giusy Versace su sport, disabilità e fede

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:01

Hanno preso il via, lo scorso 24 agosto, le Paralimpiadi di Tokyo, la principale kermesse al mondo di gare agonistiche tra atleti con disabilità varie. Come per le Olimpiadi ‘classiche’, anche a Tokyo gareggiano atleti di ogni Nazione in diverse competizioni, dall’atletica al sollevamento pesi, dal fioretto al nuoto.

Gli auguri e il “Grazie” del Papa

Ma a differenza dell’Olimpiadi, gli atleti paralimpici hanno una marcia in più: gareggiano con un handicap fisico. Un ‘valore aggiunto’ riconosciuto anche da Papa Francesco che, al termine dell’udienza generale del 25 agosto, ha salutato gli atleti paralimpici in Giappone dicendo loro: “Invio il mio saluto agli atleti e li ringrazio perché offrono a tutti una testimonianza di speranza e di coraggio“.

Testimonianza di speranza e coraggio, ma anche di resilienza, di buona volontà e – non ultimo – di grande fede. Sono alcune delle caratteristiche che vengono in mente approfondendo la figura di Giusy Versace, nota atleta paralimpica ma anche scrittrice, ballerina, conduttrice televisiva e politica; nonché fondatrice di una onlus, la Disabili No Limits, che già nel nome la rappresenta. Perché Giusy i limiti imposti dalla disabilità – e dai tanti luoghi comuni che i disabili vivono quotidianamente sulla propria pelle – li ha battuti tutti, da campionessa nella vita (come in pista) quale è. Anche grazie a una fede forte, vissuta, concreta; forgiata dalla sofferenza di ritrovarsi, improvvisamente, senza più le gambe.

Una storia importante

Reggina di origine e Milanese di adozione, Giuseppina Versace, detta Giusy, nasce a Reggio Calabria il 20 maggio 1977 e vive nella città dello Stretto fino a quando, all’età di vent’anni, il lavoro e la vita la portano prima a Londra e poi a Milano.

Il 22 agosto del 2005, durante una trasferta di lavoro, Giusy ha un terribile incidente automobilistico sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria, nel quale perde entrambe le gambe. Un evento che rimette tutto in gioco ma che per lei non ha mai avuto il significato di una resa.

Nel 2010 inizia a correre con le protesi in carbonio e diventa la prima atleta italiana della storia a correre con amputazione bilaterale. In 7 anni colleziona ben 11 titoli italiani e segna diversi record nazionali sui 60, 100, 200 e 400 metri. Entra nel gruppo sportivo delle Fiamme Azzurre e nel 2016 vince le sue prime medaglie internazionali (Campionati Europei: Argento sui 200m e Bronzo sui 400m). Nello stesso anno raggiunge il suo più grande obiettivo e partecipa alle Paralimpiadi di Rio, entrando in finale nella gara dei 200m. [Nel video a inizio pagina, la presentazione dell’atleta fatta dal Comitato Italiano Paralimpico (CIP) poco prima di Rio 2016, ndr].

Giusy Versace a Rio 2016

La Disabili No Limits Onlus

Nel 2011 fonda la Disabili No Limits Onlus, un’associazione no profit nata per donare a persone disabili, che vivono condizioni economiche svantaggiate, ausili per attività quotidiane e sportive come sedie a ruote ultraleggere e protesi in fibra di carbonio, ad oggi non previsti dal Sistema Sanitario Nazionale (ASL).

Nel 2013 scrive la sua prima autobiografiaCon la testa e con il cuore si va ovunque“, libro che oltre ad essere diventato un best seller (edizione Oscar Mondadori), nel 2017 ha ispirato il regista Edoardo Sylos Labini che lo ha trasformato in uno spettacolo teatrale in prosa, musica e danza.

Dal 2014 è ambasciatrice della campagna internazionale di promozione dell’integrità sportiva tra i giovani “Save the Dream” insieme ad altri sportivi di fama internazionale tra cui Alex Del Piero.

La vittoria a Ballando con le Stelle

Nello stesso anno vince la 10° edizione di Ballando con le Stelle in onda su Rai 1 e nel 2015 debutta nella conduzione di programmi televisivi: Alive – La forza della Vita su Rete 4 e La Domenica Sportiva su Rai 2 per la stagione 2015-2016. Sempre nel 2015, Giusy interpreta l’Aquila al Carnevale di Venezia, simbolo di forza e coraggio. E’ la prima atleta paralimpica a farlo.

Nel 2017 la Versace è protagonista anche a teatro al fianco del ballerino Raimondo Todaro e del musicista e cantante Daniele Stefani portando in scena uno spettacolo di prosa, musica e danza tratto dalla sua autobiografia.

