Rallenta l’offensiva su Mosul, Mosca: “Rischio disastro umanitario” Prime difficoltà per le forze curdo irachene. Obama: "Battaglia difficile". L'Unicef: "Mezzo milione di bambini in pericolo"

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Meno ottimismo, più cautela. Il rallentamento delle operazioni militari su Mosul invita a non gridare alla vittoria prima che la battaglia sia vinta. Barack Obama, pur ribadendo l’importanza dell’offensiva, l’ha definita “difficile“. In effetto dopo lo sprint iniziale le forze dispiegate sul terreno hanno incontrato le prime difficoltà dopo essersi avvicinate nelle zone abitate da civili e quindi più difficilmente penetrabili.

Da Mosca è intanto arrivato un allarme sul rischio di un “disastro umanitario“, che potrebbe creare “900mila sfollati“. E rimane altissima l’allerta delle organizzazioni internazionali per la sorte di più di un milione di civili rimasti a Mosul, in particolare si teme per i rischi che corrono i bambini. Secondo l’Unicef, l’offensiva esporrà a gravi rischi oltre mezzo milione di bambini e le loro famiglie. “I bambini di Mosul hanno già sofferto enormemente negli ultimi due anni. Molti potrebbero essere costretti a fuggire, rimanere intrappolati tra le linee di combattimento, o catturati nel fuoco incrociato”, sottolinea Peter Hawkins, Rappresentante Unicef in Iraq.

Dal canto suo Amnesty International ha lanciato un appello al governo iracheno perché impedisca il ripetersi degli “spaventosi abusi” già commessi contro civili sunniti da parte di milizie sciite alleate del governo di Baghdad. Questo mentre da Mosul giungono notizie, non verificabili in maniera indipendente, del crescente malcontento di alcuni settori della popolazione locale che tenta di ribellarsi all’Isis ed esprime solidarietà con l’offensiva in corso. Secondo alcune fonti, scritte di sostegno alle forze governative sono apparse sui muri di alcune strade di Mosul. E un attacco dimostrativo contro una sede locale del Daesh è stato portato da non meglio precisati uomini armati, che hanno ucciso due jihadisti e hanno issato la bandiera nazionale irachena sull’edificio dato alle fiamme.

A est di Mosul si registra la lenta avanzata delle forze governative e curde nel distretto di Hamdaniya. I Peshmerga sarebbero entrati a Qaraqosh, cittadina nota per esser stata nel 2014 teatro di un esodo di centomila persone, per lo più cristiani caldei, in fuga dall’arrivo dei jihadisti. Gli i media curdo iracheni sottolineano che a sud di Mosul l’esercito di Baghdad procede con lentezza a causa delle mine e delle trappole esplosive seminate dall’Isis nei villaggi abbandonati alla periferia della città, presa senza colpo ferire dallo Stato islamico nel giugno del 2014.

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