Quanto dura l’immunità al Covid? Lo studio del professor Crisanti

La ricerca è stata condotta sulla popolazione del cluster di Vo', in Veneto, dall'Università di Padova e dall'Imperial College di Londra

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:25

L’università di Padova e l’Imperial College di Londra hanno condotto uno studio sulla popolazione del cluster di Vo’, in Veneto, per vedere quanto tempo gli anticorpi prodotti dal Coronavirus restano in vita nelle persone che sono state positive, o sono negative ma risultano positive al test sierologico. Il professor Crisanti, microbiologo dell’Ateneo di Padova, capofila della ricerca, ospite della trasmissione “Piazzapulita” su La7, ha anticipato alcuni risultati dello studio, spiegando che gli anticorpi restano in vita dai 9 ai 10 mesi.

I dubbi sull’immunità di gregge

Parlando ad un incontro della Cgil di Venezia, il prof. Crisanti ha spiegato che in Italia “l’immunità di gregge è molto difficile da raggiungere“, questo perché circa 12 milioni di ragazzi da 0 a 18 anni non si vaccinano. “In Italia ci sono circa 62 milioni di persone e per arrivare all’immunità di gregge dobbiamo raggiungere 42 milioni di persone. Se incominciamo a levarne 12 arriviamo a 50 milioni – spiega -. Da questi dobbiamo levare altri 10 milioni che sicuramente non si vaccineranno, e siamo quindi a 22 milioni di persone che non si vaccinano. In più ci sono tutte le persone irraggiungibili, ovvero i senza dimora e tutti quelli che sono entrati in Italia senza permesso e non sono registrati all’anagrafe. Sicuramente ammontano ad altri 4 milioni“. Facendo una somma di tutte queste fasce, ha concluso, “l’immunità di gregge in Italia non si raggiunge“.

Gli scenari possibili

Il microbiologo dell’Università di Padova apre a tre opzioni per poter tornare a una vita normale: “O mascherine e distanziamento o addirittura segregazione nel distanziamento come sta succedendo in Israele. Oppure si danno degli incentivi per aumentare la vaccinazioni, includendo molto presto i ragazzi tra i 13 e i 18 anni”. La terza opzione è costruire “un sistema di tracciamento e sorveglianza a livello nazionale che sia in grado di fare i tamponi molecolari sull’esempio che ci ha dato l’Inghilterra, che ne fa un milione al giorno”.

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