Chiara Amirante: “Nella solidarietà reciproca la risposta alle emergenze del nostro tempo”

La fondatrice e presidente della Comunità Nuovi Orizzonti a Interris.it: "Siamo di fronte a un bivio: o restiamo chiusi in noi stessi o capiamo che questa battaglia possiamo vincerla solo insieme"

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«Questo è sì il tempo di stare in ginocchio, ma è anche il tempo che ci chiede solidarietà, fraternità, unità». E non solo. All’elenco aggiungiamo la consapevolezza, la bontà d’animo e la forza della preghiera. Il coronavirus ha infettato le nostre vite, attaccato le nostre abitudini. L’occhio lucido di Chiara Amirante, fondatrice della comunità Nuovi Orizzonti – che da anni si occupa di accoglienza, ascolto, prevenzione, reinserimento – getta uno sguardo sulla delicata situazione che attanaglia l’Italia da un mese e mezzo, delineando un pensiero che ha già superato la fase palliativa e poco rassicurante dell’“andrà tutto bene”. Chiara è sì proiettata verso la fase successiva, ma porta con sé tutto il dolore e tutte le lacrime che sono state già versate.

Il prossimo 26 maggio uscirà il suo nuovo libro, Dio è gioia. Papa Francesco incontra Nuovi Orizzonti, edito da Piemme e pubblicato in accordo con la libreria editrice vaticana.

Chiara, come sta vivendo questo periodo in prima persona, emotivamente e “praticamente”?
“È una delle ore più buie che la nostra storia abbia vissuto e sento la responsabilità di viverla anzitutto in preghiera. Siamo in ginocchio, cerco di vivere questo tempo accogliendo il grido di tanti fratelli, che in questo momento è più forte che mai. Vedo la paura e l’angoscia di tanti dinanzi alla morte, che ci fa sentire tutti vulnerabili. Ma con quella certezza che la fede ci dà: la morte non ha l’ultima parola, la morte è stata sconfitta ed è un passaggio dolorosissimo ma che dischiude gli orizzonti dell’eternità. Sto cercando di vivere con una nuova consapevolezza: che siamo veramente in una terza guerra mondiale che colpisce tutti, civili e non civili, e da cui nessuno è esonerato”.

Qual è il suo messaggio?
“Stiamo vivendo un tempo che ci mette di fronte a un bivio: o continuiamo a restare chiusi in noi stessi, nei nostri interessi personali per cui si è pronti a calpestare i diritti dei più piccoli, oppure capiamo che questo è un tempo che ci interpella tutti in prima persona e che questa guerra la possiamo vincere solo se la combattiamo tutti insieme. È tempo di solidarietà, fraternità, unità e della consapevolezza che questa guerra la vinceremo se chiediamo a Colui che tutto può la forza per affrontare questa grave crisi. La nostra forza non è nel chiuderci vedendo tutti come possibili nemici, ma nel sentire la responsabilità del nostro fratello e nel cercare insieme di portare questa croce, credendo nella forza dell’amore e credendo che la fede ci insegna che dopo ogni notte c’è una nuova aurora”.

Immagino abbia ricevuto e fatto diverse telefonate: dalle persone che segue ai suoi amici e parenti. C’è più paura o più fiducia, al momento?
“Sicuramente c’è tanta paura, non c’è persona che non si senta esposta al pericolo. Molte delle persone che sento hanno purtroppo amici o parenti in terapia intensiva. Io stessa, pochi giorni fa, ho perso una mia carissima amica. Se n’è andata così, senza poter salutare i suoi, senza poter avere un funerale. Però, al di là di questa paura, vedo anche tanti segni positivi: vedo anche una nuova solidarietà, una nuova capacità di stringersi in quelle relazioni che forse le corse di ogni giorno ci portano a trascurare. Vedo la voglia di imparare qualcosa da questo momento difficile, vedo molta più sete di spiritualità, rapporti molto più profondi. Nei momenti di grande difficoltà, in tanti sono capaci di lasciarsi interpellare in prima persona e tirar fuori quelle risorse spirituali che magari normalmente, nel tran tran quotidiano, restano un po’ sopite”.

I fedeli stanno vivendo questo periodo con animo differente? E come?
“Sicuramente tanti fedeli e tanti non fedeli che ho sentito, davanti alla paure di cui parlavo prima, hanno avuto una maggiore sete di spiritualità, di preghiera. Mi colpisce quanti stiano seguendo la Santa Messa con Papa Francesco la mattina, quanti hanno seguito tutte le celebrazioni del triduo pasquale, quanti hanno sentito il bisogno di pregare molto di più, di approfondire la loro fede, di porsi quelle domande esistenziali che sono il cuore della nostra fede ma che il più delle volte viviamo con molta superficialità. La Pasqua e la risurrezione hanno amplificato questo desiderio. Perché se è vero che Cristo è risorto, tutto cambia, anche la prospettiva della morte, della malattia e della sofferenza. In tanti la vivono con questa certezza: la morte non ha l’ultima parola e niente e nessuno ci può separare dall’amore di Cristo. Grazie alla fede in un Padre che è Papino per noi cristiani (Gesù ci ha insegnato a chiamarlo Abbà, Papino), possiamo non lasciarci togliere né la speranza né la fede”.

