Francesco ai cattolici: “Evangelizzare non è fare adesioni”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:24

Sono stipati nello stadio nazionale Supachalasai di Bangkok i 40.000 fedeli Cattolici riunitisi per prendere parte alla Messa celebrata da Papa Francesco per il popolo thailandese. Un “mosaico di culture” unite sotto la stessa Chiesa, dalle ballerine ai migranti, dai pescatori alle donne e i bambini vittime della tratta. Tanti i temi trattati nell'omelia, uniti dal filo rosso della missione. Per il Papa, la celebrazione eucaristica è stata anche l'occasione per ricordare il 350esimo anniversario dall'istituzione del Vicariato apostolico del Siam.

La Santa Messa celebrata da Papa Francesco nello stadio di Bangkok – Video © Vatican Media

Le risposte spiazzanti di Cristo

Nel giorno in cui la Chiesa fa memoria della Presentazione della Beata Vergine Maria, il Pontefice commenta il Vangelo di Matteo incentrato sulla domanda di Gesù alla folla: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Papa Francesco sottolinea il carattere spiazzante delle risposte di Gesù: “'Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre'. Così Cristo rompe ogni pretesa eccessiva di chi ritenesse di poter vantare diritti preferenziali su di Lui. Il Vangelo è un invito e un diritto gratuito per tutti quelli che vogliono ascoltare” ha ricordato il Papa, chiarendo che Cristo, attraverso le sue domande, vuole “mettere in crisi, di scuotere e di invitare i discepoli a mettersi in cammino, per scoprire quella verità capace di dare e di generare vita”.

Il volto del Cristianesimo 

Nell'omelia, il Pontefice ricorda la creazione del Vicariato del Siam (nel 1669) come “segno dell'abbraccio familiare prodotto in queste terre“. La potenza della missione evangelizzatrice è viva in Thailandia, dove la presenza di circa 380.000 Cattolici si deve alla tenacia di Jeronimo da Cruz e Sebastiao da Canto: “Due soli missionari seppero trovare il coraggio di gettare i semi che, fin da quel tempo lontano, stanno crescendo e germogliando in una varietà di iniziative apostoliche, che hanno contribuito alla vita della nazione. Questo anniversario non significa nostalgia del passato, ma fuoco di speranza – ha ricordato il Pontefice – perché, nel presente, anche noi possiamo rispondere con la stessa determinazione, forza e fiducia. È memoria festosa e grata, che ci aiuta ad uscire con gioia per condividere la vita nuova che viene dal Vangelo con tutti i membri della nostra famiglia che ancora non conosciamo”.

Il significato della missione

Con lo sguardo al futuro, Papa Francesco ha posto una riflessione su cosa significhi “essere missionari oggi“: “Tutti siamo discepoli missionari quando ci decidiamo ad essere parte viva della famiglia del Signore e lo facciamo condividendo come Lui lo ha fatto: non ha avuto paura di sedersi alla tavola dei peccatori, per assicurare loro che alla tavola del Padre e del creato c'era un posto riservato anche per loro; ha toccato coloro che si consideravano impuri e, lasciandosi toccare da loro, li ha aiutati a comprendere la vicinanza di Dio, anzi, a comprendere che loro erano i beati” ha detto. La missione è, dunque, tale se incontra gli uomini ai margini della società: “Penso in particolar modo a quei bambini, bambine e donne esposti alla prostituzione e alla tratta, sfigurati nella loro dignità più autentica; penso a quei giovani schiavi della droga e del non-senso che finisce per oscurare il loro sguardo e bruciare i loro sogni; penso ai migranti spogliati delle loro case e delle loro famiglie, come pure tanti altri che, come loro, possono sentirsi dimenticati, orfani, abbandonati, senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita. Penso ai pescatori sfruttati, ai mendicanti ignorati. Essi – ha ricordato Papa Francesco – fanno parte della nostra famiglia, sono nostre madri e nostri fratelli; non priviamo le nostre comunità dei loro volti, delle loro piaghe, dei loro sorrisi, delle loro vite; e non priviamo le loro piaghe e le loro ferite dell’unzione misericordiosa dell'amore di Dio. Il discepolo missionario sa che l'evangelizzazione non è accumulare adesioni né apparire potenti, ma aprire porte per vivere e condividere l'abbraccio misericordioso e risanante di Dio Padre che ci rende famiglia“.

Non aver paura dei peccatori

Citando l'esortazione apostolica Evangelii Gaudium, Papa Francesco ha infine invitato tutti alla missione, non avendo “paura di sederci a tavola con i peccatori per assicurare loro che alla tavola del Padre e del creato c’era un posto riservato anche per loro”. Toccando coloro che erano considerati impuri, “e lasciandosi toccare da loro, li ha aiutati a comprendere la vicinanza di Dio, anzi, a comprendere che loro erano i beati”. Anche questa è l'essenza della missione per il Pontefice: fare memoria di missionari che “si misero in cammino per cercare i membri di questa loro famiglia che ancora non conoscevano” e “uscirono a cercare i loro volti”, quelli di “tante madri e fratelli thai che mancavano alla loro mensa domenicale”.

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