Venezuela, anche il Papa “scarica” Maduro Sul volo di ritorno dalla Colombia: "Non so cosa abbia in mente". Migranti: "Bene l'Italia ma bisogna vedere quanti posti hai"

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Papa Francesco è tornato in Italia dalla Colombia. Il volo è atterrato alle 12.50 a Ciampino e da lì il S. Padre si è recato come sempre alla basilica di S. Maria Maggiore dove ha affidato alla Madonna Salus Populi Romani i frutti spirituali della visita apostolica. Alle 13.50 il Pontefice è rientrato in Vaticano. A bordo dell’aereo si è svolta la consueta conferenza stampa, durata una quarantina di minuti prima che gli scossoni del velivolo consigliassero di interrompere il dialogo tra il Papa e i giornalisti. Ad aprire il fuoco di fila delle domande sono stati i colleghi colombiani, molti i temi toccati durante la conferenza. Qualcuno si è anche sincerato delle sue condizioni dopo l’incidente sulla papamobile e il Papa, con un occhio ancora visibilmente tumefatto, ha spiegato: “Mi sono chinato per salutare i bambini e non ho visto il vetro, e… Pum!”.

Il viaggio

Papa Francesco si è detto molto soddisfatto della visita in Colombia, per le prospettive di pace che si sono dischiuse. “L’ultima – ha detto – è il cessate il fuoco del ELN, lo ringrazio tanto. C’è qualcosa di più che ho percepito, la voglia di andare avanti va oltre i negoziati che si stanno facendo, è una forza spontanea che lì c’è la voglia del popolo, il popolo vuole respirare, dobbiamo aiutarlo, con la vicinanza e la preghiera”. Ma, ha avvertito Francesco, “un processo di pace andrà avanti soltanto se lo prende in mano il popolo. Se non lo prende il popolo, si arriverà a un compresso… Infatti o il protagonista è il popolo oppure si arriverà solo fino a un certo punto”. “Sono rimasto commosso – ha confidato ai giornalisti – della gioia, della tenerezza della gioventù, della nobiltà del popolo colombiano. Un popolo nobile che non ha paura a esprimersi come sente, a sentire e far vedere quello che sente. Così l’ho percepito io. Ringrazio la testimonianza di gioia, speranza, pazienza di questo popolo”.

Riconciliazione

Riferendosi poi al motto del viaggio “facciamo il primo passo” Francesco ha aggiunto: “Vorrei che il motto fosse: facciamo il secondo passo”. “Integrare altre persone – ha sottolineato in merito agli accordi con le Farc – non sarebbe la prima volta, in tanti conflitti sono state integrate altre persone, è un modo sapienziale di andare avanti, la saggezza di chiedere aiuto, ma credo che oggi ho voluto accennarlo nell’omelia, che era un messaggio. Questi ricorsi tecnici, politici, aiutano e chiedono talvolta l’intervento dell’Onu per uscire dalla crisi”. “Pensavo – ha poi aggiunto – che fossero di più, sono circa 54 anni di guerriglia, e lì si accumula molto odio, molte anime malate. La malattia non è colpevole, viene… queste guerriglie e i paramilitari hanno fatto peccati brutti e hanno fatto questa malattia di odio, ma ci sono passi che danno speranza”.

Il cancro della corruzione

C’è poi il capitolo della corruzione politica. “Il corrotto – si è chiesto – ha il perdono? Me lo domando, e quando ci fu un atto nella provincia di Catramarga in Argentina, di maltrattamento e abuso, di violenza su una bambina, e c’erano poteri politici coinvolti nella vicenda. Ho scritto un piccolo libro che si chiama ‘Peccato e corruzione’, tutti siamo peccatori, e sappiamo che il Signore è vicino a noi e non si stanca di perdonare. Ma il peccatore chiede perdono, il problema è che il corrotto si stanca di chiedere perdono e si dimentica di come si chiede perdono: è uno stato di insensibilità di fronte ai valori, allo sfruttamento della persona… è molto difficile aiutare un corrotto, ma Dio può farlo”.

La crisi venezuelana

Nell’attuale situazione del Venezuela, “quello più doloroso è il problema umanitario: tanta gente che scappa o soffre, dobbiamo aiutare a risolvere in ogni maniera. Credo che le Nazioni Unite devono farsi sentire lì per aiutare”. Quanto all’atteggiamento duro del presidente Maduro riguardo alle proteste dei vescovi, mentre si proclama vicino alle posizioni del Papa, Francesco ha risposto: “Credo che la Santa Sede ha parlato forte e chiaramente, quello che dice Maduro che lo spieghi lui, non so che cosa ha nella sua mente, ma la Santa Sede ha fatto tanto, ha inviato un nunzio di primo livello a quel gruppo di lavoro dei 4 ex presidenti, ha parlato con persone e pubblicamente, io stesso tante volte nell’Angelus ho parlato cercando sempre una uscita, aiutando, offrendo aiuto per uscire, ma sembra che la cosa è molto difficile”.

