Kabul: caos in aeroporto, 5 morti. Oggi il rientro degli italiani

Migliaia di afgani hanno tentato la fuga da Kabul dopo l'arrivo dei talebani. Ghani subissato da critiche per la sua "fuga"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:48

Almeno 5 persone sono state uccise da colpi di armi da fuoco all’aeroporto di Kabul, mentre migliaia di afgani tentavano la fuga da Kabul dopo l’arrivo dei talebani. Lo riferisce il Wall Street Journal.

Inizialmente si era trattato di colpi sparati in aria dai marines come avvertimento per evitare il caos. Gli Usa gestiscono la parte militare dello scalo, dove sono in corso le evacuazioni di militari e personale diplomatico, ma sono presenti anche nella zona civile dello scalo, dove migliaia di persone in fuga sono sconfinate sulle piste.

Mosca: “A Kabul la situazione è assolutamente calma”

La situazione a Kabul è calma dopo che le forze dei talebani sono entrate in città. Lo ha detto l’inviato presidenziale russo per l’Afghanistan Zamir Kabulov. “Sorprendentemente la situazione è perfettamente calma. Le forze principali dei talebani sono entrate tranquillamente a Kabul. Prima la più alta leadership dei talebani ha avvertito tutte le sue unità di non molestare la gente, di non entrare nelle case, di non toccare nessuno e di rispettare l’ordine. Un giorno prima dell’arrivo la leadership talebana ha comunicato al ministero della Difesa afgano che avrebbe dovuto garantire la sicurezza in città“, ha detto. Così la Tass riportata da Ansa.

Un nuovo video dei talebani promette “serenità”

I talebani confermano le parole dell’inviato presidenziale russo assicurando che la situazione a Kabul, dopo la loro presa del potere, è “pacifica” e non si ha notizia di scontri“. Hanno lanciato un nuovo video in cui il vicecapo promette “serenità” alla nazione e di occuparsi dei bisogni della gente.

“Questa è l’ora della prova. Noi forniremo i servizi alla nostra nazione, daremo serenità alla nazione intera e faremo del nostro meglio per migliorare la vita delle persone”, dice nel video, citato dalla Bbc, il mullah Baradar Akhund seduto nel palazzo presidenziale circondato da miliziani armati. “Il modo in cui siamo arrivati era inatteso e abbiamo raggiunto questa posizione che non ci aspettavamo”, dice ancora Akhund.

Arriva nel primo pomeriggio volo rimpatrio italiani Kabul

Arriverà nel primo pomeriggio a Roma il primo volo dell’aeronautica militare con a bordo i nostri connazionali, ma anche una ventina di cittadini afghani, partito ieri sera da Kabul. Lo ha riferito la giornalista di Sky Tg24 Francesca Mannocchi che si trova a bordo dell’aereo che in questo momento ha fatto un secondo scalo tecnico ad Islamabad, in Pakistan.  “Una delle ragioni per cui il nostro volo ha subìto ritardo è che centinaia di persone ieri bloccate all’aeroporto cercavano di assaltare le piste”, ha spiegato Mannocchi.

Sul volo diretto a Roma, ha aggiunto Mannocchi, “ci sono cittadini italiani che vivevano e lavoravano, ma anche 20 cittadini afghani collaboratori dell’ambasciata, che con grande sforzo ieri la sede diplomatica è riuscita a evacuare: ci sono anche le loro famiglie, stiamo volando con donne e bambini”.

Ghani subissato da critiche per la sua “fuga”

Poche ore dopo aver annunciato la sua fuga, giustificata su Facebook dall’intenzione di “evitare un bagno di sangue”, il presidente afghano, Ashraf Ghani, è stato subissato dalle critiche sui social, in cui viene accusato di vigliaccheria, di un gesto egoista e sconsiderato e “antipatriottico”, mentre l’Afghanistan cadeva nelle mani dei talebani.

Fra i maggiori critici, il suo ministro della Difesa, Bismillah Khan Mohammadi, che su Twitter – scrive Bbc – sbotta: “Ci hanno legato le mani dietro alla schiena e venduto la nostra patria. Maledetto sia il riccone e la sua gang”, riferendosi a Ghani. Ma la fuga del presidente, che sarebbe riparato in Uzbekistan, forse via Tagikistan – anche se il Tagikistan oggi ha smentito – viene considerata dai critici solo come la “ciliegina sulla torta”, dopo aver lasciato – si afferma – che la corruzione dilagasse, che l’esercito lo abbandonasse e dopo aver fallito nel contenere e nel trattare coi talebani.

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