Coronavirus e Chiesa: ecco la spiegazione di alcuni aspetti giuridici

La spiegazione di alcuni aspetti giuridici che riguardano la Chiesa in questo momento di emergenza nazionale a causa dell'epidemia di coronavirus

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:19

Chiariamo alcuni aspetti giuridici dei provvedimenti adottati che riguardano le nostre comunità ecclesiali. Si deve tenere sempre presente che nelle sue attività la Chiesa, avendo queste una indubbia rilevanza sociale, è tenuta a rispettare non solo le norme canoniche ma anche quelle dello Stato in cui vengono svolte.

Papa Francesco

La Disposizione del Consiglio dei Ministri di domenica 8 marzo (Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. (20A01522), in G.U. Serie Generale , n. 59 del 08 marzo 2020), vieta tutte le cerimonie religiose, non solo per le zone classificate per la diffusione del virus come rosse e arancione, ma per tutta Italia, come si legge all’art. 2, lettera v):  “L’apertura dei luoghi di culto è condizionata all’adozione di misure  organizzative  tali  da  evitare  assembramenti  di  persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di  rispettare  la distanza tra loro di almeno un metro di cui all’allegato  1,  lettera d). Sono sospese le cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelle funebri”.

Si tratta di norme di ordine pubblico. Se non rispettate comportano quanto previsto dall’art. 650 c.p.: “Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia, sicurezza pubblica, ordine pubblico o d’igiene, con la pena dell’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 206 euro, salvo che il fatto costituisca più grave reato”.

Per i Parroci è importante sottolineare anche che il soggetto attivo del reato ex art. 650 c.p. è non solo la persona fisica nei confronti della quale l’ordine è stato emesso, ma anche il legale rappresentante della persona giuridica, la Parrocchia: pertanto far celebrare una Messa con afflusso di persone da un sacerdote di passaggio integra la fattispecie anche a carico del Parroco.

Come noto, già l’art. 3 comma 4 del Decreto Legge 23 febbraio 2020 n. 6 richiamava espressamente la fattispecie di cui all’art. 650 c.p. (cfr. Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. (20G00020), (GU Serie Generale n.45 del 23-02-2020).

Va aggiunto che, in caso di violazione delle disposizioni del Consiglio dei Ministri, non è escluso che si possa anche venire incriminati ai sensi dell’art. 452 c.p., per delitto colposo contro la salute pubblica. La pena prevista è da 3 a 12 anni di reclusione.

Dopo le disposizioni a carattere locale della Diocesi dove il virus si è più diffuso, la Conferenza Episcopale Italiana ha indicato con il comunicato stampa n. 11 dell’8 marzo 2020, che si rende indispensabile “l’accoglienza del Decreto [del Consiglio dei Ministri di domenica 8 marzo]”, aggiungendo che essa “è mediata unicamente dalla volontà di fare, anche in questo frangente, la propria parte per contribuire alla tutela della salute pubblica”.

Collegato a queste disposizioni vi è la dispensa dall’osservanza del precetto festivo per tutti i fedeli, concessa inizialmente da parte dei singoli Vescovi, adesso a livello nazionale dalla Conferenza Episcopale, ex canone 87: “§1. Il Vescovo diocesano può dispensare validamente i fedeli, ogniqualvolta egli giudichi che ciò giovi al loro bene spirituale, dalle leggi disciplinari sia universali sia particolari date dalla suprema autorità della Chiesa per il suo territorio o per i suoi sudditi, tuttavia non dalle leggi processuali o penali, né da quelle la cui dispensa è riservata in modo speciale alla Sede Apostolica o ad un’altra autorità”.

I Pastori nelle proprie Diocesi possono determinare ancora, mediante disposizioni normative particolari di carattere legislativo (can. 29 CIC) oppure amministrativo generale (cann. 31-34) o singolare (cann. 48-58) la direttiva contenuta nel comunicato stampa n. 11 dell’8 marzo 2020.

Ovviamente, la prima motivazione per tutti i sacerdoti è tutelare la salute, non solo spirituale ma anche fisica, del nostro popolo, dando esempio con un comportamento responsabile e di fede, come Nostro Signore Gesù ci ha insegnato.

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