Mafia: estorsioni e droga, 99 arresti nel clan Strisciuglio di Bari

L'operazione congiunta polizia e carabinieri nasce dall'indagine sul clan pugliese dei Strisciuglio denominata "Vortice Maestrale"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:47

Colpo al clan Strisciuglio di Bari. L’indagine della Squadra mobile della Questura di Bari e dei Carabinieri del Comando provinciale, denominata “Vortice Maestrale”, ha portato stamane all’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 99 persone (96 in carcere e tre agli arresti domiciliari) tra capi e affiliati del clan Strisciuglio del capoluogo pugliese.

Tra gli arrestati, a 53 dei quali l’ordinanza è stata notificata in carcere, ci sono i figli del boss Caldarola, Francesco e Ivan, e Antonio Busco, ritenuto quest’ultimo uno dei fornitori di droga. L’ordinanza è firmata dal gip del Tribunale di Bari Giovanni Anglana.

Il peso dei collaboratori di giustizia

Nell’inchiesta che coinvolge complessivamente 147 indagati, sono contenute le dichiarazioni di 21 collaboratori di giustizia. Lo scorso 20 settembre infatti, i carabinieri del Comando provinciale di Bari arrestarono 9 persone appartenenti al affiliati o contigui alla ramificazione dell’organizzazione mafiosa operante sul quartiere San Pio-Enziteto.

Gli arrestati riguardarono la “lotta intestina al clan Strisciuglio” sorta dopo il vuoto di potere provocato dall’arresto, nel 2018, di altre 25 persone appartenenti ai clan Mercante e Strisciuglio di Bari tra cui anche il presunto boss Giuseppe Mercante, 62enne, detto “Pinucc u’drogat”.

Il clan Strisciuglio e la Sacra Corona Unita

La Sacra Corona Unita (SCU) è un’organizzazione criminale italiana di connotazione mafiosa che ha il suo centro in Puglia che ha trovato degli accordi criminali con organizzazioni criminali dell’est europeo.

Ora capo del clan Strisciuglio, secondo gli inquirenti, c’erano i pluripregiudicati Vito Valentino e Lorenzo Caldarola, oltre ai referenti nei vari rioni e città della provincia (Alessandro Ruta, Saverio Faccilongo, Giacomo Campanale).

Tutti gli arrestati rispondono – a vario titolo – di associazione mafiosa, reati di droga, armi, estorsioni, lesioni e rissa. L’indagine – coordinata dai pm Lidia Giorgio e Marco D’Agostino in collaborazione con la Dna – ha ricostruito gerarchia e attività illecite del clan tra il 2015 e l’attualità per il controllo del territorio nei quartieri baresi Libertà, San Paolo, San Pio-Enziteto, Santo Spirito e San Girolamo e nei comuni di Palo del Colle e Conversano, documentando estorsioni a commercianti, riti di affiliazione, conflitti con altri gruppi criminali, minacce e pestaggi per punire sodali infedeli, cattivi pagatori o risolvere questioni sentimentali.

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