Marocco al voto: tra i candidati anche predicatori condannati per terrorismo Chiusa una campagna elettorale al vetriolo. Alle urne si recheranno 15,7 milioni di cittadini

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Sono ventisette i partiti politici che si sfideranno oggi nelle elezioni parlamentari del Marocco. Durante la campagna elettorale non sono mancati i colpi bassi: scandali sessuali, come quello che ha rivelato la storia extraconiugale tra due noti predicatori islamisti, tentativi di corruzione, per esempio con montoni in regalo agli elettori per la Festa del Sacrificio, spot elettorali che hanno sovrapposto le facce dei candidati marocchini a quelle di Hollande e Obama, gara alla chiamata di piazza contro questo o quel leader politico, ministri in carica che hanno dato sfoggio di programmi realizzati fino all’ultimo minuto.

Gli elettori da convincere sono 15,7 milioni sui 34 che abitano il Paese. Dei 395 seggi del Parlamento, 60 sono riservati alle quote rosa e 30 ai giovani (con meno di 40 anni). Il governo ha sovvenzionato con 250 milioni di dirham (22,9 milioni di euro) i partiti in competizione. La gara però si gioca tra Pjd e Pam, il Partito della Giustizia e dello Sviluppo del premier uscente Abdelilah Benkirane, islamista e conservatore, e il Partito dell’Autenticità e della Modernità di Iliyas El Omari, social-liberale e di centro sinistra. Il problema è l’astensionismo: nel 2011 la partecipazione al voto si è fermata al 45,40%.

Gli islamisti hanno fatto breccia nelle liste elettorali e ora sono a tutti gli effetti candidati alle elezioni del 7 ottobre. Nell’elenco dei quasi 7 mila aspiranti a un seggio nel Parlamento di Rabat non sono che pochi elementi, ma i salafiti che pretendono di avere voce nell’agone politico marocchino hanno tutti vite di peso. E storie quantomeno discutibili alle spalle. Esponenti della corrente che pretende un ritorno alle origini dell’Islam, sono integralisti dalle idee molto chiare.

Come Abdelwaheb Rafiqi, alias Abou Hafs, il predicatore che ha benedetto gli attentati dell’11 settembre e che ha riportato una condanna a 30 anni di prigione per gli attentati di Casablanca del 2003. In quell’occasione morirono in 45. Il provvedimento di grazia concesso da re Mohammed VI nel 2012 ha riaperto davanti a lui le porte del carcere: è tornato in libertà, “pentito” e soprattutto “rispettoso delle istituzioni” di cui ora vorrebbe essere servitore, tanto che è candidato a Fes tra le fila dell’Istiqlal, partito storico marocchino, fondato nel 1943, ai tempi della lotta per l’indipendenza.

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