“Senza famiglia non c'è futuro”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:42

Nel rapporto con le Autorità civili, la Santa Sede non mira ad altro che a favorire il benessere spirituale e materiale della persona umana e la promozione del bene comune“. Lo ha detto Papa Francesco nel lungo discorso rivolto al corpo diplomatico accreditato in Vaticano per il consueto scambio di auguri di inizio anno, nel corso del quale ha svolto una riflessione sulla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo di cui il prossimo 10 dicembre saranno celebrati i 70 anni. Dopo aver ricordato i nuovi rapporti diplomatici instaurati nell'ultimo anno e”l'ambasciatore della Colombia, Guillermo León Escobar-Herrán, deceduto pochi giorni prima di Natale”, il S. Padre ha fatto riferimento ai viaggi apostolici effettuati nel 2017.

Mai umiliare lo sconfitto

Il Papa si è poi riferito al centenario della fine della Grande Guerra, che cade quest'anno, per lanciare due moniti: il primo “è che vincere non significa mai umiliare l’avversario sconfitto. La pace non si costruisce come affermazione del potere del vincitore sul vinto”. Il secondo è che “la pace si consolida quando le Nazioni possono confrontarsi in un clima di parità“. Francesco ha citato il presidente statunitense Thomas W. Wilson, che esattamente un secolo fa “propose l’istituzione di una associazione generale delle Nazioni”, gettando le basi della “diplomazia multilaterale”. Il Papa ha sottolineato che la “premessa fondamentale di tale atteggiamento è l’affermazione della dignità di ogni persona umana, il cui disprezzo e disconoscimento portano ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità”. “Per la Santa Sede, infatti, parlare di diritti umani significa anzitutto riproporre la centralità della dignità della persona, in quanto voluta e creata da Dio a sua immagine e somiglianza”. 

No ai “nuovi diritti” derivati dal '68

Al contrario, “una visione riduttiva della persona umana apre invece la strada alla diffusione dell’ingiustizia, dell’ineguaglianza sociale e della corruzione”, come pure una interpretazione distorta di “nuovi diritti” soprattutto in seguito ai “sommovimenti sociali del 'Sessantotto'”, che porta a instaurare, in nome degli stessi diritti umani, “forme di colonizzazione ideologica“. A settant’anni di distanza, ha detto il Papa, “duole rilevare come molti diritti fondamentali siano ancor oggi violati. Primo fra tutti quello alla vita, alla libertà e alla inviolabilità di ogni persona umana”. Il Papa ha fatto riferimento a “forme più sottili” della guerra e della violenza: “Penso anzitutto ai bambini innocenti, scartati ancor prima di nascere; non voluti talvolta solo perché malati o malformati o per l’egoismo degli adulti. Penso agli anziani, anch’essi tante volte scartati, soprattutto se malati, perché ritenuti un peso. Penso alle donne, che spesso subiscono violenze e sopraffazioni anche in seno alle proprie famiglie. Penso poi a quanti sono vittime della tratta delle persone che viola la proibizione di ogni forma di schiavitù”. Il Papa ha auspicato anche che “ci si adoperi per favorire anzitutto un facile accesso per tutti alle cure e ai trattamenti sanitari”.

I conflitti

Lo sguardo del Papa è stato poi indirizzato ai conflitti in corso nel mondo. “Il disarmo integrale e lo sviluppo integrale sono strettamente correlati fra loro – ha ribadito – D’altra parte, la ricerca della pace come precondizione per lo sviluppo implica combattere l’ingiustizia e sradicare, in modo non violento, le cause della discordia che portano alle guerre. La proliferazione di armi aggrava chiaramente le situazioni di conflitto e comporta enormi costi umani e materiali che minano lo sviluppo e la ricerca di una pace duratura”. Analizzando le varie situazioni di tensione, il Pontefice è partito dalla crisi coreana per la quale auspica “nuove strade per superare le attuali contrapposizioni, accrescere la fiducia reciproca e assicurare un futuro di pace al popolo coreano e al mondo intero”. Francesco ha poi incoraggiato “le varie iniziative di pace in corso in favore della Siria, perché si possa finalmente mettere fine al lungo conflitto (…) Il comune auspicio è che, dopo tanta distruzione, sia giunto il tempo di ricostruire. Ma più ancora che costruire edifici, è necessario ricostruire i cuori, ritessere la tela della fiducia reciproca, premessa imprescindibile per il fiorire di qualunque società”. In tal senso, ha aggiunto, “è vitale che siano tutelate le minoranze religiose, tra le quali vi sono i cristiani, che da secoli contribuiscono attivamente alla storia della Siria. È altrettanto importante che possano far ritorno in patria i numerosi profughi che hanno trovato accoglienza e rifugio nelle Nazioni limitrofe, specialmente in Giordania, in Libano e in Turchia”. Dopo aver ricordato le gravi situazioni di Iraq, Yemen e Afghanistan, il Papa si è soffermato sulla situazione in Palestina: “La Santa Sede, nell’esprimere dolore per quanti hanno perso la vita nei recenti scontri, rinnova il suo pressante appello a ponderare ogni iniziativa affinché si eviti di esacerbare le contrapposizioni, e invita ad un comune impegno a rispettare, in conformità con le pertinenti Risoluzioni delle Nazioni Unite, lo status quo di Gerusalemme, città sacra a cristiani, ebrei e musulmani. Settant’anni di scontri rendono quanto mai urgente trovare una soluzione politica che consenta la presenza nella Regione di due Stati indipendenti entro confini internazionalmente riconosciuti. Pur tra le difficoltà, la volontà di dialogare e di riprendere i negoziati rimane la strada maestra per giungere finalmente ad una coesistenza pacifica dei due popoli”. Quindi l'appello per il Venezuela “che sta attraversando una crisi politica ed umanitaria sempre più drammatica e senza precedenti. La Santa Sede, mentre esorta a rispondere senza indugio alle necessità primarie della popolazione, auspica che si creino le condizioni affinché le elezioni previste per l’anno in corso siano in grado di avviare a soluzione i conflitti esistenti”. Francesco ha auspicato impegni internazionali per trovare soluzioni anche ai conflitti in Africa e in Ucraina: “Non basta indignarsi dinanzi a tanta violenza – ha detto – Occorre piuttosto che ciascuno nel proprio ambito si adoperi attivamente per rimuovere le cause della miseria e costruire ponti di fraternità, premessa fondamentale per un autentico sviluppo umano”.