Clima: le responsabilità morali dei politici

“Chi nega questo deve andare dagli scienziati e domandare: loro parlano chiarissimo, sono precisi. Mi viene una frase dell’Antico Testamento: l’uomo è uno stupido, un testardo che non vede”. Il Papa non l’ha certo mandata a dire parlando dei cambiamenti climatici e dei rinvii internazionali riguardo ai provvedimenti che sono necessari. “L’unico animale del creato che mette la gamba sullo stesso buco è l’uomo, il cavallo e gli altri non lo fanno”, ha aggiunto il Pontefice stigmatizzando “la superbia, la sufficienza…” nelle posizioni assunte da alcuni leader e opinionisti su questo tema. “E poi – ha aggiunto – c’è il dio tasca, tante decisioni non solo sul Creato dipendono dai soldi”.  Francesco ha fatto alcuni esempi: “l’altro giorno è uscita la notizia di quella nave russa che è andata dalla Norvegia al Giappone e ha visto che il Polo Nord è senza ghiaccio: questo fatto è molto chiaro. Poi è uscita quella notizia da un’università sul fatto che ‘abbiamo soltanto tre anni per tornare indietro, al contrario conseguenze terribili’. Ebbene – ha continuato il Papa – io non so se è vero questo fatto dei tre anni o no, ma se non torniamo indietro, andiamo giù, il cambiamento climatico si vede nei suoi effetti, e tutti noi abbiamo una responsabilità morale, accettare, prendere decisioni, e dobbiamo prenderlo sul serio, credo sia una cosa molto seria. Ognuno ha la sua responsabilità morale, i politici hanno la loro. Che uno chieda agli scienziati, sono chiarissimi, che poi decida e la storia giudicherà sulle sue decisioni”. Il Papa, infine, ha ricordato che il prezzo più alto dei cambiamenti climatici lo pagano i poveri: “A Cartagena ho cominciato con una parte povera della città, dall’altra parte c’è la parte turistica … lusso, e lusso senza misure morali. Ma quelli che vanno di là non si accorgono di questo? Gli analisti sociopolitici non si accorgono? Quando non si vuol vedere non si vede, si guarda da una parte soltanto”.

Migranti: elogi a Italia e Grecia

A una domanda sui provvedimenti del governo italiano sui migranti Papa Francesco ha risposto: “C’è un problema umanitario, l’umanità prende coscienza di questi lager, le condizioni in cui vivono nel deserto, io credo che il Governo italiano sta facendo tutto il possibile per risolvere anche problemi che non può assumere. Sento – ha confidato – il dovere di gratitudine per l’Italia e la Grecia, perché hanno aperto il cuore ai migranti. Ma non basta aprire il cuore, un governo deve gestire questo problema con la virtù propria della prudenza. Primo: quanti posti hai, secondo: non solo riceverli, ma integrarli“.
“L’incontro con Gentiloni è stato un incontro personale prima di questo problema e non su questo argomento” ha anche precisato in merito al colloquio avuto con il premier in agosto. “Ho visto esempi in Italia di integrazioni bellissime” ha quindi aggiunto Francesco che ha raccontato quanto avvenuto all’Università di Roma Tre: “L’ultima degli studenti che mi hanno fatto domande, era una che era venuta da Lesbo con me nell’aereo, ha imparato la lingua, ha fatto l’equiparazione, questo si chiama integrare”. Il Papa ha ricordato anche quanto disse di ritorno da Lund: “Tornando dalla Svezia ho parlato del modello di integrazione, ma adesso anche la Svezia ha detto il numero è questo, di più non posso“. E ha insistito sul dovere della solidarietà internazionale: “Cuore sempre aperto, prudenza, integrazione e vicinanza umanitaria. Poi – ha aggiunto – c’è nella coscienza collettiva nostra un principio: l’Africa va sfruttata. Ogni volta che i Paesi vanno in Africa lo fanno per sfruttare. Bisogna capovolgere questo: l’Africa è amica e va aiutata“.

Dalla Corea a Trump

“Della Corea del Nord davvero non capisco, quel mondo della geopolitica, ma credo che c’è una lotta di interessi che mi sfugge, non posso spiegarlo” ha detto Papa Francesco in riferimento agli esperimenti nucleari del regime di Kim Jong-un. Non meno diplomatica la risposta su Trump e l’abolizione dei permessi per i “dreamers“: “Ho sentito di questa legge, non ho potuto leggere gli articoli, come si è presa la decisione. Non la conosco bene, però staccare i giovani dalla famiglia non è una cosa che dà un buon frutto né per i giovani né per la famiglia. Ho speranza che ci si ripensi un po’, perché ho sentito parlare il presidente degli Usa che si presenta come un uomo pro life, e se è un bravo pro life capisce l’importanza della famiglia e della vita e che va difesa l’unità della famiglia, quando i giovani si sentono sfruttati, alla fine, si sentono senza speranza. E chi la ruba? La droga, le altre dipendenze, il suicidio, che avviene quando vengono staccati dalle radici”.

Foto EPA

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