MARTEDÌ 13 AGOSTO 2019, 11:00, IN TERRIS


SALUTE

Ecco la differenza tra farmaci generici e quelli di marca

In farmacia gli italiani spendono di più per acquistare medicinali griffati

LORENZO CIPOLLA
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L'

importanza di essere “di marca”. Come una luce nel buio, quando ci si trova a scegliere tra due cose tra loro equivalenti che sono offerte alle stesse condizioni, o quando quella non appartenente a una nota casa di produzione è economicamente più vantaggiosa, il brand indirizza la nostra scelta su quella “di marca”. Questo ci guida non solo nell’acquisto di un paio di scarpe, dell’automobile o del bagnoschiuma ma anche al banco del farmacista. Da 18 anni le medicine equivalenti fanno compagnia sugli scaffali a quelli delle grandi case farmaceutiche, ma ne viene acquistata una percentuale molto minore nonostante consentirebbe di risparmiare. Un dettaglio non da poco, per le tasche di tanti italiani, visto nel 2017 la spesa farmaceutica privata è aumentata del 7,1%, salendo a 8,8 milioni di euro. Abitudini, paura del cambiamento e fiducia nel marchio inducono a comprare sempre lo stesso farmaco, soprattutto negli anziani che sono il 95% dei consumatori di medicine nel nostro Paese.


Chi spende di più

Sette farmaci su dieci di quelli che gli italiani acquistano in farmacia sono quelli di marchi conosciuti e pubblicizzati, anche se costano di più. Scrive Donna moderna che, secondo quanto rilevato in uno studio pubblicato di recente dall’Osservatorio Gimbe di Bologna, il 70% della spesa sanitaria italiana di ogni italiano se ne va per farmaci più noti, agli equivalenti il restante 30%. Detto in moneta sonante, spendiamo oltre un miliardo di euro in più in medicine. I più disposti a pagare per avere la pastiglia della tal casa farmaceutica sono gli abitanti delle regioni del Centro-Sud. Nel Lazio i cittadini arrivano a spendere 24,7 euro in più a testa per un prodotto di marca, 24,2 in Sicilia e via dicendo per Calabria, Campania, Basilicata, Puglia e Abruzzo. Tra gli “spendaccioni” i più contenuti sono i molisani, con 21,3 euro a testa. Con i medicinali equivalenti invece si può risparmiare fino al 20%, senza controindicazioni per la salute.


Farmaci come gli altri

Come mai un farmaco equivalente costa meno? Non è coperto da brevetto originale. Questa, insieme al nome – si usa quello del principio attivo –  e al minor prezzo, è l’unica differenza rispetto a un farmaco famoso. Quantità e dosaggio non cambiano, se non in una misura che viene chiamata biodisponibilità. Per legge un generico può avere una quantità di principio attivo del 20% superiore o inferiore rispetto al farmaco di riferimento. Non è una scarto che ha delle ripercussioni su chi lo assume, come spiega sempre su Donna moderna Claudio Alberto Cricelli, presidente della Società di medicina generale (Smg): “I farmaci sono testati su campioni di popolazione ampi, con pesi ed etnie diverse, e deve funzionare a prescindere dalle differenze”.


Non si cambia

La Penisola, secondo Ocse Italia, è il penultimo paese su 27 presi in esame per l’acquisto di farmaci equivalenti e dove si spende 1,1 miliardi in più per le medicine e ogni italiano in media assume 1,7 dosi di farmaco in un anno. La spesa sanitaria italiana rilevata dall’Agenzia italiana del farmaco  spesa in occasione della presentazione del rapporto sul consumo di medicine del’Osservatorio sull’uso dei medicinali nel 2017 è aumentata sul 2016 dell’1,2% arrivando a 29,8 miliardi di euro. Ma i rimborsi da parte del nostro Sistema sanitario nazionale sono calati dell’1,4% e la spesa dei singoli italiani è aumentata di punti sette punti percentuali. Ma più del risparmio, poterono la diffidenza, la resistenza al cambiamento e l’offerta dei generici. Lo spiega sempre Cricelli: “I pazienti più anziani sono spesso malati cronici e hanno bisogno di regolarità, così si abituano a un certo medicinale, al colore e alla forma della scatola o delle compresse e sono poco propensi a cambiare” . La responsabilità non è sempre e solo del compratore, a volte è il farmacista che spinge per vendere il farmaco pubblicizzato. Ancora Cricelli su Donna moderna illustra come: “Possono esserci anche 150 equivalenti, ma un farmacista magari piccolo ne terrà solo due o tre. Se quello usato abitualmente dal paziente non è tra questi dovrà prenderne un altro o cercare in un’altra farmacia. Allora preferirà il prodotto “di marca” presente in tutti i punti vendita, anche perché è interesse del farmacista averlo disponibile visto che permette guadagni maggiori”.

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