Blitz anticaporalato, arrestati due dirigenti di Grafica Veneta

In manette nove pakistani. L'azienda è leader nella stampa di libri e pubblicazioni, tra cui Harry Potter. Presidente: "All'oscuro di tutto"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:00
La sede di Grafica Veneta SpA

Ci sono anche l’amministratore delegato e il direttore dell’area tecnica di Grafica Veneta Spa, azienda leader nella stampa di libri e pubblicazioni compresi i libri di Harry Potter, tra gli 11 arrestati dai carabinieri di Cittadella (Padova) nell’operazione che ha sgominato un’organizzazione di pakistani che sfruttava lavoratori connazionali.

Il blitz anti-caporalato a Grafica Veneta SpA

Regolarmente assunti, tramite una società di lavoro interinale, ma sottoposti a turni di lavoro asfissianti, senza che l’azienda li fornisse di strumenti di protezione, poi vessati dai fornitori di manodopera, cui dovevano versare gran parte dello stipendio e, quando hanno osato reagire, rapiti, picchiati e legati.

Teatro dell’ennesimo caso di caporalato è il territorio tra il Veneto e il Trentino. Coinvolta questa volta non un’azienda agricola, ma un’azienda di prestigio nel campo editoriale, la Grafica Veneta Spa di Trebaseleghe (Padova), famosa per la stampa di best seller, come la saga di Harry Potter o la biografia di Barack Obama.

L’indagine, condotta dai carabinieri di Cittadella (Padova) e il Nucleo Carabinieri Tutela Lavoro di Venezia, assieme al Nucleo operativo di Mestre (Venezia), si è concretizzata in un blitz nelle prime ore di lunedì, con l’esecuzione di nove ordinanze di custodia cautelare in carcere ad altrettanti cittadini pakistani, accusati di lesioni, rapina, sequestro di persona, estorsione e sfruttamento del lavoro, e agli arresti domiciliari per sfruttamento del lavoro nei confronti di due dirigenti dell’azienda padovana. Si tratta dell’amministratore delegato e del direttore dell’area tecnica, Giorgio Bertan, 43 anni, e Giampaolo Pinton (60).

I due, secondo la Procura di Padova, erano a conoscenza della situazione di illegalità e dei metodi violenti usati dall’organizzazione per soggiogare e intimidire i lavoratori, e avrebbero cercato di eludere i controlli di sicurezza. L’indagine era partita il 25 maggio 2020, dopo il ritrovamento lungo una strada di un operaio pakistano con le mani legate alla schiena e altri suoi connazionali finiti all’ospedale di Padova. Tutti lavoravano alla Grafica Veneta ed erano dipendenti della “B.M. Services” di Lavis (Trento), specializzata nel confezionamento e finissaggio di prodotti per l’editoria, di proprietà di due loro connazionali con cittadinanza italiana, padre e figlio.

L’Arma ha accertato che gli operai erano assunti con regolari contratti di lavoro, ma lavoravano anche fino a 12 ore al giorno, senza pause, ferie, né altra tutela. Erano costretti inoltre a versare lo stipendio, a pagarsi l’affitto in case dell’organizzazione, ammassati fino a 20 per appartamento. Alcuni si erano rivolti a un sindacato, ma sono stati scoperti e per questo sottoposti all’azione punitiva.

Franceschi: “Solidarietà alle vittime”

In una nota il presidente di Grafica Veneta, Fabio Franceschi, ha espresso “la solidarietà ai collaboratori citati in questa vicenda e ne sottolineo – aggiunge – la piena stima e il completo supporto”. Precisando che la società trentina aveva numerosi appalti di questo tipo in altre aziende del Nord, Franceschi sottolinea che la sua azienda “era del tutto all’oscuro di quanto sembrerebbe emergere dall’inchiesta, e del resto l’oggetto della contestazione ai suoi funzionari riguarda solo ed esclusivamente un asserito ostacolo all’indagine, ostacolo che non è mai stato posto dalla società, che intende invece collaborare con le forze dell’ordine e la magistratura per il ripristino della legalità in primis e quindi della verità”.

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