Messa vietata in Nicaragua

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:30

Barricati in Chiesa e ridotti a stenti come topi. È la sorte che è toccata a molti sacerdoti nei giorni scorsi in Nicaragua, dove le truppe leali al presidente Daniel Ortega e le forze sandiniste hanno accerchiato e costretto all'isolamento chi si trovava nelle maggiori chiese del Paese. Ancora oggi, la Cattedrale metropolitana di Managua è presidiata giorno e notte dalle forze lealiste, anche se alle donne chiuse nel luogo sacro è stato ultimamente concesso il ritorno alle loro case. 

La vicenda

Tutto è iniziato lunedì pomeriggio, quando sui social network è stato annunciato che un gruppo di donne avrebbe iniziato uno sciopero della fame nella Cattedrale metropolitana di Managua per chiedere il rilascio di figli e parenti, reclusi – a detta loro “ingiustamente” – dal regime del presidente Daniel Ortega per motivi “politici”. La “colpa” dell'incarcerazione sarebbe quella di aver preso parte alle manifestazioni che chiedono le dimissioni del presidente Ortega. Il governo ha utilizzato subito il pugno duro contro il dissenso: non solo, il capo dello Stato ha esteso l'incarico al leader militare Julio César Avilés fino al 2025, chiedendone di fatto la lealtà, ma ha poi incaricato le forze militari di imprigionare anche coloro sospettati di legami con il narcotraffico, lo spaccio di droga o coinvolti nelle proteste che chiedono un cambio di governo.

Il ruolo della Chiesa

La Chiesa s'inserisce appieno in questo scenario critico. Sempre più di frequente, infatti, le manifestazioni religiose e i pellegrinaggi diventano un'occasione di riflessione da parte del popolo sulle criticità in seno al governo. Sebbene la Chiesa eviti da sempre di fare politica, i sacerdoti non hanno potuto non esporsi contro le frequenti violazioni dei diritti umani avvenute negli ultimi tempi, soprattutto nel nord del Paese. Come riferisce il quotidiano El País, negli ultimi giorni l'assedio nel Paese è divenuto più stringente dopo il peggioramento delle relazioni di crisi in Bolivia. Ad essere presa di mira, la Chiesa cattolica: i vescovi hanno denunciato trattamenti disumani da parte del governo, con Ortega che non si è limitato ad arrestare 13 persone, ma anche a tagliare i servizi idrici ed energetici. In un discorso pubblico, il presidente ha accusato i sacerdoti di istigare un tentativo di colpo di Stato. I vescovi non hanno replicato alle accuse del govenrno, ma il vescovo ausiliare di Managua, mons. Silvio Báez, ha dichiarato sul suo account Twitter che “la Chiesa non soffre di essere calunniata, aggredita e perseguitata. Soffre per coloro che sono stati uccisi, per le famiglie che piangono, per quelle ingiustamente detenute e per quelle in fuga dalla repressione “.

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