Giusy Versace vince Ballando con le Stelle insieme al ballerino Raimondo Todaro

La scesa in politica

Nel gennaio 2018 annuncia la propria candidatura nelle liste di Forza Italia per le elezioni politiche del 4 marzo. Viene eletta alla Camera dei Deputati nel collegio uninominale di Varese e le viene assegnata la commissione Affari Sociali di Montecitorio. E’ inoltre membro della Commissione Bicamerale per l’Infanzia e l’Adolescenza e viene nominata capo del dipartimento nazionale Pari Opportunità e Disabilità del Gruppo.

ll 5 settembre pubblica, invece, il suo primo libro illustrato per ragazziWonderGiusy” (edito da Mondadori), che racconta le avventure della supereroina dotata del potere del sorriso e di un paio di gambe alate sempre pronta ad aiutare il prossimo e a salvare chi si trova in difficoltà. Nello stesso anno, a Giusy viene conferito anche il titolo di “Ambasciatore per la Calabria 2018“.

Nel 2019 ha ricevuto, assieme al presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, il premio “Fair Play della politica” assegnatole “quale rappresentante del Parlamento che si è saputa distinguere dentro e fuori le sedi istituzionali, assumendo la responsabilità delle sue azioni e del suo comportamento in modo etico e rispettoso degli avversari” e a settembre dello stesso anno, in occasione della 76° Mostra del Cinema di Venezia, presenta assieme a Jo Squillo e Francesca Carollo il docufilm “Donne in Prigione”.

Il 29 maggio 2021 viene nominata nuovo responsabile del dipartimento Sport, Disabilità e Pari Opportunità di Forza Italia.

Giuseppina Versace, per tutti: Giusy

L’intervista a Giusy Versace

Sono appena iniziate le paralimpiadi di Tokyo. Lei ha partecipato alle paralimpiadi di Rio 2016. Quali emozioni e cosa le ha portato quell’esperienza?
“Ho partecipato a due paralimpiadi, anche se in modalità diversa l’una dall’altra. La prima, quella di Londra 2012, ho partecipato come commentatrice, nonostante avessi conquistato in pista i tempi minimi sui 100m e sui 200m. Non mi sono fermata e ho conquistato la Paralimpiade di Rio 2016 entrando in finale nella gara dei 200m. Nonostante avessi già vinto medaglie importanti nell’atletica – tra cui l’Argento sui 200m e il Bronzo sui 400m ai Campionati Europei – partecipare all’Olimpiade è un’emozione grandissima, è quasi difficile raccontarla. E’ un sogno che si realizza dopo tanta fatica e tanto impegno. Mi hanno commosso, guardando gli atleti paralimpici che stanno partecipando a Tokyo, le parole dell’atleta Carlotta Gilli, medaglia d’oro nei 100 metri farfalla, quando ha detto: ‘Sono venuta a Tokyo solo per ritirare questa medaglia. Il lavoro per vincerla l’ho fatto in anni di allenamenti’. In effetti, funziona esattamente così: per arrivare a una Olimpiade, si impiegano anni di duro e costante allenamento. Se riesci a rimanere concentrato nonostante l’emozione, alla gara vai a ‘ritirare’ la medaglia, che ti sei sudata negli anni precedenti. L’olimpiade è il compimento di un lungo percorso, spesso ‘invisibile’ alla massa, che ogni atleta deve compiere per poter vivere quel sogno, che anche io ho avuto la possibilità di vivere”.

Rimanendo sul tema olimpiade, qual è l’importanza di una grande rappresentazione pubblica degli sport paralimpici per la società?
“E’ molto importante trasmettere le paralimpiadi – come sta facendo la Rai in questi giorni – così come è altrettanto importante per i telespettatori seguirle con attenzione, approfondendo al storia di ogni singolo atleta. Perché ogni atleta paralimpico ha una storia importante dietro! Una storia di fatica, di dolore, ma anche di resilienza e di riscatto. La Paralimpiade ha questo grande potere: quello di mostrare alla società i suoi protagonisti non solo come persone disabili, ma come dei veri atleti, alla pari di tutti gli altri. Lo sport ha il grande merito, tra i tanti, di creare inclusione. E’ in grado di portare speranza lì dove c’era solo disperazione. Non solo fa bene al fisico e alla mente di chi lo pratica; non solo aiuta a superare i propri limiti (qualunque essi siano) e ad avere maggior autostima in se stessi; ma è anche in grado in modo sorprendente di unire le persone anche se lontane e diverse per cultura, età, religione, Nazione e condizione fisica”.

I due libri scritti da Giusy Versace

Quanto è stato importante lo sport nella sua vita?
“Per me lo sport ha significato tantissimo: è stato una rinascita. Mi ha dato uno scopo, degli obiettivi nuovi; mi ha permesso di fare tante cose, di raggiungere tanti traguardi che prima dell’incidente non mi sarei mai sognata di poter raggiungere. E poi mi ha dato la possibilità di guardare a me stessa non come ad una ragazza rimasta senza le gambe, ma ad un’atleta in grado di correre e di porsi degli obiettivi e di raggiungerli, nonostante la fatica e il dolore fisico che le protesi a volte provocano. Dolore che ho sentito più volte anche durante la mia partecipazione a Ballando con le Stelle nel 2015, ma che non mi ha fermata né impedito di arrivare prima insieme al mio ballerino, Raimondo Todaro. Fu la prima volta che una ballerina con delle protesi gareggiava a Ballando con Le Stelle. E’ stato un bel messaggio di inclusività”.

