Ramonda (apg23): “Giornata vita nascente. Ecco cosa chiediamo al governo” – Video

Intervista a Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, associazione che promuove il primo Festival della vita nascente

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Il dono della vita. Una perla preziosa da custodire e tutelare fin dal suo concepimento, per poi accompagnare il neonato in tutte le tappe della sua crescita. Proprio per celebrare questo tesoro, va in scena il primo Festiva Nazionale della Giornata per la Vita Nascente. L’evento si terrà online su www.giornatavitanascente.org, sul canale YouTube e sulle pagine Facebook delle associazioni aderenti. Sono tanti gli ospiti che vi prenderanno parte: Licia Colò, Pupi Avati, il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo, l’economista Leonardo Becchetti, Laura Miola. Parteciperanno inoltre con un contributo video: Nek, Lorena Bianchetti, Francesca Dallapè, Elisa Di Francisca, e tanti altri.

Dare la vita dà vita

“Dare la vita dà vita” è il motto del manifesto sotto cui si sono unite oltre 30 associazioni italiane diverse che hanno tutte lo stesso obiettivo: promuovere la vita. L’iniziativa ha mosso i suoi primi passi dalla città di Modena dove, fin dal 2006, si svolge l’annuale fiaccolata ecumenica per la vita nascente ideata da don Oreste Benzi, ora Servo di Dio. Fu proprio il fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, già nel 2000, a chiedere alle istituzioni di indicare una giornata che celebrasse l’accoglienza della vita, favorisse la promozione della natalità e una visione positiva della maternità. Nella conferenza stampa per la presentazione dell’evento, è stata fatta una proposta di legge per istituire in Italia la Giornata per la vita nascente che è stata firmata da Antonio Palmieri, Alfredo Bazoli, Paola Binetti, Matteo Colaninno, Tiziana Drago, Maurizio Gasparri, Maurizio Lupi, Lucio Malan, Alessandro Pagano, Gaetano Quagliariello, Isabella Rauti, Simone Pillon, Maria Carolina Varchi.

L’intervista

Interris.it ne ha parlato con Giovanni Paolo Ramonda, successore di don Oreste Benzi alla guida della Comunità Papa Giovanni XXIII, associazione promotrice dell’evento.

Dottor Ramonda, perché come Apg23, facendo rete con altre associazioni, avete promosso questo evento?

“Perché venga riconosciuto un sì pieno alla vita, a 360 gradi. Ognuno di noi esiste perché è stato concepito, è stato nove mesi nel grembo materno e poi ha potuto proseguire il suo percorso. Se questo diritto fondamentale alla vita viene negato, o nel peggiore dei casi soppresso, non ci sono altri diritti, come quello dello studio, della bellezza dell’affettività e della sessualità, l’apertura al mistero di Dio. E’ la vita nascente che dà la scintilla per poter gustare la bellezza della vita”.

Francesco
Papa Francesco con un neonato nel 2019 (immagine di repertorio)

Qual è l’obiettivo principale del Festival?

“Quello di mettere insieme tutte le associazioni, gli organismi – sia del mondo ecclesiale che laico – tante persone di buona volontà che sentono questo aspetto come fondamentale. Per poi arrivare a fare una proposta ai legislatori perché riconoscano l’importanza di una giornata che promuova e difenda la vita nascente”.

Quello che si chiede al Parlamento è di istituirla il 25 marzo.

“Se è possibile sì, sarebbe una bella data perché è il giorno in cui la Chiesa celebra l’annuncio che l’arcangelo Gabriele ha fatto a Maria, è il momento del concepimento, il giorno in cui scocca la scintilla che fa scoppiare la bellezza della vita e dell’esistenza”.

 Per il Festival avete fatto rete con oltre 30 associazioni…

“Sì, partecipa il Movimento per la Vita, ma anche associazioni più piccole, laiche, molte parrocchie. Abbiamo scelto di camminare insieme, tenersi per mano per andare incontro alla vita”.

Perché il nostro Paese ha bisogno di una giornata che celebri la vita nascente?

“Perché, purtroppo, la vita è calpestata in moltissime forme: sono centinaia di migliaia i bambini che non possono nascere, la vita che viene soppressa; pensiamo agli anziani che a volte non vengono curati e quindi muoiono a causa dell’abbandono; o alle vittime della tratta, o tutti le persone che vengono uccise per vendetta o ritorsione. La vita è massacrata. Noi vogliamo che ci sia un’inversione, un cambiamento di rotta per aiutare e sostenere la vita e la cultura della vita. Bisogna partire dalle scuole, educare i nostri giovani ad essere aperti alla vita”.

Uno dei grandi promotori per la giornata della vita nascente è stato proprio il fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, don Oreste Benzi.

“Lui oltre ad essere un infaticabile apostolo della carità, come lo ha definito Papa Benedetto XVI nel telegramma di condoglianze all’associazione, è stato anche un ‘infaticabile apostolo della vita’. Con la sua opera ha sempre cercato e voluto rendere giustizia a tutte le vittime della vita soppressa. Si è prodigato sino alla fine perché tutti avessero risposte dignitose ai bisogni fondamentali della loro esistenza”.

Don Oreste ha fortemente voluto che i membri dell’Apg23 si raccogliessero in preghiera davanti agli ospedali nei giorni in cui si praticano gli aborti. Qual è il significato di questo momento?

“E’ una preghiera che tutt’oggi continua davanti a diversi ospedali italiani dove, con tanti giovani, andiamo in modo non violento, silenzioso. La preghiera è una forma più alta di non violenza praticata da tanti, pensiamo a Madre Teresa di Calcutta, Martin Luther King. E’ un ‘gridare silenzioso’ di fronte a una grave ingiustizia che, in questo caso, è sostenuta con i denari pubblici, i denari che i contribuenti danno allo Stato e che, in parte, vengono utilizzati anche per sopprimere la vita”.

E’ quindi di grande importanza riportare la vita al centro della società, ripartire da qui.

“Sì, è fondamentale. La vita è il diritto primario sul quale poi mettono le radici tutti gli altri diritti della persona. E’ un riconoscimento che va assolutamente attuato anche a livello legislativo”.

Vuole fare un appello al Governo?

“Sì, soprattutto a tutti i politici di buona volontà. Anche in questo momento che stiamo vivendo la pandemia e ci stiamo avvicinando alla Pasqua. La scelta di una giornata per la vita nascente sia una scelta di passaggio dalla cultura della morte alla cultura della vita, dalla morte alla resurrezione, come ha voluto il buon Dio che ha mandato il suo figlio per salvarci”.

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