Quei migranti sullo stemma scelto dal neo cardinale Czerny

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:22

Annunziate la Parola […]. Annunziate la vera Parola, non discorsi noiosi che nessuno capisce” ha ricordato Papa Francesco nell'omelia per l'ordinazione episcopale a quattro presbiteri. E ha fatto menzione del mandato di Pietro, il primo Papa, che ricordava ai suoi discepoli i due compiti del pastore: “La preghiera e l'annuncio della Parola”, due declinazione del servizio, perché – ha detto il Papa: “L'episcopato è un nome di un servizio non di un onore poiché al vescovo compete di più il servire che il dominare”.

Ordinato arcivescovo

Fra i nuovi arcivescovi ordinati, padre Michael Czerny, gesuita e sottosegretario, insieme a padre Baggio, della sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero dello Sviluppo Umano Integrale, settore particolarmente caro al Pontefice, che riguarda l'accoglienza e l'integrazione degli esseri umani al centro delle migrazioni nelle periferie del Mondo. Oggi mons. Czerny oggi sarà creato cardinale. Scorgendo le sue passate attività, si scorge nell'impegno del gesuita un'attenzione peculiare ai migranti. Intervistato dal portale Vatican News, aveva detto: “Nei migranti c’è Gesù […]. Questa è una identificazione molto chiara, molto diretta, molto radicale”. Per questo, Czerny ha voluto scegliere di inserire nel suo stemma episcopale proprio i migranti, segno di un impegno coerente che, sin dai tempi dalla fondazione del centro dei Gesuiti per la Fede e la Giustizia Sociale in Canada (1989), non lo ha mai abbandonato.

Lo stemma

Al centro dello stemma dell'arcivescovo compare lo scudo verde. In alto campeggia il simbolo della Compagnia di Gesù: il sole con il monogramma IHS, analogo a quello che si ritrova nello stemma di Papa Francesco. Nel settore inferiore, invece, è rappresentata una barca che solca il mare. A bordo, quattro profili umani, che rappresentano dei migranti. Nel colpo d'occhio totale, il sole sembra quasi guidare il loro percorso fra i marosi: un segno che, in questa sofferenza, si scopre la presenza di Cristo. Il motto scelto è Suscipe, l'inizio della preghiera latina scritta da Sant'Ignazio di Loyola negli Esercizi spirituali che sancisce l'offerta di sé a Cristo. Accanto all'icona dei migranti, quel “suscipe” riveste una valenza ancora più pregnante, sottolinea l'accoglienza dell'uomo che, nel suo essere integrale, resta figlio di Dio.

 

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