A Casoria i Ministri degli infermi difendono il diritto alla salute di tutti

La salvaguardia del bene comune con "la medicina speciale della speranza". La testimonianza a Interris.it di fratel Carlo Mangione, religioso camilliano, direttore generale dell’ospedale “Santa Maria della Pietà” di Casoria

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:00
pandemia

“Fin dall’inizio della pandemia ci siamo sentiti ancor più interpellati del solito dal carisma della misericordia (miseri-cordis) verso gli infermi”, spiega a Interris.it fratel Carlo Mangione, religioso camilliano, direttore generale dell’ospedale “Santa Maria della Pietà” a Casoria. Da un anno i Ministri degli Infermi sono in prima linea contro il Covid. La congregazione si rifà al carisma di San Camillo De Lellis vivendo la propria vocazione tra i malati. A testimoniare quotidianamente la carità di San Camillo all’ospedale Santa Maria della Pietà di Casoria è la comunità dei Camilliani guidata dal superiore, padre Luigi Maglione. Per la festa di San Giuseppe è stato commovente il ricordo dei papà colpiti dalla pandemia. Con una mascherina “ad hoc” per loro, una preghiera e un augurio in grado di umanizzare il ricovero. E per rendere meno dura la lontananza dai familiariCasoria

A Casoria a servizio dei fragili

A difesa della salute di tutti la missione dei Camilliani trova testimonianza in prima linea a Casoria, in provincia di Napoli. Con l’Ospedale Santa Maria della Pietà. Dove si difende, con fermezza, il diritto alla salute di tutti. “Attraverso una medicina speciale: la speranza“, sottolinea a Interris.it fratel Carlo Mangione. E prosegue: la nostra vocazione è ‘servire i poveri infermi degli ospedali nelle cose spirituali e corporali. E anche raccomandare le anime dei morenti per la città’ (lettera al Capitolo dell’ospedale Maggiore di Milano, 1594)”. Un mandato messi nero su bianco nel Testamento di San Camillo De Lellis: “Non si prenda mai cura soltanto dell’assistenza spirituale senza l’assistenza corporale“. Pandemia

Senza esitazioni

La pandemia chiama e loro rispondono. Sono sacerdoti, suore e laici della grande famiglia di San Camillo De Lellis. Senza esitazioni, sono scesi in campo contro il Covid. Oggi come ieri. Quando sono nati, in quel lontano 1586. Quando la peste era nel pieno del suo bollore. Professano il cosiddetto “quarto voto”. Quello di assistere gli ammalati anche a rischio della vita. L’attualità della vocazione camilliana è testimoniata soprattutto dai religiosi che hanno perso la vita per gli altri. A cominciare da fratel Leonardo Grasso. Morto tra le fiamme nella tenda della carità, a Catania. Dove ospitava e assisteva tossicodipendenti e malati di Aids. Accanto ai religiosi camilliani le suore che curano, assistono e amano come una madre ama suo il suo figlio più fragile. Come suor Remigia che nella comunità di Casoria ha  festeggiato in pandemia i 60 anni dalla sua consacrazione.

 

 

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: scriviainterris@gmail.com
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.