Maria, obbligata a prostituirsi e uccisa sulla Colombo: oggi una veglia per ricordarla

Al momento di preghiera parteciperanno il Vescovo ausiliare della Diocesi di Roma, mons. Gianpiero Palmieri, e i volontari della Comunità Papa Giovanni XXIII

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:04

Maria. Si chiamava così la giovane donna di origini rumene deceduta all’alba del 13 maggio a causa delle brutali percosse subite. A raccontare la sua storia, in un articolo del 27 maggio, è Daniela Amenta su globalist.it: la mattina del 12 maggio scorso, un ragazzo in compagnia del suo cane ha notato un fagotto in terra, vicino a una tenda da campeggio, tra lattine di birre e qualche avanzo di cibo. Sembrava dormire ma il cane ha abbaiato più e più volte e lei non ha aperto gli occhi. Il ragazzo a quel punto ha chiamato l’ambulanza, l’hanno portata via, all’Ospedale San Giovanni. Le condizioni di Maria sono apparse subito gravissime. All’alba del 13 maggio questa giovane donna senza identità è morta. Ci sono delle indagini in corso, ci sarà da capire ad esempio se dietro l’omicidio di Maria c’è un vero e proprio racket o se l’unico colpevole è il miserabile che l’ha ammazzata.

Una veglia per ricordare Maria

Sabato 6 giugno, presso il giardinetto “don Mario Picchi”, noto come Parco della solidarietà, in zona Cristoforo Colombo – Montagnola, con ingresso in via dell’Accademia degli Agiati, si terrà una veglia organizzata dalla Diocesi d Roma e dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Benzi che da 30 anni si batte per la liberazione delle donne costrette a prostituirsi. Saranno presenti il Vescovo ausiliare della Diocesi di Roma, mons. Gianpiero Palmieri, insieme ai volontari dell’unità di strada delle associazioni che fan parte del Coordinamento Ecclesiale Antitratta della Diocesi di Roma.

Le parole di Paolo Ramonda

“Con la preghiera vogliamo restituire dignità a questa nostra sorella uccisa. Chiediamo che si fermi ogni forma di sfruttamento sessuale della donna affinché non accadano più questi femminicidi. Chiediamo, insieme alle sempre più numerose organizzazioni della Rete abolizionista italiana, l’adozione anche in Italia del cosiddetto “modello nordico” che prevede la sanzione per i clienti della prostituzione, considerati corresponsabili di questa forma di schiavitù”, ha dichiarato Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità di don Benzi, il sacerdote che primo in Italia ha lottato contro il sistema prostitutivo.

Questo è il mio corpo

La Comunità Papa Giovanni XXIII promuove e sostiene “Questo è il mio corpo“, una campagna per la liberazione delle donne vittime di tratta e di sfruttamento. “Chiediamo al parlamento italiano di approvare una legge che preveda l’introduzione di sanzioni per chi si avvale delle prestazioni sessuali di soggetti che esercitano la prostituzione, affinché venga fermata questa inaccettabile forma di sfruttamento nei confronti delle persone più vulnerabili”, si legge nel testo della petizione indirizzata al presidente della Camera Roberto Fico, alla presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e al presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte.

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