Il Papa alla Loyola University di Chicago: “La vita senza poesia non funziona”

"In questi tempi complessi il ruolo delle istituzioni accademiche è cruciale. Avete il compito non solo di formare menti brillanti, ma anche di coltivare cuori generosi": così Papa Francesco ai membri della Loyola University di Chicago

Foto: Sara Minelli

Papa Francesco ha ricevuto in udienza nel Palazzo Apostolico Vaticano una delegazione della Loyola University di Chicago e ha rivolto loro il saluto che pubblichiamo di seguito.

Il saluto del Santo Padre

Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Saluto il Presidente e tutti voi, membri del Board of Trustees della Loyola University di Chicago, in pellegrinaggio ai luoghi che hanno visto nascere e crescere Sant’Ignazio di Loyola. «Mettersi in cammino è tipico di chi va alla ricerca del senso della vita» (Spes non confundit, 5): tenete sempre in voi questo desiderio di camminare, di pellegrinare. La vostra esperienza di visita ai luoghi che hanno plasmato la vita e la spiritualità di Ignazio sicuramente vi ha arricchito e ispirato nel vostro itinerario di formazione accademica e personale. È stata una visita alle radici.

Tornate dunque alle radici per andare avanti. Non si può andare avanti senza radici, dalle quali si prende la forza: la forza la si prende dalle radici. Tornate dunque alle radici per andare avanti. Le radici della vostra Istituzione sono nell’esperienza del Fondatore, che metteva sempre Dio al primo posto ed era alla costante ricerca della volontà di Dio. Questo si traduceva in lui in un’assidua tensione al servizio. Andare avanti per servire. Il suo percorso spirituale, segnato dal discernimento e dall’impegno per la giustizia, continui ad ispirare e guidare la vostra vita e la vostra azione. La Loyola University, infatti, si ispira alla tradizione della Compagnia di Gesù, fondata sul discernimento e sull’azione.

Papa: “La vita senza poesia non funziona”

Questa tradizione vi invita oggi a cercare la verità attraverso lo studio serio, l’ascolto attento e l’azione coraggiosa. Vi incoraggio a perseverare in questo cammino, a essere testimoni di speranza in un mondo spesso segnato da divisioni e conflitti. Grazie a Dio che ci sono i conflitti, ma i conflitti si risolvono su un altro piano, superiore. I conflitti ci portano a camminare nei labirinti e dal labirinto si esce da sopra e non da soli. Il conflitto ci spinge a lavorare. Perseverate dunque in questo cammino, che vi insegna a coltivare il senso critico, la capacità di discernimento e la sensibilità verso le sfide globali; a porvi sempre la domanda: come può la nostra Università contribuire a fare del mondo un luogo migliore? Sempre tendere al meglio!

In un momento storico segnato da rapidi cambiamenti e da sfide sempre più complesse, il ruolo delle istituzioni accademiche è cruciale. Avete il compito non solo di formare menti brillanti, ma anche di coltivare cuori generosi e coscienze attente alla dignità di ogni persona. L’educazione si fa su tre piani: con la testa, con il cuore e con le mani. Pensare quello che tu senti e fai, sentire quello che tu pensi e fai, fare quello che tu pensi e senti. Ma sempre in armonia, le tre cose.

L’educazione, oltre che trasmissione di conoscenze, è un impegno e un metodo per formare persone capaci di incarnare i valori della riconciliazione e della giustizia in ogni aspetto della vita. Mente, cuore e mani non possono crescere bene separatamente, e solo insieme possono coinvolgersi con la realtà e le esigenze del tempo. Vi auguro di formare “sognatori laboriosi”, e di esserlo voi stessi, prima di tutto! Per andare avanti nella vita, bisogna sognare. Una persona che ha perso la capacità di sognare manca di creatività, manca di poesia, e la vita senza poesia non funziona.

Vi incoraggio a coltivare la curiosità intellettuale – che non è il chiacchiericcio, che fa male, no, la curiosità intellettuale –, lo spirito di collaborazione e la sensibilità verso le sfide dell’epoca in cui viviamo, portando avanti l’eredità di Sant’Ignazio. C’è bisogno di uomini e donne che siano pronti a mettere le proprie competenze al servizio degli altri, a lavorare per un futuro in cui ogni persona possa sviluppare le proprie capacità e vivere con dignità e rispetto, e il mondo possa trovare la pace. Questo mi colpisce molto oggi: nella situazione di crisi dell’ordine mondiale sembra che manchi un orizzonte di speranza. E senza speranza non si può vivere. Non dimentichiamo la ù speranza, che è l’ancora, alla riva, e noi siamo aggrappati alla corda. La speranza non delude mai!

Vi affido, in particolare, il dialogo interculturale e interreligioso come strumento per favorire la comprensione reciproca, la cooperazione e la costruzione di ponti tra diverse tradizioni, culture e visioni del mondo. Cari amici, che Dio vi benedica e vi accompagni nel vostro cammino, un cammino di conoscenza e di servizio. Prego per voi, ma, per favore, voi pregate per me. Perché questo lavoro non è facile! Grazie.