Il grande dono dei genitori anche quando sono anziani

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:06
Mia madre se ne è andata qualche anno fa. Mentre stava morendo gli ero accanto e con me c’era anche Don Aldo che ha vegliato sino alla fine. Abbiamo recitato un’Ave Maria, una Salve Regina ed un Padre Nostro. Quando lo abbiamo terminato e lei con un filo di voce ha pronunciato Amen ha reclinato il capo ed è morta. È stato in quel preciso momento che mi sono sentito vecchio. Non avevo più i miei genitori. Mio padre se ne era andato tanti anni prima a 73 anni ed io ho affrontato la sua morte come morte naturale. Come se fosse stato vecchio. Mi restava mamma che aveva poco più di 60 anni e che si sarebbe dedicata a me e alla mia famiglia, crescendo i miei figli, e dividendosi tra Porto Sant‘Elpidio ed Ancona.
I distacchi sono sempre dolorosi anche se si ha fede. Anche se dentro di noi ci ripetiamo: “Non sarà per sempre. Ci rivedremo un giorno”. Comunque il buio fa paura. E a me ha fatto sempre paura e la notte dormirei guardando il cielo e la luna. Dormirei…perché mia moglie invece deve nascondere ogni piccola lucina sicché sono costretto a stancarmi nel guardare la tv finché crollo e mi addormento. In questi giorni ho riflettuto e pensato tanto.
Quello che è terribile di questo virus è che sta portando via una generazione di anziani. Sta uccidendo i nonni che sono il perno di questa società. E lo fa senza alcuna pietà non consentendo ad un figlio di guardare gli occhi del padre o della madre e dirgli, come è accaduto a me: “Non avere paura”. Non consente di abbandonarsi in quello sguardo amato per un’ultima volta. E oltre alla morte questo virus toglie anche ai nostri morti la dignità di un funerale, di essere “pianti” e di un ultimo saluto. E così dopo aver chiuso per sempre gli occhi vengono avvolti in un lenzuolo che sembra rappresentare il lenzuolo che ha coperto il Cristo.
Non poteva essere una buona Pasqua quella che abbiamo passato con tanti fratelli nella sofferenza. Di buono c’è stato e c’è  forse solo il silenzio che ci costringe alla riflessione e che ci allontana finalmente dal vitello d’oro per tornare a Lui, perché solo in Lui è la via, la verità, la vita. E allora come ho detto ai miei tanti amici, questa Santa Pasqua, vissuta in solitudine ma riconciliati con Dio, sia una Pasqua di speranza che ci consenta di riaprire le porte e le finestre  delle nostre case perché entrino serenità, amore, rispetto. Abbiamo pulito e disinfettato le nostre case per non far entrare il virus. Quando potremo tornare alla normalità facciamo in modo che non rientri all’interno di esse egoismo, cattiveria, malvagità, tradimenti, perché solo con l’amore di Dio e dei fratelli si sconfigge il male terreno e, ancora più temibile, quello spirituale.

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