Elezioni in Venezuela: vince ancora Maduro. Si attende il parere del CNE

L'Unione europea ha dispiegato una missione di osservatori elettorali, la prima da 15 anni in Venezuela. La missione riferirà il 23 novembre

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:01
Maduro alle elezioni presidenziali del 2017 (foto di repertorio)

I candidati del governo di Nicolas Maduro, la cui rielezione alla presidenza del Venezuela nel 2018 non è riconosciuta da parte della comunità internazionale, hanno ottenuto una vittoria schiacciante alle elezioni regionali di ieri, secondo l’annuncio ufficiale del Consiglio elettorale nazionale (Cne).

Circa 21 milioni di venezuelani sono stati chiamati ieri a votare per il rinnovo dei governatori, dei sindaci e dei consigli regionali e comunali. Per la prima volta dal 2014, nelle elezioni erano presenti candidati di molti partiti dell’opposizione, compresi quelli del Tavolo dell’unione democratica (Mud) di Juan Guaidó ed Henrique Capriles.

Opposizione divisa

Alle elezioni i candidati di Maduro hanno conquistato 20 dei 23 posti da governatore e la municipalità di Caracas, di fronte a un’opposizione che ha partecipato al voto per la prima volta dopo il boicottaggio delle elezioni presidenziali e legislative del 2017, e che si è presentata divisa e frammentata.

Bel trionfo, bella vittoria, bel raccolto frutto del lavoro”, ha subito esultato il presidente Maduro, parlando di “risultati travolgenti”.

Osservatori internazionali

L’affluenza è stata del 41,8% con 8,1 milioni di votanti, secondo i risultati ufficiali provvisori a fronte del 90,21% dei voti scrutinati. L’opposizione ha vinto in tre stati: l’isola di Nueva Esparta, Cojedes e soprattutto la Zulia, lo stato petrolifero più popoloso del Paese la cui capitale è Maracaibo, la seconda città del Venezuela.

Prima dell’annuncio dei risultati, l’oppositore Henrique Capriles, due volte secondo alle presidenziali, aveva espresso riserve ritenendo che la chiusura tardiva dei seggi elettorali fosse fonte di possibili frodi.

L’Unione europea – scrive Ansa – ha dispiegato una missione di osservatori elettorali, la prima da 15 anni in questo Paese petrolifero da 30 milioni di abitanti colpito da una grave crisi economica. La missione riferirà domani, 23 novembre.

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