L’unione che al momento l’Italia sta mostrando sarà abbastanza forte da rimanere salda anche a emergenza passata? O crede che ci sia il rischio che questa esperienza ci insegnerà “poco” e che le minoranze torneranno a essere tali?
“La mia speranza è che la sofferenza, comunque, se la si vive bene, è un crogiolo da cui possiamo tirar fuori quell’oro nascosto nell’anima di ciascuno. Possiamo viverla come un’opportunità per crescere di più, per prendere consapevolezza che non è questo il tempo delle divisioni o dei muri. Spero e prego perché vinca la consapevolezza dell’importanza di aiutarci, di cooperare, di remare insieme. Non posso sapere se domani saremo migliori o peggiori, perché la sofferenza ha proprio questa caratteristica: tira fuori il meglio o il peggio delle persone. Naturalmente io sono ottimista per natura, non potrei fare quello che faccio, altrimenti. L’esperienza mi insegna che esiste una fonte incredibile di bene in ogni persona. Chiedo che questa prova ci aiuti a tirar fuori questa fonte che spesso resta un po’ assopita”.

Mons. Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita, ha detto in una recente intervista che “I mezzi clinici da soli non bastano, contro il Covid-19 servono gli anticorpi della solidarietà”.
“Dobbiamo essere fiduciosi che presto troveranno un vaccino. Come dicevo prima, però, non possiamo pensare più solo alle nostre paure, alla nostra crisi: dobbiamo per forza essere attenti a chi già oggi non sa più come fare la spesa, e se non ci mettiamo in quest’ottica, anche rispetto alla crisi globale che stiamo vivendo, non abbiamo una prospettiva di futuro. Il Papa invitava anche l’Europa a essere unita in questo momento. Solo se saremo solidali gli uni con gli altri fra persone, nazioni e popoli, potremo trovare delle strategie di risposta alle tantissime emergenze che oggi ci interpellano”.

In molti non sono riusciti a passare la Santa Pasqua con i propri cari…
“Essere forzatamente isolati dai nostri cari è una delle sofferenze più grandi. Però ho visto anche qui tanta fantasia nello scoprire nuove possibilità, nel non voler perdere assolutamente l’opportunità di essere insieme, anche a distanza. Ho visto tante famiglie sfruttare i collegamenti informatici ed essere più unite di prima grazie a Internet. Anche da noi, qui a Nuovi Orizzonti, a Cittadella Cielo, è successa la stessa cosa. Abbiamo vissuto questa Pasqua più che mai in comunione con tutta la nostra grande famiglia: grazie alle nuove piattaforme abbiamo potuto ogni giorno incontrarci virtualmente e fare momenti di profondissima condivisione”.

Qual è la prima cosa che farà dopo il ritorno alla normalità?
“Per quanto mi riguarda, purtroppo dovrò essere ancora molto attenta e prudente, perché sono fra quelle persone che delle cinque patologie più vulnerabili al coronavirus ne ha ben quattro. Già prima del lockdown avevo incontrato persone che poi in seguito ho scoperto essere positive. Prima ancora di scoprirlo avevo tutta una serie di sintomi, sembrava che fossi stata contagiata e i medici erano molto spaventati, perché sono fra quei casi che potrebbe non sopravvivere al coronavirus. Così si sono molto raccomandati che, al di là del lockdown, io sia sempre molto attenta. Finché non ci sarà la terapia, dovrò continuare con l’isolamento. Per me cambierà poco e sarà molto difficile, perché la mia vita è fatta di grandi incontri. La prima cosa che farò sarà continuare a pregare, gustare nuovamente qualche passeggiata all’aperto, non perdere più quei tempi di condivisione che i ritmi un po’ meno frenetici che ci ha imposto il coronavirus ci hanno dato la possibilità di gustare”.

A fine maggio uscirà il suo nuovo libro, “Dio è Gioia”, che coinvolge il Santo Padre. Le chiedo con quale spirito si è messa al lavoro su questo progetto, nato da un incontro importante per la sua comunità.
“Il nostro scopo era quello di comunicare la scoperta che ha cambiato la vita a me e poi ormai a migliaia di persone che fanno parte di Nuovi Orizzonti: la scoperta che Dio è gioia, vissuta personalmente da tutti i ragazzi che sono arrivati in comunità. La scoperta che le vie di pseudo-felicità che il mondo ci propone si trasformano spesso in vie che ti portano a vivere l’inferno in terra. La scoperta che la spiritualità è una strada fondamentale non solo per farci ritrovare la gioia piena, non solo per farci riscoprire la pace, ma anche per realizzarci in pienezza. In questi anni abbiamo fatto un percorso sull’arte d’amare, sulla conoscenza di sé e guarigione del cuore che abbiamo chiamato Spiritherapy, che ci porta ad approfondire quei segreti che Colui che ci ha creato ci ha dato per la pienezza della gioia, sperimentandone ogni giorno l’efficacia. Ci sono migliaia di ragazzi che sono arrivati qui disperati, e che oggi sono testimoni della gioia di Cristo risorto. Il libro nasce dal voler condividere questa scoperta e per condividere il momento meraviglioso della visita di Papa Francesco in comunità. Abbiamo condiviso con lui delle esperienze che caratterizzano tanti ragazzi che arrivano in comunità: la strada, le baby gang, la tossicodipendenza, l’aborto, la dipendenza dal sesso. Papa Francesco ha risposto alle testimonianze dei ragazzi, consegnandoci tante perle preziose. C’è anche un’intervista fatta a lui sulla gioia e ci sono anche gli interventi di tanti amici della comunità che hanno partecipato all’incontro con lui: da Andrea Bocelli a Nek, da Matteo Marzotto a Fabio Fazio, che ci raccontano qualcosa sull’importanza della scoperta della spiritualità come via della gioia”.

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