La vita di san Galdino, cardinale e arcivescovo di Milano

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San Galdino, cardinale di Milano, Milano, 1096 ca,- Milano, 18/04/1176 Galdino Della Scala proviene da una famiglia della piccola nobiltà lombarda.

Avvenimenti

• Una volta ordinato sacerdote, diviene cancelliere e arcidiacono a Milano. Galdino, con la Chiesa milanese guidata dall’arcivescovo Oberto, sostiene papa Alessandro III contro l’antipapa Vittore IV, appoggiato dal Barbarossa. Quest’ultimo, durante l’assedio di Milano, fa imprigionare Galdino per un periodo di sei mesi.

• Nel 1165 viene nominato cardinale e l’anno dopo arcivescovo di Milano, divenendo il primo arcivescovo di Milano a essere anche cardinale. Contribuisce alla ricostruzione della città, distrutta dal Barbarossa.

• È uno dei protettori di Milano, insieme ad Ambrogio e Carlo Borromeo.

Aneddoti

• Restaura la cattedrale della città anche con l’aiuto delle donne milanesi, che donano i gioielli che sono riuscite a sottrarre al saccheggio del Barbarossa.

• Su di un edificio destinato ai nuovi amministratori di Milano che devono ricostruire la città fa scrivere: «Voi siete qui solo per servire i bisognosi».

• Per molto tempo a Milano l’aiuto alimentare per i poveri che si vergognano di elemosinarlo viene chiamato “il pane di san Galdino”.

Spiritualità

Organizza un servizio di assistenza per la popolazione, prostrata dalla distruzione subita. Instancabile predicatore. Assiste soprattutto i carcerati, che scontano la pena per debiti insoluti a causa della povertà. È uno strenuo difensore della fede. Grande fedeltà alla Santa Sede. Lotta soprattutto contro l’eresia catara, che propugna una Chiesa perfettamente pura. «Era tanto umile da sembrare a qualcuno persino degno di disprezzo a motivo della sua umiltà. Mansueto e benigno con tutti, era modello di bontà e misericordia» (beato Ilarione).

Morte

Veramente stremato dalle fatiche pastorali, muore sul pulpito del duomo di Milano (secondo altri agiografi nella chiesa di Santa Tecla) appena finito di predicare contro gli eretici catari. I suoi resti mortali sono conservati nel duomo di Milano.

Tratto dal libro “I santi del giorno ci insegnano a vivere e a morire” di Luigi Luzi

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