Che ruolo hanno i media nel favorire l’inclusività?
“I media possono avere un ruolo determinante, dipende da come presentano la disabilità. E’ sempre importante parlarne e tenere alta l’attenzione sulle tante problematiche quotidiane che incontrano i disabili e le loro famiglie. Ma è altrettanto importante il come se ne parla”.

Nel 2011 ha fondato l’associazione Disabili No Limits Onlus. Di che cosa si occupa?
“Grazie ad una tecnologia avanzata e accessibile vogliamo restituire a tutte le persone con disabilità una vita più autonoma donando ausili che, ad oggi, non sono previsti dal Sistema Sanitario Nazionale. Raccogliamo fondi per donare sedie a ruote ultraleggere e protesi in fibra di carbonio per attività quotidiane e sportive a sostegno di coloro che vivono condizioni economiche svantaggiate. Organizziamo eventi per promuovere la pratica sportiva e per consentire, soprattutto ai più giovani, di vivere al meglio la propria disabilità guardando allo sport come terapia e nuova opportunità di vita. E’ sicuramente limitato dire che ‘regaliamo protesi’; è più corretto dire che noi, donando degli strumenti, regaliamo nuovi sogni, nuovi obiettivi. Perciò, nuove opportunità di vita. La mia è una onlus che si basa sul volontariato; non sempre è facile, ma è una cosa alla quale non rinuncio perché mi dà l’opportunità di regalare sorrisi. Il mio progetto è partito quando mi sono accorta che lo Stato non garantiva nella sua totalità la fornitura degli ausili. Questo è stato anche uno dei motivi che mi hanno spinta ad entrare in politica: aiutare le famiglie e cercare di mantenere i riflettori accesi sul tema disabilità, che non tutti reputano un tema centrale”.

Quanto le è stata d’aiuto la fede nel suo cammino?
“La fede è stata fondamentale. A questo aspetto della mia vita ho dedicato proprio i primi capitoli del mio libro “Con la testa e con il cuore si va ovunque – La storia della mia nuova vita” nel quale scrivo del momento in cui, perdendo le gambe, pensai di aver perso tutto. Avevo 28 anni, un fidanzato da 10, una carriera lanciatissima nella moda e una famiglia importante – che nella moda ha fatto storia – a supportarmi. Poi, l’incidente in auto e il guardrail che mi lascia orfana delle gambe dal ginocchio in giù: improvvisamente, non avevo più niente. Ma poi la luce della fede e l’amore delle persone che mi stavano accanto mi hanno fatto superare il dolore e mi hanno aiutata a iniziare questa nuova, sorprendete vita. Ho fatto anche diversi viaggi a Lourdes, non per chiedere la grazia, ma per dire ‘grazie’ a Dio per tutto quello che mi ha donato. ‘La vita toglie e restituisce’, diceva sempre mia madre. Ed è vero: mi ha tolto le gambe ma mi ha dato molto, molto altro. Durante uno dei viaggi a Lourdes, ho cambiato la mia prospettiva: non mi chiedevo più ‘perché fosse successo proprio a me’, ma ‘perché NON doveva succedere proprio a me?’. Un cambio di visuale totale, un messaggio che ha illuminato con una luce diversa la mia intera esistenza, prima e dopo l’incidente. Ho poi negli anni cercato di mettere a disposizione degli altri la mia esperienza, anche grazie al volontariato nell’Unitalsi”.

E’ possibile vivere una vita felice e piena anche nella disabilità?
“Assolutamente sì, la disabilità non è una disgrazia. La vita è difficile per tutti, non solo per chi ha un handicap. Conosco persone ricchissime ma che non sono felici. Anche la salute spesso la diamo per scontata, ma non lo è. La vita è difficile e non fa sconti per nessuno, ma al contempo è bellissima, perché regala occasioni, opportunità, incontri, sorrisi ogni giorno. Non posso piangermi addosso; anche se lo facessi, non mi ricrescerebbero le gambe! Per me è invece importante cercare di cogliere le occasioni che la vita mi dà ogni giorno. La vita è un grande dono – questo l’ho capito soprattutto dopo l’incidente, prima la davo un po’ per scontata – che affronto col sorriso, perché è il modo migliore per ringraziare Dio delle tante opportunità che mi ha date e per il fatto che, anche con due protesi, riesco a fare un sacco di cose, come vincere i Campionati Europei di atletica, partecipare e vincere una gara di ballo ‘pazzesca’ come Ballando con le Stelle, interpretare l’Aquila al Carnevale di Venezia…mi manca solo di andare sulla Luna! Riprendendo il nome dell’associazione che ho fondato, la vita (anche nella disabilità) è così sorprendente che…non mi pongo limiti!”.

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: scriviainterris@gmail.com
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.