Morte di Luana D’Orazio, la procura di Prato apre un’inchiesta

Sarebbero in corso accertamenti tecnici per valutare il funzionamento dei dispositivi di sicurezza del macchinario. Fratoianni (Sinistra italiana): "Si muore più per lavoro che per omicidi"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:48

La procura di Prato ha aperto un fascicolo sulla morte di Luana D’Orazio, l’operaia tessile di 22 anni che sarebbe accidentalmente rimasta impigliata nel rullo dell‘orditoio – macchinario che consente di preparare la struttura verticale della tela che costituisce la trama del tessuto – poco prima delle 10 del mattino nell’azienda tessile dove lavorava, a Oste di Montemurlo, in provincia di Prato. Due persone sarebbero state iscritte nel registro degli indagati. Le iscrizioni, al momento ritenute un atto dovuto, sono legate agli accertamenti tecnici in corso per valutare il funzionamento dei dispositivi di sicurezza del macchinario tessile.

Le indagini

Il procuratore capo di Prato Giuseppe Nicolosi ha dichiarato, riguardo all’inchiesta sulla morte di Luana D’Orazio: “Siamo al lavoro per capire se e cosa non abbia funzionato nel macchinario, compresa la fotocellula di sicurezza. Abbiamo ricevuto i rilievi e nelle prossime ore nomineremo dei periti per gli accertamenti tecnici sui documenti raccolti dalla polizia giudiziaria”. Sotto sequestro due orditoi, quello dell’incidente e un secondo, uguale e poco distante, che dovrebbe essere utilizzato per compiere confronti tecnici.

Fratoianni (Sinistra italiana): “Schiaffo in faccia”

Il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni ha commentato: “Il 1° maggio è finito, senza che si sia nemmeno parlato di lavoro, al di là delle buone intenzioni. Ma la realtà è uno schiaffo in faccia. Morire di lavoro a 22 anni, risucchiata da un orditoio”. Poi ha aggiunto: “Nel Paese del mezzo milione di incidenti sul lavoro e dei tre morti al giorno sul lavoro, a parte qualche articolo di giornale e qualche messaggio di cordoglio, poi passato qualche giorno non accade più nulla. Eppure si muore più per lavoro che per omicidi”.

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