Politiche reali per la famiglia

Poi il Papa ha voluto “dedicare un pensiero speciale” alla famiglia. “Il diritto a formare una famiglia, quale 'nucleo naturale e fondamentale della società che ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato', è infatti riconosciuto dalla stessa Dichiarazione del 1948. Purtroppo è noto come, specialmente in Occidente, la famiglia sia ritenuta un istituto superato. Alla stabilità di un progetto definitivo, si preferiscono oggi legami fugaci. Ma non sta in piedi una casa costruita sulla sabbia di rapporti fragili e volubili. Occorre piuttosto la roccia, sulla quale ancorare fondamenta solide. E la roccia è proprio quella comunione di amore, fedele e indissolubile, che unisce l’uomo e la donna, una comunione che ha una bellezza austera e semplice, un carattere sacro e inviolabile e una funzione naturale nell’ordine sociale. Ritengo pertanto urgente che si intraprendano reali politiche a sostegno delle famiglia, dalla quale peraltro dipende l’avvenire e lo sviluppo degli Stati. Senza di essa non si possono infatti costruire società in grado di affrontare le sfide del futuro. Il disinteresse per le famiglie porta poi con sé un’altra conseguenza drammatica – e particolarmente attuale in alcune Regioni – che è il calo della natalità. Si vive un vero inverno demografico!”

La retorica sulle migrazioni

Sulle migrazioni il Papa ha detto che occorre “uscire da una diffusa retorica sull’argomento e partire dalla considerazione essenziale che davanti a noi ci sono innanzitutto persone”. Il Papa ha ribadito che “pur riconoscendo che non sempre tutti sono animati dalle migliori intenzioni, non si può dimenticare che la maggior parte dei migranti preferirebbe stare nella propria terra”. Quanto all'accoglienza, ha detto ancora una volta che serve una “gestione responsabile di nuove situazioni complesse che, a volte, si aggiungono ad altri e numerosi problemi già esistenti”. Il Papa ha ringraziato ancora una volta l'Italia “che in questi anni ha mostrato un cuore aperto e generoso e ha saputo offrire anche dei positivi esempi di integrazione. Il mio auspicio è che le difficoltà che il Paese ha attraversato in questi anni, le cui conseguenze permangono, non portino a chiusure e preclusioni”. “La Santa Sede – ha concluso il Papa – non intende interferire nelle decisioni che spettano agli Stati, i quali, alla luce delle rispettive situazioni politiche, sociali ed economiche, nonché delle proprie capacità e possibilità di ricezione e di integrazione, hanno la prima responsabilità dell’accoglienza. Tuttavia, essa ritiene di dover svolgere un ruolo di richiamo dei principi di umanità e di fraternità, che fondano ogni società coesa ed armonica”.

Libertà di religione

Francesco ha poi richiamato “il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione, che include la libertà di cambiare religione. Purtroppo è noto come il diritto alla libertà di religione sia sovente disatteso e non di rado la religione divenga o l’occasione per giustificare ideologicamente nuove forme di estremismo o un pretesto per l’emarginazione sociale, se non addirittura per forme di persecuzione dei credenti”.

Diritto al lavoro e al riposo

L'ultimo passaggio è stato dedicato al diritto al lavoro. “Non vi è pace né sviluppo se l’uomo è privato della possibilità di contribuire personalmente tramite la propria opera all’edificazione del bene comune. Rincresce constatare invece come il lavoro sia in molte parti del mondo un bene scarsamente disponibile. Poche sono talvolta le opportunità, specialmente per i giovani, di trovare lavoro. Spesso è facile perderlo non solo a causa delle conseguenze dell’alternarsi dei cicli economici, ma anche per il progressivo ricorso a tecnologie e macchinari sempre più perfetti e precisi in grado di sostituire l’uomo. E se da un lato si constata un’iniqua distribuzione delle opportunità di lavoro, dall’altro si rileva la tendenza a pretendere da chi lavora ritmi sempre più pressanti. Le esigenze del profitto, dettate della globalizzazione, hanno portato ad una progressiva riduzione dei tempi e dei giorni di riposo, con il risultato che si è persa una dimensione fondamentale della vita – quella del riposo – che serve a rigenerare la persona non solo fisicamente, ma anche spiritualmente”. Citando i dati dell'Organizzazione mondiale del lavoro, il Papa ha denunciato che “la piaga del lavoro minorile continua a compromettere seriamente lo sviluppo psico-fisico dei fanciulli, privandoli delle gioie dell’infanzia, mietendo vittime innocenti. Non si può pensare di progettare un futuro migliore, né auspicare di costruire società più inclusive, se si continuano a mantenere modelli economici orientati al mero profitto e allo sfruttamento dei più deboli“.

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